venerdì, Aprile 12, 2024
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Doppio Amore recensione del film di François Ozon

Doppio Amore è stato presentato in anteprima e in concorso all’ultima edizione del Festival di Cannes. Scritto e diretto da François Ozon, l’enfant terrible del cinema francese, il film ha come protagonisti Marine Vacth e Jérémie Renier, ed arriverà nelle nostre sale dal 19 aprile grazie ad Academy Two.

Chloé (Vacth) ha un dolore che non passa. Giovane donna fragile, somatizza un segreto che custodisce nel ventre e affronta in terapia. Paul (Renier), lo psichiatra, la ascolta senza dire niente fino al giorno in cui decide di mettere fine alle sedute. La seduzione che Chloé esercita su di lui è incompatibile con la deontologia professionale, ma Chloé ricambia il sentimento di Paul e trasloca nel suo appartamento.

Tutto sembra volgere al meglio, fino a quando scopre che il compagno le nasconde la sua parte oscura: Louis, gemello monozigote che svolge la stessa professione in un altro quartiere di Parigi. Intrigata, prende un appuntamento: l’attrazione è fatale! Chloé li ama entrambi, uno con dolcezza, l’altro con bestialità. Alienata e divisa, scende progressivamente all’inferno.

Doppio Amore recensione del film di François Ozon

Il regista di Swimming Pool e 8 Donne e Un Mistero torna con Doppio Amore, ispirato a un racconto di Joyce Carol Oates, intitolato “Lives of the Twins”. Scuro, stravagante e tortuoso con una lucentezza modernista, il film offre tutto ciò che la trilogia di 50 Sfumature ha promesso, ma mai regalato, con un ulteriore livello di suspence.

Doppio Amore strizza l’occhio a Inseparabili di David Cronenberg (1988) e L’Inquilino del Terzo Piano di Roman Polanski (1976), due classici su gemelli e follia, mentre lo stile di Ozon ricorda vagamente il Brian De Palma de Le Due Sorelle. Il regista francese, però, ammorbidisce e diluisce le idee più oscure scovate nei suoi altrettanto illustri colleghi.

L’erotismo esplicito di Doppio Amore non è mai noioso; le immagini chiaramente espresse sono un segno distintivo del regista francese. Il film ha un incredibile “open shot” estremamente spregiudicato che converte un’immagine ginecologica in un occhio piangente.

Ma Doppio Amore è anche un tour de force superficiale, che tratta la psicologia umana più o meno allo stesso modo in cui tratta la narrativa convenzionale. Sembra un qualcosa che deve essere piegato, contorto e violentemente convulso ai suoi fini sempre più meccanici.

Gli attori, invece, sembrano a loro agio in quelle scene convulse. Marine Vacth, che ha interpretato una imperscrutabile prostituta adolescente in Giovane e Bella (2013) – sempre di Ozon -, ancora una volta si concede allo sguardo del regista e gli restituisce un personaggio con un’anima anche nelle manipolazioni più ridicole della storia.

Jérémie Renier, pur molto lontano dai capolavori neorealisti belgi (La Promesse e L’enfant) che hanno segnato la sua carriera d’attore, si immedesima perfettamente al suo doppio ruolo con un abbandono schiacciante.

Ozon tiene tenacemente le redini della storia e ci tiene sempre all’oscuro quando ha intenzione di passare dal mondo reale alle delusioni di Chloé. Si fida di noi per assemblare il puzzle della storia. Il regista francese vuole che la sua arte susciti emozioni, non che fornisca i fatti. Doppio Amore (qui il trailer italiano ufficiale) è un lavoro inquietante e scomodo, ma al tempo stesso anche molto efficace.

Lucia Lorenzini
Lucia Lorenzini
Dipendente da cinema e serie tv fin da quando ha iniziato a usare il telecomando | Film del cuore: Casablanca | Il più grande regista: Martin Scorsese | Attore preferito: Leonardo DiCaprio | La citazione più bella: "Luke, sono tuo padre" (Star Wars Episodio V - L'Impero Colpisce Ancora)

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