Forse l’errore più grande commesso dall’essere umano è stato prendere dei racconti su mari che si aprono in due, angeli, diluvi universali, torri infinite, divinità, uomini che tornano in vita e che camminano sull’acqua, e renderli la cosa più seria del mondo. C’è qualcosa di assurdo e malato nel modo in cui, per secoli e millenni, la Chiesa ha reso la parola di Dio una materia inattaccabile, un dogma assoluto interpretabile solo secondo i dettami imposti dal Vaticano, dando la caccia agli “eretici” con spietata sistematicità. Perfino i fedeli più accaniti – estremisti e fanatici a parte – converranno su questo.
Ecco allora che se arriva un frate, sempliciotto e devoto ma dotato di carisma e senso dell’umorismo, che inizia a intrattenere i paesani di un villaggio rurale raccontando il Vangelo e la Bibbia come una storia “da taverna”, per il Vaticano si crea un problema non da poco. I testi sacri devono restare elitari, scritti e letti in latino cosicché il contadino, il pescatore e il macellaio debbano per forza affidarsi ai sacerdoti e altri emissari per sentirsi davvero parte di una fede comune. E soprattutto, Dio non ride. Non può ridere, e mai lo farà.
Non il tipico Giovanni Veronesi
E se invece ridesse? Ne è fermamente convinto Frate Leopoldo da Casamacchia (Pierfrancesco Favino), che nel 1653 è costretto a scappare dal suo convento in Umbria per via della peste e rifugiatosi in Toscana. Male accolto dal frate del luogo (Maurizio Lombardi), inizia a guadagnare seguaci che ogni sera ascoltano, rapiti e divertiti, i suoi racconti biblici. La cosa attirerà l’attenzione dell’Inquisizione, che invierà sul posto il Cardinale Vincenzo Maculani (Silvio Orlando) per costringere Leopoldo ad abiurare.
Dio ride non è probabilmente il film che ci si aspettava da Giovanni Veronesi. Anche perché al suo interno nasce quasi un paradosso: mentre il protagonista trasforma argomenti gravi e solenni in stand-up comedy, il regista tratta la comicità con toni drammatici. Lo ha detto lui stesso, intervistato alla Mostra del Cinema di Venezia 2026 dove il film è stato presentato in chiusura del festival: “Far ridere è una cosa seria”. Ma per uno che si è costruito un’intera carriera sulle commedie demenziali e romantiche alla Manuale d’amore e Romeo è Giulietta, non era un passaggio banale.

Un film costruito attorno a una performance
Eppure questo è un film che riesce, un po’ a sorpresa forse, a coinvolgere fin dal primo istante e a toccare le corde emotive giuste. Di certo gran parte del merito va al fatto di avere per protagonista Pierfrancesco Favino, di gran lunga uno dei nostri migliori attori, sempre pronto a mimetizzarsi, a cambiare voce, accento, fisionomia. In Dio ride è in grado di prendere un personaggio possibilmente alienante, quasi irrealistico per i nostri tempi, di quelli che ormai si vedono solo negli anime – buono, ingenuo, premuroso, sempre in grado di dire la cosa giusta al momento giusto -, e di donargli tutta l’umanità e l’empatia possibile.
È una performance talmente forte, la sua, che tutto il resto passa in secondo piano. Non c’è granché di stimolante nella regia di Veronesi o nella qualità fotografica delle immagini, e nemmeno i comprimari più talentuosi – tra cui Francesco Gheghi – cercano di mettere in ombra il protagonista. Perfino la sceneggiatura sembra cucita apposta su di lui, per metterne in risalto le doti drammatiche ma anche quelle più giocose e sincere; nel farlo, però, si creano alcuni passaggi a vuoto che allungano l’intreccio oltre il necessario.

Uno spirito (quasi) laico
Tuttavia Dio ride, nonostante l’argomento, possiede uno spirito che, se non del tutto laico, di certo non mette la Chiesa sotto un riflettore positivo. Tanto che la citazione che precede i titoli di coda di Papa Francesco, sul “ridere con Dio come si ride con un amico”, pare un tentativo di rassicurazione – per i cattolici? Per la Curia romana? – sul fatto che oggi la situazione è ben diversa.
Ad ogni modo, Veronesi ha l’intuizione giusta nel rifuggire l’idea di fare di Leopoldo un santo capace di veri miracoli, e non dipinge il suo animo generoso, onesto e gentile come una diretta conseguenza della sua profonda fede. Si sottolinea solo la purezza di pensiero di un uomo mosso dalle migliori intenzioni entrare in contrasto con le ipocrisie di un’istituzione reazionaria e bigotta. E così, Dio ride riesce ad echeggiare anche nella nostra epoca, con una storia di ingiusta e insensata persecuzione ideologica che non differisce poi tanto da quelle che oggi ci circondano.


