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Die My Love, recensione del film con Jennifer Lawrence

Dopo essere stato presentato al 78º Festival di Cannes e alla Festa del Cinema di Roma 2025, Die My Love con Jennifer Lawrence arriva nelle sale italiane dal 27 novembre con MUBI.

Per Lynne Ramsay non c’è niente di tenero o rassicurante nel diventare madre. Diventare madre può voler dire scendere in guerra. Diventare madre può essere un incubo. Dopo aver indagato il terrore del legame materno in …e ora parliamo di Kevin (2011), con Die My Love la regista e sceneggiatrice scozzese – nota anche per You Were Never Really Here (2017) – scava nella carne viva dell’esperienza femminile, spogliandola di ogni mitologia. Dall’altra parte della macchina da presa, Jennifer Lawrence – che aveva già incarnato un archetipo materno devastato in Mother! di Aronofsky – regala qui una delle interpretazioni più crude e al tempo stesso vulnerabili della sua carriera.

La storia di Die My Love segue Grace, una giovane madre intrappolata nella solitudine domestica, un tempo scrittrice promettente, ora confinata in una casa di campagna insieme al marito Jackson (interpretato da Robert Pattinson) e al loro neonato. Ma la sua crisi non nasce soltanto da uno squilibro ormonale: è la reazione a una perdita d’identità, al silenzioso esilio a cui la società condanna le donne una volta diventate madri. Ramsay racconta la maternità non come un istinto naturale ma come una condizione imposta, una discesa nell’oscurità dove amore e frustrazione convivono fino a esplodere, senza mai avere paura di spalancare le porte all’inquietudine.

Desiderio, rabbia, follia

Tratto dal romanzo omonimo di Ariana Harwicz, Die My Love è un ritratto selvaggio e febbrile della mente femminile. Lynne Ramsay – che firma anche la sceneggiatura insieme a Enda Walsh e Alice Birch – costruisce un linguaggio visivo e verbale che riflette le contraddizioni della maternità moderna: Grace ama profondamente suo figlio, ma si sente soffocata dal peso di un amore che le ha tolto ogni altro spazio vitale e che la fa sentire profondamente sola, invisibile. Le frasi di conforto delle persone che le gravitano attorno – specie quelle delle altre madri – non sono che pareti di vetro che la separano dal resto del mondo. In questo isolamento cresce il desiderio, ma anche la rabbia, la follia.

Visivamente, Ramsay abbandona la sobrietà dei suoi lavori precedenti per abbracciare una regia più audace, ricercata e pulsante. L’apertura del film è già una dichiarazione d’intenti: una chitarra elettrica ruggisce mentre il titolo appare sull’immagine di una foresta in fiamme, preludio di una storia dove eros e thanatos, vita e morte, amore e distruzione danzano all’unisono. Il tempo e il luogo sono volutamente indefiniti, come a suggerire che la condizione di Grace (si parla di depressione post-partum) non appartiene a un’epoca precisa, ma a tutte le epoche, risultato di un sistema che riduce la donna al solo ruolo di madre e compagna, negandole tutto ciò che la definiva prima.

Die My Love. Foto di Kimberly French

Tra fragilità infantile e furia animale

Jennifer Lawrence è straordinaria nel dare voce e soprattutto corpo a un personaggio carnale e dissacrante che oscilla tra fragilità infantile e furia animale. La sua Grace non è un’eroina da compatire, ma una creatura affascinante e complessa, capace di unire desiderio, sensualità, disperazione, violenza e persino tenerezza. Le scene condivise con Robert Pattinson hanno un’energia quasi viscerale: Grace e Jackson si amano e si odiano con uguale intensità, intrappolati in una relazione che il figlio non è riuscito a salvare, ma ha reso ancora più opprimente. Accanto a loro, la leggendaria Sissy Spacek illumina la storia con momenti di grazia malinconica, restituendo a Grace quella dolcezza che la vita sembra volerle negare.

Un atto di creazione e annientamento

Die My Love è un film che rifiuta ogni consolazione. Lynne Ramsay non idealizza mai la maternità, la espone invece come una condizione fisica, mentale e sociale che può distruggere chi non vi trova riconoscimento o desiderio, mettendo a segno forse la sua opera ad oggi più ambiziosa. La maternità è un atto di amore e di perdita, di creazione e di annientamento; in questo contesto, la casa diventa una prigione e la natura si erge a un luogo fortemente simbolico, specchio della protagonista e del suo istinto di sopravvivenza. Die My Love, però, non è soltanto un film sulla maternità.

È (anche) un film sulla fame di vita, sull’impossibilità di essere visti, sull’ansia e la paura di essere dimenticati. La storia di Grace è una discesa agli inferi dai contorni sfumati e dai ritmi sincopati, un’esperienza emotiva, quasi sensoriale, indubbiamente devastante; la metafora di un viaggio su note ora country ora punk rock, dove il corpo diventa espressione di resistenza e voglia di libertà. Die My Love è un inno alla complessità femminile che brucia lo schermo con una forza primordiale, selvaggia, dirompente. Un urlo di rabbia contro l’idea che una donna debba annullarsi per dimostrare di amare veramente.

Guarda il trailer ufficiale di Die My Love

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Lynne Ramsay scava nella carne viva dell'esperienza femminile, spogliandola di ogni mitologia. Die My Love è un film sulla maternità, ma anche sulla fame di vita, sull'impossibilità di essere visti, sull'ansia e la paura di essere dimenticati. Un inno alla complessità femminile che brucia lo schermo con una forza primordiale, selvaggia, dirompente. Un urlo di rabbia contro l'idea che una donna debba annullarsi per dimostrare di amare veramente.
Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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