martedì, Marzo 28, 2023
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Decision to Leave, recensione del film di Park Chan-wook

La recensione di Decision to Leave, il nuovo film diretto da Park Chan-wook, regista della "Trilogia della Vendetta". Dal 2 febbraio al cinema.

Dopo il felice esordio all’ultimo Festival di Cannes – dove Park Chan-wook ha vinto il premio per la miglior regia -, arriva finalmente anche nei nostri cinema, a partire dal 2 febbraio, Decision to Leave, poliziesco dalle forti tinte romantiche.

Era da sei anni che un film del famoso regista coreano, dietro la celebre “Trilogia della Vendetta” (Mr. Vendetta, Oldboy, Lady Vendetta), non vedeva le sale; una lunga pausa dopo il bellissimo Mademoiselle – per chi scrive, il suo capolavoro –, durante la quale l’autore si è concesso una piccola spedizione all’estero, dirigendo la miniserie televisiva The Little Drummer Girl per la BBC.

Quinta collaborazione con la sceneggiatrice Chung Seo-kyung, Decision to Leave porta in scena un classico intrigo noir: il detective della polizia di Busan Jang Hae-jun (Park Hae-il) si ritrova a investigare sulla morte di un uomo appassionato di alpinismo, apparentemente deceduto a causa di un incidente in montagna. È durante questa indagine che entra in contatto con l’avvenente ragazza cinese Song Seo-rae (Tang Wei), moglie del defunto, da cui rimane particolarmente affascinato. Una infatuazione che, lentamente, si trasforma in ossessione; ma se fosse proprio lei la responsabile della morte del marito?

Intrigo noir, toni mélo e un’affascinante dark lady

La dark lady è la femme fatale per antonomasia, capace di suscitare in un uomo – anche nel più smaliziato e razionale – una passione incontrollabile, che quasi sempre porta il poveretto alla sua inevitabile rovina (ricordate la fine dell’agente assicurativo Walter Neff ne La fiamma del peccato di Billy Wilder?). Anche il nostro detective Jang rimane intrappolato nella tela della “donna ragno”, totalmente soggiogato dal suo fascino, tanto da offrirle una cenetta romantica, a base di sushi, direttamente in sala interrogatori.

Un primo appuntamento atipico che sfocia, in seguito, in lunghi notti insonni passate ad osservarla; l’uomo si immagina di esserle seduto accanto, nel suo appartamento, mentre lei si addormenta sul divano, con la sigaretta accesa in mano. Attenzioni ricambiate dalla donna – probabilmente più per interesse, vista l’indagine in corso –, che porteranno presto ad una sorta di relazione, ma senza mai sfociare in un vero e proprio rapporto carnale. Decision to Leave evita di cadere nell’erotismo pruriginoso di opere dal soggetto simile, come Basic Instinct di Paul Verhoeven, preferendo una delicata ossessione romantica.

Park Chan-wook mette in scena questa bizzarra e malinconica storia d’amore prediligendo i toni freddi, con una fotografia – ad opera di Kim Ji-yong (A Bittersweet Life, L’impero delle ombre) – che richiama le sfumature verdi e blu del mare (come uno dei vestiti indossati da Song Seo-rae, o la carta da parati del suo appartamento). Proprio il mare, elemento su cui il film insiste in più di un’occasione (“Disse Confucio: i saggi amano l’acqua, i gentili le montagne. Non sono una persona gentile, mi piace il mare”), sarà cruciale durante il tragico epilogo nel nebbioso villaggio di Ipo.

Decision to Leave è uno dei film più morigerati di Park Chan-wook per quanto riguarda le scene di sesso e violenza, ma riesce comunque a mantenere la passionalità e la tragicità di altre sue opere. Non raggiunge le vette di originalità o la potenza viscerale di Oldboy e Mademoiselle, ma rappresenta comunque una più che meritevole aggiunta alla sua filmografia. Una pellicola capace, quasi sicuramente, di compiacere gli estimatori del regista sudcoreano e di certo cinema noir, che va volentieri a braccetto con il mélo.

Guarda il trailer ufficiale di Decision to Leave 

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Decision to Leave è il ritorno del regista coreano Park Chan-wook al cinema dopo sei anni di assenza. L'autore della "Trilogia della Vendetta" questa volta punta su un classico intrigo noir, tendente al mélo, con al centro la figura di un'affascinante dark lady. Un film che non raggiunge le vette di Oldboy e Mademoiselle, ma che saprà comunque compiacere gli estimatori del lavoro del regista, qui particolarmente pudico per quanto riguarda il sesso e la violenza.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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Decision to Leave è il ritorno del regista coreano Park Chan-wook al cinema dopo sei anni di assenza. L'autore della "Trilogia della Vendetta" questa volta punta su un classico intrigo noir, tendente al mélo, con al centro la figura di un'affascinante dark lady. Un film che non raggiunge le vette di Oldboy e Mademoiselle, ma che saprà comunque compiacere gli estimatori del lavoro del regista, qui particolarmente pudico per quanto riguarda il sesso e la violenza.Decision to Leave, recensione del film di Park Chan-wook