lunedì, Settembre 26, 2022
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Death Note recensione del live action diretto da Adam Wingard

Death Note è l’adattamento statunitense dell’omonima serie manga creata da Tsugumi Ōba (testi) e Takeshi Obata (disegni). In questo senso, risulta più che scontato il fatto che il film, per la regia di Adam Wingard (The Guest, Blair Witch), prenda le distanze dall’opera originale proprio per un fattore intrinseco al prodotto, ovvero: il contesto giapponese e profondamente diverso da quello americano. Se questo è un bene o un male dipende dal gusto dello spettatore: di sicuro, però, possiamo dire che questo film rimane su un livello piuttosto superficiale sia rispetto alle tematiche, ma soprattutto alle meccaniche narrative dell’opera originale.

Cosa accadrebbe se un brillante studente americano, con leggeri problemi a socializzare, trovasse il famoso Death Note, ovvero un libro che dà il potere di uccidere chiunque nel mondo solamente scrivendoci sopra il nome? Per puro caso, Light Turner (Nat Wolff) diventa il possessore del quaderno, diventando padrone della morte. In realtà dietro a questa casualità c’è Ryuk (doppiato nella versione originale da Willem Dafoe), uno shinigami, ovvero un demone interessato alle reazioni umane.

Il film prende le distanze dall’opera originale proprio per un fattore intrinseco al prodotto, ovvero il contesto giapponese e profondamente diverso da quello americano

Ovviamente chi ha letto o visto l’opera originale, è rimasto affascinato da quella che può essere considerata una delle lotte celebrali più avvincenti di questi anni, ovvero la sfida tra Kira (alter ego di Light) e l’investigatore L. Iconicamente entrambi, ma soprattutto quest’ultimo, sono entrati a far parte dell’immaginario degli appassionati.

Death Note: il trailer ufficiale del film di Adam Wingard

Il primo allontanamento dall’opera originale sta proprio nella caratterizzazione dei protagonisti. Sia Light sia L non sono solo visivamente molto diversi dalla propria controparte cartacea, ma lo sono più significativamente nello spirito e nel carattere. Il regista lo rimarca fin dall’inizio: la scena dell’incontro tra il protagonista e Ryuk è emblematica. Detto ciò, è utile apprestarsi a questo prodotto con la consapevolezza che molte cose del manga non ci sono: unica eccezione è Ryuk, riprodotto fedelmente.

Death Note si prende parecchi rischi, ma non abbastanza. Il film di Wingard nel suo voler rimanere in bilico tra fedeltà e riadattamento, rimane invece in un limbo che di fatto non accontenta nessuno. Eppure qualcosa di buono c’è: la sequenza dell’uccisione della prima vittima di Light è visivamente d’impatto e ben elaborata, riportandoci alla mente quei numerosi Final Destination dal quale sicuramente il regista ha attinto.

Il film di Adam Wingard, nel suo voler rimanere in bilico tra fedeltà e riadattamento, rimane invece in un limbo che di fatto non accontenta nessuno

Probabilmente se gli autori avessero continuato a perseguire quella strada, più macabramente horror/splatter, Death Note non avrebbe di certo sfigurato all’interno del genere. Purtroppo la storia frettolosa e sincopata, che prova ad inseguire la trama tematicamente più profonda del manga, distrugge ogni tentativo in questo versante. Solo nel finale si ritorna sulla pista tracciata dalla saga dei film iniziata nel 2000 da James Wong.

Death Note è quindi sconsigliato a tutti i fan della saga di Tsugumi Ōba e Takeshi Obata. Potrebbe essere benissimo apprezzato però dai teenagers, alla ricerca di un film da vedere ad Halloween insieme agli amici.

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Redazione
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