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Deadpool & Wolverine, recensione del film con Ryan Reynolds e Hugh Jackman

Diretto da Shawn Levy e interpretato da Ryan Reynolds, Hugh Jackman e Emma Corrin, Deadpool & Wolverine arriva al cinema dal 24 luglio.

Dopo la fine della “Saga dell’Infinito” – che ha coinciso con l’uscita nelle sale di Avengers: Endgame prima e di Spider-Man: Far From Home dopo -, è innegabile che il Marvel Cinematic Universe abbia faticato parecchio a mantenere quello status di incredibile macchina produttiva che era riuscito a conquistare attraverso un lavoro innegabilmente meticoloso che ha avuto a che fare non soltanto con la rielaborazione di una preziosa eredità di carta – quella dei fumetti, si intende -, ma anche con la costruzione di una narrazione interconnessa e di un ampio universo condiviso che sarebbe poi stato preso come modello di riferimento da tantissimi studi cinematografici concorrenti.

Se già con la Fase 4 – che ha ufficialmente segnato l’inizio della “Saga del Multiverso” – si erano iniziati a scorgere dei primissimi segnali di un diffuso malcontento legato agli esiti delle produzioni targate Marvel (esempi lampanti, in tal senso, sono state le accoglienze riservate a film come Eternals,Thor: Love and Thunder o Black Panther: Wakanda Forever), è con l’avvio della Fase 5 che i tutti – fan inclusi – hanno iniziato ad interrogarsi su cosa questi film stessero effettivamente continuando ad apportare alla macchina cinema e, soprattutto, quale percorso Kevin Feige e soci avessero intenzione di continuare a perseguire. È più o meno in questo periodo che si è iniziato a parlare della cosiddetta “stanchezza da supereroi”, termine coniato per identificare un fenomeno di cui ancora oggi si parla, ma che molti – Marvel in primis – si ostinano a voler ignorare: i film di supereroi hanno raggiunto il loro personale livello di saturazione? Il pubblico è stanco di quel tipo di intrattenimento di cui fino a qualche anno fa sembrava non riuscire a fare a meno?

Tutte domande che hanno cominciato ad intensificarsi e a tenere banco tra lo sgomento generale dopo l’uscita nelle sale – appunto – dei primi titoli della Fase 5, rivelatisi di fatto dei colossali flop al box office (il riferimento è, nello specifico, ad Ant-Man and the Wasp: Quantumania e The Marvels, dato il successo ottenuto invece da Guardiani della Galassia Vol. 3, imputabile in gran parte alla mano di James Gunn). Ecco perché l’attesissimo Deadpool & Wolverine – nelle sale italiane dal 24 luglio – sembrava rappresentare quel faro di speranza nei confronti di una ripresa delle sorti ormai sempre più incerte del Marvel Cinematic Universe: chi meglio di Ryan Reynolds e del suo Mercenario Chiacchierone avrebbe potuto farsi carico dell’impresa apparentemente impossibile di riportare in auge un franchise i cui evidenti subbugli interni hanno contribuito a raffreddare gli animi e le aspettative anche dei fan di lunga data?

È proprio per questo che risulta triste ammettere quanto il film che molti stavano aspettando trepidamente per tutta una serie di ragioni (il primo film di Deadpool ambientato nell’MCU, il ritorno di Hugh Jackman nei panni di Wolverine, l’ingresso ufficiale degli X-Men nel franchise, il primo film dei Marvel Studios ad uscire negli Stati Uniti con un divieto ai minori di 17 anni non accompagnati), invece di raccogliere il testimone di chi in passato aveva fatto meglio di lui, si allinea a certi standard pressoché obsoleti, che ormai conosciamo tutti a menadito, sprofondando in un abisso a metà strada fra quella noncuranza e quella superficialità che sono state un po’ il marchio di fabbrica delle ultime operazioni targate Marvel.

Un film dai toni contradditori

Sulla trama di Deadpool & Wolverine – come da tradizione – non è trapelato nulla. Tutto ciò che abbiamo potuto supporre, lo dobbiamo ai vari trailer diffusi online fino ad oggi (e che si sa, vengono ormai realizzati al fine di creare soltanto il giusto hype). La storia preferiamo che sia il film stesso a raccontarvela; in questa recensione è forse opportuno soffermarsi direttamente sui motivi che – dal punto di vista di chi scrive – sono alla base di un fallimento quasi totale, specie se si considera quello che doveva essere l’obiettivo primario del film: segnare un nuovo inizio per l’MCU, riportandolo ai gloriosi fasti del passato.

Deadpool & Wolverine è figlio di una palese voglia di riscatto da parte dei Marvel Studios, ma anche dei desideri di una personalità accentratrice come quella di Ryan Reynolds, che questa volta non è solo co-protagonista ma anche co-sceneggiatore e co-produttore. Sfortunatamente, il film di Shawn Levy (Free Guy – Eroe per gioco, la serie Stranger Things) non riesce a tracciare una propria strada autonoma – indissolubilmente legato a quanto avvenuto in passato, e non solo nell’MCU (ma questo, date le premesse, c’era da aspettarselo) – né tantomeno un solco che sia sinonimo di rinnovamento, incapace di rendersi conto di avere dall’altra parte dello schermo un pubblico stanco, deluso e ancora più esigente rispetto agli anni precedenti.

Non bastano la chimica e il carisma di due fuoriclasse come Reynolds e Hugh Jackman a salvare un’operazione basata ampiamente sul concetto di fan service, che non fa altro che riproporre al suo pubblico schemi e situazioni triti e ritriti, puntando tutto sull’effetto sorpresa, sulla rievocazione di un passato glorioso, sugli omaggi metacinematografici e non, sui cameo in grado di lasciare a bocca aperta, lasciando che la storia e il suo effettivo potenziale venga percepito come accessorio da chi osserva (quando dovrebbe essere il contrario). Perché Deadpool & Wolverine vuole dire veramente tante cose, forse anche troppe (tirando in ballo anche nozioni che esulano dall’MCU stesso, scavando ancora più a ritroso nella storia e nell’eredità dei cinecomics), senza però approfondirne mai realmente nessuna.

I toni del film – per la maggior parte del tempo ci troviamo di fronte ad un vero e proprio buddy movie – sono costantemente sopra le righe: da questo punto di vista si può dire che la promessa di Reynolds e degli sceneggiatori è stata mantenuta, dal momento che in molti temevano che l’acquisizione dell’ex 20th Century Fox da parte dei Walt Disney Studios avrebbe comportato una sorta di edulcorazione del tipico stile sovversivo e sboccato di Wade Wilson, cosa che di fatto non avviene. Tuttavia, sono anche molto contraddittori: tra la necessità di restare fedeli allo spirito eccentrico e goliardico di Deadpool e la tragicità di un passato da cui entrambi i protagonisti cercano in qualche modo di redimersi, c’è un crinale in cui i punti di forza di entrambe le prospettive non riescono mai realmente a convergere, restituendo la sensazione di un racconto fortemente sbilanciato e frammentario in cui non si riesce mai davvero a cogliere la passione per ciò che si sta effettivamente mettendo in scena.

Giocare sul sicuro… ma a che prezzo?

Dove Deadpool & Wolverine eccelle è sicuramente nelle scene di combattimento, nell’utilizzo di una colonna sonora pop che strizza l’occhio alle corde più nostalgiche della nostra anima e – come già accennato in precedenza – nell’alchimia che traspare ad ogni singolo fotogramma tra gli interpreti del Mercenario Chiacchierone e del Mutante Artigliato. Ma è davvero questo di cui i fan del Marvel Cinematic Universe e il pubblico in generale avevano davvero bisogno? Probabilmente, questo film non è mai stato pensato per accontentare tutti. Ancora una volta, Feige e soci giocano sul sicuro e confezionano l’ennesimo prodotto ingarbugliato nei suoi stessi schemi autoimposti, nonostante voglia darci costantemente l’illusione di farlo (e risultando per questo anche pretenzioso).

Deadpool & Wolverine intrattiene? Sì. Diverte? Impossibile negarlo. Il problema è come lo fa: a fasi alterne, con fatica, trascinandosi tra uno scontro e l’altro, tra una canzone orecchiabile e l’altra, tra un cameo (non così) inaspettato e l’altro. Gli sceneggiatori – tra cui lo stesso Levy insieme a Rhett Reese e Paul Wernick (già dietro i primi due film di Deadpool – inseriscono nella trama ogni spunto ed omaggio possibile, fanno anche della sfacciata (e a suo modo apprezzabile) autocritica all’MCU stesso, ma perdono l’opportunità di integrare con dignità l’antagonista di turno all’interno del racconto (complice anche la performance stonata di Emma Corrin nei panni di Cassandra Nova) e di imbastire con maggiore peso una riflessione su cosa significhi essere veramente un eroe e su quanto sia importante capire che il nostro valore è tale solo se messo a disposizione degli altri e non di noi stessi, rimanendo tristemente in superficie e perdendosi tra le pieghe di qualche dialogo più efficace di tanti altri o di alcuni momenti emotivamente più forti di tanti altri.

Se il Marvel Cinematic Universe doveva ripartire da Deadpool & Wolverine – come era nelle intenzioni e, soprattutto, nelle aspettative – all’atto pratico l’esito finale sembra aver dato ben altri risultati. Con buona pace di Reynolds, che forse continuerà a credere fermamente nelle sconfinate potenzialità del suo personaggio e delle sue idee, e di Jackman, che forse non avrebbe dovuto rovinare il ricordo di quell’ultima indimenticabile interpretazione di Logan nel bellissimo film di James Mangold uscito nel 2017. Fino a qualche tempo fa si diceva che il “Multiverso era un concetto di cui sapevamo spaventosamente poco”; oggi, invece, è un concetto di cui sappiamo spaventosamente anche troppo. Quanto sarebbe bello poter tornare indietro?

Guarda il trailer ufficiale di Deadpool & Wolverine 

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Deadpool & Wolverine intrattiene? Sì. Diverte? Impossibile negarlo. Il problema è come lo fa: a fasi alterne, con fatica, trascinandosi tra uno scontro e l'altro, tra una canzone orecchiabile e l'altra, tra un cameo (non così) inaspettato e l'altro. Gli sceneggiatori inseriscono nella trama ogni spunto ed omaggio possibile, fanno anche della sfacciata (e a suo modo apprezzabile) autocritica all'MCU stesso, ma perdono l'opportunità di integrare con dignità l'antagonista di turno all'interno del racconto e di imbastire con maggiore peso una riflessione su cosa significhi essere veramente un eroe e su quanto sia importante capire che il nostro valore è tale solo se messo a disposizione degli altri e non di noi stessi, rimanendo tristemente in superficie.
Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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Deadpool & Wolverine intrattiene? Sì. Diverte? Impossibile negarlo. Il problema è come lo fa: a fasi alterne, con fatica, trascinandosi tra uno scontro e l'altro, tra una canzone orecchiabile e l'altra, tra un cameo (non così) inaspettato e l'altro. Gli sceneggiatori inseriscono nella trama ogni spunto ed omaggio possibile, fanno anche della sfacciata (e a suo modo apprezzabile) autocritica all'MCU stesso, ma perdono l'opportunità di integrare con dignità l'antagonista di turno all'interno del racconto e di imbastire con maggiore peso una riflessione su cosa significhi essere veramente un eroe e su quanto sia importante capire che il nostro valore è tale solo se messo a disposizione degli altri e non di noi stessi, rimanendo tristemente in superficie.Deadpool & Wolverine, recensione del film con Ryan Reynolds e Hugh Jackman