C’è qualcosa di profondamente appagante nel vedere Coyote vs. Acme, ed è qualcosa che non riguarda solo l’ottima qualità del film in sé, ma anche e soprattutto il suo effettivo arrivo nei cinema di tutto il mondo dopo una lunga e travagliata serie di problemi produttivi. In breve: girato nel 2022 sotto l’egida di Warner Bros., a postproduzione terminata il progetto è stato cancellato per ottenere una detrazione fiscale di 30 milioni di dollari (circa metà del budget), in una mossa simile a quella fatta poco tempo prima con il defunto Batgirl. A salvarlo ci ha pensato la casa indipendente Ketchup Entertainment, che ora lo porta nelle sale sperando di dimostrare l’errore di valutazione della compagnia hollywoodiana.
Una doppia storia di rivalsa
Per una strana coincidenza che rende il tutto ancora più metacinematografico di quanto già non fosse, Coyote vs. Acme ruota intorno alla lotta di un singolo individuo contro una grande, avida e corrotta corporazione. Una doppia storia di rivalsa, dunque: quella di un film che vede la luce a dispetto della fredda e lapidaria decisione di una major, e quella di Willy il Coyote che fa causa alla Acme, la multinazionale fittizia che produce i gadget dei Looney Tunes.
Nel film, infatti, umani e personaggi animati condividono lo stesso mondo. Un giorno, Willy vede uno spot pubblicitario dell’avvocato Kevin Avery (Will Forte) grazie al quale si rende conto che gli oggetti fabbricati dalla Acme sono predisposti al malfunzionamento, e decide di intentare una battaglia legale contro la società per ottenere un risarcimento. Contrastati dall’avvocato Buddy Crane (John Cena), Willy e Kevin indagheranno sui segreti della Acme e si imbatteranno in scomode verità.

Willy il Coyote, da villain demenziale a (quasi) eroe
Dopo un breve preambolo, una splendida e divertentissima sequenza ci riporta ai migliori episodi della serie animata che vede Willy tentare in ogni modo di catturare lo struzzo Beep Beep. Già qui il film diretto da Dave Green dà prova di saper elevare il materiale originale, con nuove animazioni e una regia più libera, moderna e consapevole, che ci mostra il cacciatore sotto una luce diversa: impacciato, sfigato e ostinato come al solito, ma anche affamato, disperato e solo. Non più solo un oggetto di derisione ma una mente inventiva e brillante, che nella sua caverna-rifugio assembla, smonta, crea, pianifica e sperimenta.
Era un’introduzione necessaria per dare un tocco di umanità a un personaggio abituato ad essere un perenne comic relief, peraltro sempre dalla parte del torto. Per una volta, invece, Willy è nel giusto, ma Coyote vs. Acme non commette l’errore di trasformarlo in un eroe del tutto positivo: proprio come il suo corpo di cartone animato può esplodere, schiantarsi al suolo da centinaia di metri o essere investito da un treno e uscirne illeso, così il suo obiettivo finale non potrà di certo essere cambiato dalle circostanze.
Tuttavia l’arrivo di Willy ad Albuquerque avrà un impatto non di poco conto sulle vite che incontra. A partire da Kevin, ovvero la versione disillusa e meno carismatica del Jimmy McGill/Saul Goodman di Better Call Saul – sarà che la città è la stessa, ma anche gli uffici si assomigliano – che ha perso il suo spirito combattivo. L’alleanza con il coyote crea le situazioni più esilaranti del film, ma forse il vero cuore pulsante si trova nel rapporto, tanto semplice quanto toccante, tra Willy e Beep Beep, gli unici – insieme alle altre coppie famose dei Looney Toones – a poter tramutare l’ostilità inevitabile tra predatore e preda in un legame più profondo.

Un mix esplosivo tra animazione e live action
Si può dire, in effetti, che Coyote vs. Acme metta insieme una serie di poli opposti e linee divergenti cercando di trovare un punto di contatto. Lo scontro diventa incontro, la rabbia affetto, il disprezzo rispetto. Non poteva essere altrimenti, in un film che unisce nello stesso frame elementi in animazione con set reali e attori in carne e ossa. La tecnica mista qui adottata – la stessa di Space Jam, per intenderci – funge allora come prima, essenziale chiave di lettura, al punto che un’esecuzione approssimativa avrebbe minato il valore dell’intera opera.
La sinergia tra il 2D e il live action invece è straordinaria ed esplosiva, talmente impeccabile da rappresentare il maggiore punto di forza di Coyote vs. Acme. Forte e Cena sono così bravi a interagire con le loro costar digitali che, complice un effettistica pratica di buon livello, ci si dimentica in fretta della distinzione tra realtà e pixel, se non quando il film sceglie di renderla evidente tramite giochi creativi e gag slapstick.
Permeato (ma mai appesantito) da un urgente messaggio anticapitalista, lo script di Samy Burch – da un soggetto della stessa insieme a Jeremy Slater e James Gunn, che è anche produttore – amalgama umorismo ed emozione, critica sociale e legal movie con la stessa maestria e fluidità che dimostra l’apparato visivo. E anche se non è detto che giustizia sarà davvero fatta per Willy il Coyote e gli altri Looney Tunes doppiamente bistrattati, perlomeno noi potremo recarci in sala con la consapevolezza di aver dato il nostro contributo a una piccola ma vitale causa.


