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Couture, recensione del film con Angelina Jolie

Presentato alla Festa del Cinema di Roma 2025, Couture di Alice Winocour con Angelina Jolie arriva nelle sale dal 26 agosto distribuito da Plaion Pictures.

Un dramma intimo e contemplativo che si muove dietro le quinte dell’alta moda, ma con uno sguardo rivolto altrove: non ai riflettori o agli abiti, bensì alle donne che si muovono nell’ombra di quel mondo, sospese tra ambizione, desiderio di riscatto, paure e fragilità.

Couture è il ritorno dietro la macchina da presa della regista e sceneggiatrice francese Alice Winocour (Proxima, Revoir Paris) con protagonista Angelina Jolie nei panni di Maxine Walker, una regista di horror indipendenti dall’estetica gotica che arriva a Parigi per dirigere un cortometraggio destinato a una sfilata di moda. È un incarico che coincide con un momento cruciale della sua vita: Maxine ha appena ricevuto una diagnosi di cancro, e la consapevolezza della malattia impregna il suo lavoro di un’inquietudine silenziosa, come se il film horror che sta girando diventasse un riflesso della sua paura della morte.

Maxine, però, non è l’unica protagonista della storia: Winocour, infatti, intreccia la storia della regista con quella di Ada (interpretata da Anyier Anei), un’adolescente sudsudanese al suo debutto sulle passerelle parigine, e quella di Angèle (Ella Rumpf), una truccatrice esperta che sogna di diventare scrittrice. Tre donne, tre percorsi diversi, accumunati da un senso di precarietà e da una ricerca di identità in un ambiente, che, pur dominato da figure femminili, spesso ne svuota la voce e il potere decisionale.

Evitare le convenzioni visive del cinema di moda

Nonostante sia ambientato durante la frenetica Fashion Week, Couture adotta un tono sorprendentemente quieto e riflessivo. Alice Winocour evita le convenzioni visive del cinema di moda – il ritmo serrato, i colori abbaglianti, l’esibizionismo – privilegiando uno sguardo quasi documentaristico, fatto di gesti quotidiani e silenzi carichi di significato. Couture è un film che osserva più che raccontare davvero una storia, che preferisce i dettagli minimi – un trucco corretto in fretta, una telefonata taciuta, uno sguardo che evita la macchina da presa – alla costruzione di un dramma esplicito.

Maxine è la figura che più cattura l’attenzione, e la performance di Angelina Jolie è di una lucidità struggente. Dietro l’aria glaciale e la compostezza del personaggio, si percepisce la lotta interiore di una donna divisa tra il bisogno di continuare a creare e l’obbligo di prendersi cura di sé e della propria famiglia. La sua voce, spesso filtrata da telefonate con la figlia, racconta un’assenza: quella di un legame che si sta sfaldando, forse in parallelo alla sua salute.

Ada incarna la vulnerabilità di chi entra in un mondo che non le appartiene. Lontana dalla sua famiglia e da un paese che non la comprende, si muove tra modelle algide e indifferenti, cercando un posto che forse non esiste. Angèle, invece, resta la più enigmatica: una figura di confine, che osserva, ascolta e sogna di scrivere un libro che le permetta di dare un senso a quell’universo fatto soltanto di apparenze.

Un lavoro poco audace che non lascia il segno

La regia di Winocour privilegia l’ellissi e l’osservazione, e se da un lato questa scelta restituisce una notevole coerenza stilistica, dall’altro rischia di lasciare il film sospeso in una dimensione troppo rarefatta. C’è un senso di incompiutezza, come se parti emotive della storia fossero state tagliate via proprio come scampoli di tessuto da un abito. Tuttavia, questa sottrazione sembra anche coerente con il messaggio di fondo: in un mondo che vive di immagine, ciò che resta non è ciò che si mostra, ma ciò che manca.

Il climax arriva durante una sfilata all’aperto, nei boschi alle porte di Parigi, dove le tre protagoniste si ritrovano per un ultimo atto condiviso. Una tempesta improvvisa travolge la passerella e rovina ciò per cui hanno lavorato, quasi a suggerire che i sacrifici, le scelte e le ferite accumulate possano essere spazzati via in un istante. Eppure, in quell’immagine di distruzione c’è anche qualcosa di liberatorio, come se la verità – intesa come imperfezione, vulnerabilità – avesse finalmente trovato spazio fra i tessuti e i riflettori.

A fine visione, ciò che rimane impresso di Couture è forse il minimalismo poetico e la delicatezza con cui osserva tre donne alle prese con la vita che scorre ai margini dello spettacolo. In questo contesto, Angelina Jolie regala una prova misurata e intensa, sorretta da una regia che preferisce l’empatia al clamore. Il problema è che Alice Winocour non raggiunge tutte le vette emotive a cui aspira e il suo lavoro, a conti fatti, risulta veramente poco audace e troppo sommesso per lasciare davvero il segno.

Guarda il trailer ufficiale di Couture

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Couture è un film che osserva più che raccontare davvero una storia, che preferisce i dettagli minimi alla costruzione di un dramma esplicito. Il problema è che Alice Winocour non raggiunge tutte le vette emotive a cui aspira e il suo lavoro, a conti fatti, risulta veramente poco audace e troppo sommesso per lasciare davvero il segno. 
Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

3 Commenti

  1. Non ho visto ancora il film e quindi la mia è solo una riflessione. Trovo abbastanza discordante ciò che ho letto nella prima parte della recensione, in cui si sottolinea, almeno così mi pare di capire, l’ottima interpretazione di Angelina e in generale la delicatezza dello sguardo della regista nell’affrontare certi temi, con la seconda parte e il voto 2 su 5. Mi ricorda un po’ ciò che è successo con il film “Maria” di Larraín: grandi lodi alla Jolie ma non al film. Poi vado a vedere il film e il film è bellissimo, come bravissima è Angelina. Sinceramente non riesco a capire come possiate lodare tanto, e giustamente, un’interpretazione ma non il film nella sua interezza. Mah…mistero…(o è diventata una moda non dare voti alti ai film con Angelina?)

  2. Buonasera 🙂 Prima di tutto, grazie per aver dedicato parte del suo tempo alla lettura dell’articolo e, soprattutto, grazie una seconda volta per aver lasciato addirittura un commento. Positivo o negativo che sia, è sempre bello potersi confrontare… Dalla mia prospettiva, un’ottima interpretazione non può, da sola, garantire a priori un giudizio positivo su un film. L’interpretazione di quell’attore o quell’attrice è uno degli elementi che si valutano, ma chi scrive deve giudicare un film anche rispetto a tutta un’altra serie di componenti, tanto narrative quanto tecniche. La prova di Angelina Jolie, nel film in questione, è davvero buona, ma da sola non è sufficiente a poter dire che siamo di fronte ad un prodotto veramente riuscito. Nel caso di Maria, sempre dalla mia prospettiva eravamo di fronte ad un altro tipo di operazione che aveva dalla sua tantissimi punti a favore, tra cui anche l’interpretazione di Jolie. Ma neanche in quel caso sarebbe stato giusto dire che l’unica cosa buona del film era la prova dell’attrice o che il film era bellissimo solo perché Jolie aveva regalato un’ottima interpretazione. Detto questo, qui non si inseguono mode, anche perché il sottoscritto è un grande estimatore di Angelina Jolie: una cosa, però, è amare l’attrice, un’altra è dover giudicare un film in cui recita nella sua interezza…

  3. Grazie peer aver risposto al mio commento. Ripeto, non ho ancora visto il film per cui mi baso sulle sensazioni che provo quando inizio a leggere, trovo le recensioni molto positive nella prima parte, ma poi, nella seconda, c’è sempre una sorta di stroncatura, che mi sembra sempre un po’ esagerata, un po’ come se un’ipotetica bilancia che potesse pesare le parole segna 4 o 5/5 stelle e poi improvvisamente crolla a 1-2/5 stelle. Comunque, ancora grazie per la risposta e non vedo l’ora di vedere il film e di osservare quanto segnerà la mia di lancetta, su quella bilancia…

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