sabato, Maggio 18, 2024
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City Hunter, recensione del live action tratto dal manga di Tsukasa Hōjō

Tratto dal manga di Tsukasa Hōjō, già adattato in un anime di successo, City Hunter arriverà su Netflix dal 25 aprile.

L’invasione dei prodotti d’animazione giapponese nel nostro paese, iniziata con i cosiddetti “robottoni” capitanati da UFO Robot Goldrake (il primo episodio andò in onda nell’aprile del 1978 sulla RAI), ha generato tanti piccoli fenomeni di culto, ancora oggi saldamente radicati nel nostro immaginario popolare (c’è chi, come Gabriele Mainetti, ne ha tratto il titolo del proprio film d’esordio: Lo chiamavano Jeeg Robot). Uno dei fenomeni più curiosi è sicuramente il successo di tutto quel sottogenere di anime dal soggetto crime, che va dalle avventure del ladro gentiluomo Lupin III ai furti delle tre sorelle in tutina di Occhi di gatto. Serie animate che hanno ottenuto un’innegabile popolarità qui in Italia, a volte addirittura rivaleggiante con quella riscontrata in patria, probabilmente anche dovuta ad una certa affinità culturale (essenzialmente erano polizieschi leggeri, spesso molto ironici, con una componente di erotismo ridanciano. Se vogliamo, con le dovute differenze, non molto dissimili da alcune delle nostre produzioni cinematografiche uscite tra gli anni ’70 e ’80).

In questa categoria rientra perfettamente anche City Hunter, creatura secondogenita del mangaka Tsukasa Hōjō, lo stesso autore del succitato Occhi di gatto (in originale Cat’s Eye), il cui adattamento animato è arrivato anche sui nostri teleschermi negli anni ’90. Un successo sicuramente non comparabile a quello degli altri celebri predecessori, ma che ha saputo conquistare anche nel nostro paese la sua piccola fetta di appassionati. Ma è in altri mercati esteri dove le disavventure del detective di professione, e cascamorto per passione, Ryo Saeba (da noi chiamato semplicemente “Hunter”) hanno avuto l’impatto maggiore, portando alla realizzazione di ben due trasposizioni ufficiali in live action: l’omonima pellicola di Hong Kong con protagonista Jackie Chan, datata 1993, e la recente produzione francese Nicky Larson et le parfum de Cupidon (come altri anime e manga, City Hunter è molto popolare oltralpe). Una notorietà, quella di City Hunter, che sembrerebbe non essersi acquietata negli anni, con un nuovo adattamento, questa volta tutto nipponico, in arrivo su Netflix il 25 aprile.

Dal manga al live action

Diretto dal regista televisivo Yūichi Satō e scritto dallo sceneggiatore Tatsuro Mishima (la serie live action, sempre targata Netflix, di Yu Yu Hakusho), il film ripropone alcune delle caratteristiche chiave del manga e dell’anime inserendole in una narrazione dal respiro più cinematografico. Ryo Saeba (Ryohei Suzuki) e Hideyuki Makimura (Masanobu Andō) sono i due detective privati dell’agenzia City Hunter. Se hai bisogno di una mano, basta contattarli lasciando un messaggio sulla lavagna della stazione di Shinjuku firmandolo XYZ (un po’ anacronistico in questo caso, visto che il film è d’ambientazione contemporanea). Il loro ultimo caso, purtroppo, li porta ad incrociare la strada di una misteriosa organizzazione, responsabile della diffusione di una pericolosa droga, capace di donare alle persone una incontrollabile forza sovrumana. Una situazione insidiosa, che causa la morte del povero Hideyuki. A Ryo non resterà che collaborare con Kaori (Misato Morita), tenace sorella del defunto amico, per cercare di incastrare i suoi assassini.

City Hunter cerca di trasporre in live action la formula che ha decretato il successo della creatura di Hōjō: un mix di azione adrenalinica e di ironia demenziale, con un pizzico di romanticismo da noir di altri tempi. Elementi che vengono più o meno tutti ripresi dal film, anche quelli che potrebbero oggi risultare controversi, soprattutto agli occhi di un giovane pubblico di cultura occidentale. Non è infatti stemperata la fissazione di Ryo per il “mokkori”, ovvero per tutte quelle situazioni che gli provocano una forte eccitazione sessuale. Il personaggio viene introdotto proprio mentre è intento a spiare un gruppo di ragazze in costume da bagno in una sauna, vicina al luogo che sta sorvegliando con il binocolo. Come nell’opera originale, la quasi totalità dei siparietti comici è costruita attorno alla natura di pervertito del nostro eroe, con momenti degni del Pierino di Alvaro Vitali.

Una trasposizione poco riuscita

Ma sotto quella facciata da guardone impenitente buono a nulla si nasconde un abile combattente, tiratore provetto con le armi da fuoco e profondo conoscitore delle tecniche di lotta corpo a corpo. Un lato del personaggio che viene reso con scene d’azione vicine al cinema action ipercinetico e coreografico di Hong Kong, con derive ulteriormente cartoonesche e sopra le righe. C’è spazio anche per qualche piccolo picco sanguinolento, ma il risultato, naturalmente, non si avvicina alla stessa eleganza e allo stesso pathos melodrammatico di quelle produzioni, soprattutto se pensiamo ai classici diretti da John Woo. Non aiuta una confezione davvero poverella, con una regia e una fotografia che un tempo avremmo definito “televisive”, ovviamente in accezione prettamente negativa.

Quando dà il peggio di sé, City Hunter sembra uno di quei fan film che vorrebbero ricalcare pedissequamente la fonte fumettistica, spesso cadendo nella “cosplayata” autocompiaciuta (ironicamente, c’è tutta una parte del film ambientata durante un contest per cosplayer). Non migliorano le cose dal punto di vista narrativo, con una storia con davvero poca sostanza, che si accontenta di toccare tutti i bullet point per soddisfare i fan nel contesto di una trama generale davvero basica e senza alcun mordente. Questa volta Netflix riesce a fallire un adattamento sulla carta più facile di altri venutigli decisamente meglio (One Piece, Avatar – La leggenda di Aang), tutto questo nonostante un soggetto più affine al formato live action (un tipo di storia di derivazione fortemente cinematografica, oltretutto in un contesto realistico e contemporaneo). Il film di City Hunter è un’operazione che potrebbe regalare qualche momento di divertimento solo ai fan sfegatati del manga e dell’anime, tra strizzatine d’occhio e easter egg d’ordinanza (sì, sui titoli di coda è presente la celebre sigla di chiusura dell’adattamento animato).

Guarda il trailer ufficiale di City Hunter

GIUDIZIO COMPLESSIVO

City Hunter è il primo adattamento live action totalmente nipponico dell'omonimo manga di Tsukasa Hōjō, autore anche del celebre Occhi di gatto. Il film cerca di trasporre la formula che ha decretato il successo dell'opera del mangaka: un mix di azione poliziesca e d'ironia demenziale, con un pizzico di romanticismo da noir di altri tempi. Purtroppo il risultato non è all'altezza della fonte originaria e della sua trasposizione animata. City Hunter soffre di una realizzazione davvero poverella, con una regia e una fotografia che un tempo avremmo definito, in accezione negativa, “televisive”. Non migliorano le cose sul versante narrativo, con una storia con poca sostanza, fatta solo per accumulare strizzatine d'occhio e easter egg per compiacere i fan.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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City Hunter è il primo adattamento live action totalmente nipponico dell'omonimo manga di Tsukasa Hōjō, autore anche del celebre Occhi di gatto. Il film cerca di trasporre la formula che ha decretato il successo dell'opera del mangaka: un mix di azione poliziesca e d'ironia demenziale, con un pizzico di romanticismo da noir di altri tempi. Purtroppo il risultato non è all'altezza della fonte originaria e della sua trasposizione animata. City Hunter soffre di una realizzazione davvero poverella, con una regia e una fotografia che un tempo avremmo definito, in accezione negativa, “televisive”. Non migliorano le cose sul versante narrativo, con una storia con poca sostanza, fatta solo per accumulare strizzatine d'occhio e easter egg per compiacere i fan.City Hunter, recensione del live action tratto dal manga di Tsukasa Hōjō