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…che Dio perdona a tutti, recensione del film di e con Pif

Pasticceria siciliana e fede cristiana si incrociano in ...che Dio perdona a tutti, divertente e provocatoria commedia romantica diretta da Pif. Dal 2 aprile al cinema grazie a PiperFilm.

Cosa deve accadere, nella vita di un individuo, per perdere la fede in Dio? Serve un evento traumatico, una tragedia personale, o basta guardarsi intorno e notare come l’esistenza di un essere onnipotente, che dovrebbe amare tutto e tutti e condurci alla salvezza tramite la sua Parola, sia decisamente incompatibile con il mondo di cui facciamo parte? In …che Dio perdona a tutti, tratto dall’omonimo libro scritto dal regista stesso, Pif la fa più semplice: basta guardare una partita di calcio.

1982. Arturo, ancora bambino, guarda la semifinale dell’Italia ai Mondiali contro il Brasile. E prega intensamente per la vittoria della nazionale, che riesce a vincere con una parata miracolosa di Dino Zoff. Nella mente di Arturo non c’è alcun dubbio: Dio esiste e lo ha ascoltato. Senonché, affiora un pensiero improvviso: di sicuro, dall’altra parte del globo, ci sarà stato un altro bambino come lui che implorava l’intervento divino a favore del Brasile; che ne è stato delle sue preghiere?

Già in questo brevissimo incipit di …che Dio perdona a tutti c’è tutta l’acuta ironia del comico, conduttore televisivo e regista Pierfrancesco Diliberto, che torna a dirigere un film a cinque anni dall’ultima volta, senza perdere l’abitudine di chiamare i protagonisti con gli stessi nomi, Arturo e Flora. Dopo aver dato un tocco personale alle storie di mafia in La mafia uccide solo d’estate e In guerra per amore, e dopo il viaggio nel futuro tra ologrammi e algoritmi di E noi come stronzi rimanemmo a guardare, è ora tempo di guardare alle tradizioni, per esaltarle (in certi casi) e scardinarne le radici e le ipocrisie (in altri). 

…che Dio perdona a tutti. Foto di Valentina Glorioso

La pasticceria siciliana: food porn o religione assoluta?

Per un palermitano come lui, tradizione può significare due cose in particolare: la cucina, nello specifico la pasticceria ricca e variegata tipica della regione siciliana, e la fede. Che poi, in un certo senso, per Arturo (di nuovo Pif, dopo la parentesi Fabio De Luigi) sono un po’ la stessa cosa: non crederà più in Dio, ma in quello dei dolci sì. Cannoli, cassate, cassatelle, sciù, e chi più ne ha più ne metta: non c’è limite alla golosità di quest’uomo, che tratta ogni ingrediente e ogni ricetta con religiosità assoluta. Perfino il calcetto con gli amici (dove spicca il Tommaso di Francesco Scianna) passa in secondo piano, forse perché lui, al contrario di Dino Zoff, non è un granché a fare il portiere. 

Ma il cibo, in …che Dio perdona a tutti, è inoltre molto legato all’amore, in senso romantico ma non solo: il film è così pieno di immagini ravvicinate di dolci da rasentare il food porn, e Pif rende ogni boccone un atto quasi sessuale. Anche (anzi soprattutto) perché Arturo si innamora di Flora (Giusy Buscemi), la figlia di un noto pasticcere che vuole aprire un negozio tutto suo. E quale migliore occasione per rimorchiarla per il nostro protagonista, che di mestiere fa l’agente immobiliare?

La scintilla scatta subito, e sembra essere destino. C’è solo un problema: Flora è molto credente, Arturo (come abbiamo già detto) per niente. Così, quest’ultimo si finge cattolico, arrivando a decidere di voler seguire le indicazioni del Vangelo alla lettera. Ma se non può più mentire, non può più fare come si deve il proprio lavoro. E se fare sesso prima del matrimonio è peccato, forse anche la storia d’amore perfetta entra in crisi. 

…che Dio perdona a tutti. Foto di Valentina Glorioso

Scardinare le ipocrisie della fede cieca

Dopo una prima parte più leggera, all’insegna dei dolci e dell’innamoramento, …che Dio perdona a tutti trova la sua identità più forte proprio in questo aspetto, cioè nel sottolineare le contraddizioni dei fedeli, che sono tali solo fin quando la Parola del Signore non entra in conflitto con gli interessi personali. In altre parole, predicare bene e razzolare male. Perché un buon cristiano devoto dovrebbe storcere il naso all’idea di ospitare in casa propria un profugo, e invece accogliere a braccia aperte un politico condannato per corruzione?

Nelle mani di qualcun altro, temi del genere avrebbero rischiato di sembrare superficiali e poco approfonditi, ma Pif riesce ad amalgamarli perfettamente al suo stile, e il risultato è un film decisamente divertente e, allo stesso tempo, satirico al punto giusto ed efficace nelle sue provocazioni. Lo è soprattutto nei siparietti con un Papa Francesco illusorio (interpretato molto bene da Carlos Hipólito), frutto di allucinazioni da zuccheri, che a un anno dalla scomparsa sembra una visione ultraterrena. Come se Arturo, ingozzandosi di dolci, arrivasse fino in Paradiso. 

Purtroppo in tutto questo ad essere sacrificata, alla fine, è la sottotrama romantica, preponderante all’inizio e sempre meno a fuoco man mano che il film accentua la sua carica polemica nei confronti della fede cieca e bigotta. Ed è un peccato, perché Pif e Giusy Buscemi hanno un’ottima chimica e il modo in cui la loro passione comune si intreccia alla loro relazione (anche sessuale, appunto) dà vita ad alcune delle scene più gustose. 

Guarda il trailer ufficiale di …che Dio perdona a tutti 

GIUDIZIO COMPLESSIVO

La pasticceria come food porn o come religione assoluta? Per Pif entrambe: ...che Dio perdona a tutti è un atto d'amore nei confronti della tradizione culinaria siciliana, e allo stesso tempo un'acuta critica alle ipocrisie della fede cieca e bigotta e a chi la predica senza praticarla. Con un'ottima coppia, anche se un po' sacrificata, formata dallo stesso regista/attore e da Giusy Buscemi, e divertentissimi siparietti con un illusorio Papa Francesco ben interpretato da Carlos Hipólito.

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La pasticceria come food porn o come religione assoluta? Per Pif entrambe: ...che Dio perdona a tutti è un atto d'amore nei confronti della tradizione culinaria siciliana, e allo stesso tempo un'acuta critica alle ipocrisie della fede cieca e bigotta e a chi la predica senza praticarla. Con un'ottima coppia, anche se un po' sacrificata, formata dallo stesso regista/attore e da Giusy Buscemi, e divertentissimi siparietti con un illusorio Papa Francesco ben interpretato da Carlos Hipólito....che Dio perdona a tutti, recensione del film di e con Pif