Charlie’s Angels, recensione del film con Kristen Stewart

scritto da: Ludovica Ottaviani

Charlie’s Angels, nella sua versione 2019, è il reboot/remake del classico franchise di successo nato dalla mente dei creatori Ivan Goff e Ben Roberts nel 1975 e consacrato, al successo televisivo, dalle brillanti intuizioni dei produttori Aaron Spelling e Leonard Goldberg, i quali capirono per primi le potenzialità infinite di una storia – ma soprattutto, di una dinamica – che rompeva gli schemi usuali di maschile e femminile.

La serie, in onda dal 1975 fino al 1981, è stata poi seguita da un fallimentare reboot televisivo (durante solo 4 puntate) andato in onda nel 2011 e infine da due reboot approdati al cinema nei primi anni 2000, con protagoniste Cameron Diaz, Drew Barrimore e Lucy Liu. Questa nuova versione invece, che vede la presenza di Elizabeth Banks nelle vesti di produttrice, sceneggiatrice, attrice e regista del film, è approdato nelle sale americane nel novembre 2019 ma ha purtroppo visto la sua corsa al box office italiano – prevista per marzo 2020 – arrestata dall’emergenza COVID-19: come conseguenza, il film è approdato questo mese in streaming su Rakuten Tv e Chili.

In questa nuova versione dell’eterno mito “celestiale” degli angeli di Charlie, Kristen Stewart, Naomi Scott e Ella Balinska prestano il volto alle tre letali agenti che lavorano per l’agenzia del misterioso Charles Townsend. Le Charlie’s Angels hanno sempre messo a disposizione le loro abilità di investigazione e di security e ora l’agenzia Townsend si sta espandendo a livello internazionale con le donne più intelligenti, coraggiose e addestrate di tutto il pianeta: varie squadre di ‘Angeli’, guidate ciascuna da un Bosley (declinato anche al femminile questa volta, ed interpretato proprio dalla Bansk), si fanno carico dei più difficili lavori in tutto il mondo. Quando un giovane ingegnere vuota il sacco su una pericolosa tecnologia, gli ‘Angeli’ entrano in azione mettendo a rischio le loro vite per la salvezza di tutti.

La Stewart, la Scott (già vista in Aladdin nei panni della “proto-femminista” principessa Jasmine) e infine la Balinska, attrice debuttante con un passato da sportiva, sono le tre protagoniste affiancate dai veterani Banks, Djimon Hounsou, Noah Centineo, Sam Claflin e Patrick Stewart. Un ricco cast per un prodotto atipico, che sfugge ai canonici contorni del remake o del reboot ridefinendo, letteralmente, i confini di un franchise decisamente più famoso e longevo, aggiornandolo ai tempi del #MeToo e creando un dialogo costante tanto con la storica serie tv quanto con i film diretti da McG, contraddistinti da un tocco ironico e camp difficilmente riproponibile oggi sul grande schermo.

La versione che vediamo oggi, appunto, condivide il respiro e il pensiero del suo demiurgo dietro le quinte, ovvero una vulcanica Elizabeth Banks: c’è infatti molto del suo stile all’interno del film, dai toni prettamente comedy di certi momenti, passando per un’inclinazione naturale verso lo stile e il glam, senza disdegnare addirittura spumeggianti numeri coreografici che echeggiano i fasti di Pitch Perfect; tutto, in questo nuovo Charlie’s Angels “pensa in rosa” e grida Girl Power!, prendendolo in prestito più come un mantra che come un motto, un modus operandi che ha finito per influenzare perfino gli aspetti più tecnici del prodotto finale.

Nell’era del #MeToo era prevedibile che un franchise di successo declinato al femminile tornasse sulla cresta dell’onda; tra le tre protagoniste c’è un’ottima alchimia, hanno i volti giusti e le presenze sceniche adatte per calarsi nei panni degli “agenti del domani” incarnando, allo stesso tempo, tre sfumature diverse dell’essere donna. A spiccare è sicuramente la Stewart, perfettamente a suo agio nei panni dell’angelo ribelle, capace di portare fascino, leggerezza e ironia in un film che mostra le proprie fragilità ad ogni angolo.

Sì, perché dietro la corazza del “girl power” e del film d’azione in rosa, purtroppo la Banks non riesce a passare la prova. Polemizzando sul fallimento al box office americano (come potete leggere qui), l’attrice-regista-produttrice-sceneggiatrice ha però focalizzato l’attenzione su un aspetto interessante: ovvero il ruolo maschile nella fruizione dei film d’azione. Già a partire dalla serie degli anni ’70, infatti, per quanto le ragazze protagoniste fossero emancipate, glam e in parte in linea con altri fenomeni di costume (e di autoconsapevolezza) come quello della Blaxploitation cinematografica e televisiva, dietro la creazione di una serie come Charlie’s Angels c’era sempre la visione maschile.

Un occhio maschile capace di prevedere i gusti del pubblico dello stesso sesso intercettando, al contempo, le esigenze della controparte femminile creando a tavolino nuovi fenomeni di costume destinati a rivoluzionare un’epoca. Allo stesso tempo, un pregio dei due film anni 2000 era l’uso dell’ironia, il taglio graffiante e iper-cinetico che rendeva le protagoniste non solo sensuali ma divertenti, autoironiche e irresistibili, pienamente consapevoli della loro femminilità. In questa nuova versione della Banks, l’emancipazione al femminile passa per il concetto di “sorellanza” finendo per limitare e relegare ad un’etichetta (in parte) il potere dirompente del concetto stesso.

In termini di regia e sceneggiatura, la “missione” di cui Elizabeth Banks si fa portavoce sembra adombrare la resa tecnica, banalizzando alcuni snodi narrativi, peccando di superficialità, ricercando ad ogni costo un umorismo forzato e fuori luogo figlio dell’era dei cinecomics; la regia sembra insicura soprattutto nei passaggi più delicati riservati alle sequenze action, con scene più vicine alla coreografia che alla cruda adrenalina dell’azione. Per voler a tutti i costi innalzare il vessillo rosa della rivoluzione, la Banks finisce per perdere di vista i capisaldi della narrazione classica, realizzando un Charlie’s Angels dall’anima confusa e dal ritmo sincopato.

Guarda il trailer ufficiale di Charlie’s Angels

Ludovica Ottaviani

Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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