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Captain America: Brave New World, recensione del film Marvel con Anthony Mackie

Captain America: Brave New Word è il nuovo cinecomic dei Marvel Studios con Anthony Mackie e Harrison Ford. Al cinema dal 12 febbraio.

Il nuovo mondo del Marvel Cinematic Universe prosegue coraggioso e non sembra avere alcuna intenzione di fermarsi, ma piuttosto quella di cambiar pelle, di modellare le proprie prospettive e darsi linfa nuova. Captain America: Brave New World è infatti tutto ciò che di vecchio prova a rinfrescarsi, con Anthony Mackie che, dopo la miniserie The Falcon and The Winter Soldier, indossa nuovamente, e per la prima volta in un film, le vesti che per tre lungometraggi erano state del compianto capitano Steve Rogers (Chris Evans). Diretto dall’attore e regista nigeriano naturalizzato statunitense Julius Onah, a sei anni dal suo precedente Luce, e scritto da Matthew Orton, Malcolm Spellman e Dalan Musson (questi ultimi già autori della miniserie precedentemente citata), il 35° film della saga cinematografica iniziata nel 2008 con Iron Man vede anche la partecipazione di Harrison Ford, Giancarlo Esposito, Liv Tyler e Tim Blake Nelson, oltre ad una breve apparizione di Sebastian Stan (Winter Soldier), che vedremo presto al cinema con Thunderbolts*.

Mentre Ford sostituisce William Hurt – scomparso nel 2022 – altri due interpreti citati (Tyler e Nelson) tornano nei panni dei personaggi che, circa vent’anni fa, al fianco di Edward Norton, erano stati protagonisti de L’incredibile Hulk di Louis Leterrier, seconda pellicola dell’MCU in ordine cronologico. Ed è proprio rievocando le vicende che avevano dato i natali all’evoluzione del professor Banner che ci si addentra nel quarto capitolo della saga dedicata a Captain America (il primo con protagonista Mackie), il quale si trova a dover fare i conti con il fardello lasciatogli da Steve Rogers sullo sfondo dell’ascesa al potere del nuovo presidente degli Stati Uniti, della scoperta di una nuova risorsa all’apparenza ineguagliabile e delle minacce mosse da villain fino a ieri sconosciuti ai più.

Captain America: Brave New World. Photo courtesy of Marvel Studios. © 2024 MARVEL.

Il peso delle responsabilità

Assunta ufficialmente l’investitura di nuovo Captain America, Sam Wilson (Anthony Mackie), supportato da Joaquin Torres (Danny Ramirez) subentratogli in veste di Falcon, si trova in Messico per sventare un’operazione speciale della Serpent Society, team di mercenari guidato dal temuto Sidewinder (Giancarlo Esposito). Neutralizzato il tentativo di furto, Sam, Joaquin e Isaiah Bradley – uomo d’armi afroamericano, sottoposto ad una versione sperimentale del siero del super soldato negli anni ’40 – vengono invitati alla Casa Bianca dal neoeletto presidente Thaddeus Ross (Harrison Ford) per la conferenza di presentazione di una nuova sensazionale scoperta: l’adamantio, un metallo in grado di garantire ancor più efficacia e sicurezza dell’ormai vetusto vibranio, ancora sotto il pieno controllo dei wakandiani. Durante la conferenza Isaiah e altri ufficiali presenti in sala, improvvisano un attacco terroristico che presto si scopre essere stato ordito e controllato da Samuel Sterns (Tim Blake Nelson), scienziato dotato di un’intelligenza fuori dal comune, dovuta alla contaminazione raccontata nel 2008 da L’incredibile Hulk. Le tensioni internazionali scaturite dall’attacco, le incertezze legate all’operato del presidente e l’incarcerazione dell’amico Isaiah costringono Sam ad operare in segreto per scoprire tutte le carte e giungere alle origini del complotto orchestrato dal nuovo villain, noto anche come Leader o Mr. Blu.

Come anticipato sono tanti i ritorni, così come diverse sono le novità che tentano di arricchire questo nuovo capitolo Marvel. Captain America: Brave New World ha il grande vanto di portare nell’immenso universo cinecomico un altro mostro sacro di Hollywood come Harrison Ford che, nel sostituire il quasi dimenticato (in riferimento al franchise) William Hurt, porta con sé il peso del cambiamento, tanto quanto Anthony Mackie si trova nell’assai scomoda posizione di dover riempiere l’incommensurabile vuoto lasciato dallo Steve Rogers di Chris Evans. Se il primo si trova a dover dimostrare un sua evoluzione morale e la capacità di gestire una situazione diplomatica all’apparenza ingestibile, il secondo deve dar prova, anzitutto a sé stesso, di essere all’altezza, di poter essere quell’emblema di speranza di cui tutti i cittadini americani necessitano di fronte alle intimidazioni e agli attacchi dei violenti e degli sconfitti. I nemici non sono altro che questo: uomini in ossimorica simbiosi con i protagonisti, portatori di rancore, cercatori di vendetta, utili a mostrare la miseria del passato come spinta propulsoria per possibili fasti futuri.

Captain America: Brave New World. Photo courtesy of Marvel Studios. © 2024 MARVEL.

Tradizione a servizio del rinnovamento

Il cambiamento è tutto, il progredire e l’evolvere sono la chiave, sono l’essenza, ed è in funzioni di esse che deve agire Marvel, che deve agire l’America, che deve agire il mondo tutto. Le superpotenze in dialogo sullo sfruttamento delle nuove risorse necessitano di strade conciliatorie da percorrere e, per ottenere ciò, hanno bisogno di un rinnovamento che, però, non dimentichi mai quella che è la tradizione, che non tradisca mai alcuni suoi principi. Il vecchio e il nuovo qua si confrontano, si sfidano, si aiutano, e questo accade sia in termini di trama che, ancor prima, in termini di casting. Prosegue infatti quella linea, adottata ormai da qualche anno dall’MCU, che prevede il reinserimento di attori legati al passato, alla tradizione, a quella sfera quasi affettiva che lega moltissimi spettatori alle prime pellicole proposte dalla casa di produzione fumettistica e che può certamente garantire un maggior successo al botteghino; questo accade puntualmente quando, in parallelo, l’industria decide di imporre la centralità di un volto nuovo, come già era accaduto di recente con Deadpool e, ancor prima, con Spider Man, ricercando così un’affermazione che si faccia forza di una sorta di passaggio di consegne.

E quindi si ritorna ai due protagonisti: Sam Wilson e il presidente Ross, due facce di una stessa medaglia, entrambi apparentemente mossi da buoni propositi ma ostacolati dal divenire rovinoso delle cose, dalle minacce di un mondo che più che cambiare sembra voler ricadere sempre negli stessi errori, continuare ad essere vittima degli stessi problemi, degli stessi difetti. Ci si proietta al futuro, scontrandosi con il passato in continuazione, credendo di non poter superare quegli impedimenti che non hanno mai permesso loro di conquistare il grandino successivo, quegli impedimenti che per lungo tempo li hanno convinti di non poter mai essere effettivamente protagonisti ma solamente gregari, solamente sottoposti. Ora che l’occasione arriva le gambe iniziano a tramare, le certezze rischiano di scemare vertiginosamente, ma sono la determinazione ed il coraggio a dover trionfare per accompagnare l’ascesa necessaria di questi due eroi forse indesiderati. Devono essere ora loro baluardi di speranza, devono essere loro ora a detenere il vero potere e a doverlo orientare nella giusta direzione, abbattendo ogni incertezza postasi lungo la propria direttrice.

E seppur la chiave sia corretta e la lettura su un presente non tanto dissimile sia chiara, anzi lampante, quel che Captain America: Brave New World riesce a realizzare nella sua trama – a tutti gli effetti, comunque, alquanto scontata una volta avviatasi e povera di momenti particolarmente patetici – non avviene in termini più generici sull’andamento narrativo dell’intero progetto, quello del Marvel Cinematic Universe che, da troppo tempo, sembra soffrire di un torpore da cui non riesce ad uscire, pur tentando di strizzare l’occhio allo spettatore tramite i più improbabili escamotage e pur portando avanti una produzione sempre più massiccia, senza mai accennare un rallentamento.

Guarda il trailer di Captain America: Brave New World

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Nel suo tentativo di proseguire rinnovandosi, Marvel continua a ricadere nei soliti errori che vedono una scrittura confusa, la quale essa stessa sembra non sapere dove orientarsi, dove rischiare e dove insistere. La regia di Julius Onah non spicca in alcun modo, rimane asettica, vana, inefficace, il perfetto riflesso di ciò che questa pellicola risulta essere al suo compimento: un'operazione accessoria, tutt'altro che indispensabile e che con fatica ricorderemo, al contrario di tanto di quel che l'ha preceduta, a partire dallo stesso The Falcon and The Winter Soldier che sembrava aver posto premesse assai più promettenti.

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Nel suo tentativo di proseguire rinnovandosi, Marvel continua a ricadere nei soliti errori che vedono una scrittura confusa, la quale essa stessa sembra non sapere dove orientarsi, dove rischiare e dove insistere. La regia di Julius Onah non spicca in alcun modo, rimane asettica, vana, inefficace, il perfetto riflesso di ciò che questa pellicola risulta essere al suo compimento: un'operazione accessoria, tutt'altro che indispensabile e che con fatica ricorderemo, al contrario di tanto di quel che l'ha preceduta, a partire dallo stesso The Falcon and The Winter Soldier che sembrava aver posto premesse assai più promettenti.Captain America: Brave New World, recensione del film Marvel con Anthony Mackie