martedì, Agosto 9, 2022
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Cane Mangia Cane recensione del film di Paul Schrader

Tratto dall’omonimo bestseller di Edward Burker, Cane Mangia Cane segna il ritorno alla regia per Paul Schrader a tre anni dal dimenticabile Il nemico invisibile e a quattro dal chiacchierato The Canyons. Troy (Nicolas Cage), Mad Dog (Willem Dafoe) e Diesel (Christopher Matthew Cock) sono tre criminali che, dopo un lungo periodo passato in prigione, si trovano a dover fare i conti con la vita da uomini liberi. Incapaci di adattarsi alle regole della società civile, i tre decidono di riavvicinarsi al mondo della malavita organizzata portando a termine piccoli furti, fino a quando viene offerta loro una grossa ed irripetibile occasione.

Nato come connubio tra dark comedy e neo-noir, Cane Mangia Cane scandisce l’ennesima battuta d’arresto per Schrader che, nonostante le ottime prove da sceneggiatore, non riesce a trovare una propria marca registica equilibrata e coerente. La resa visiva, spesso puntellata da effetti iper-estetizzati e assolutamente immotivati, non convince pienamente e tramuta il film in un frammentario horror vacui di espedienti disfunzionali tra loro.

Cane Mangia Cane scandisce l’ennesima battuta d’arresto per Schrader che, nonostante le ottime prove da sceneggiatore, non riesce a trovare una propria marca registica equilibrata e coerente

L’uso del bianco e nero, gli effetti nebbia, le costruzioni scenografiche alla Wes Anderson e i ritmi da videoclip si alternano in un’incontrollata ostentazione di uno stile in realtà inesistente, rendendo la messinscena finale innegabilmente prevedibile. In una roboante miscellanea di filtri, anche lo spettatore rischia di trovarsi spesso alienato, dovendo assistere a giochi formali segmentati e a tratti quasi fastidiosi.

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Cane Mangia Cane: trailer italiano con Nicolas Cage e Willem Dafoe

Altrettanto criticabile risulta la storia che, in linea con la sua effettiva rappresentazione, non aggiunge nulla al filone pulp a cui appartiene. Riprendendo la naturalistica spietatezza di Quentin Tarantino e l’alterato onirismo di Terry Gilliam, Schrader sembra voler raccontare un mondo scisso tra la realtà e un sogno (stra-)fatto di acidi, non riuscendo però a costruire un convincente concatenamento di vicende.

Proprio l’azione, pilastro portante di questo genere, viene infatti a mancare, così da non permettere alla narrazione di svilupparsi veramente. Non meno discutibile è inoltre la caratterizzazione dei personaggi: nonostante i tre criminali vengano delineati in modi differenti (la mente, il braccio e il pazzo), le loro figure appaiono costantemente superficiali e neutre, non adatte a favorire la ricezione delle simpatie o delle antipatie di chi guarda.

Schrader sembra voler raccontare un mondo scisso tra la realtà e un sogno (stra-)fatto di acidi, non riuscendo però a costruire un convincente concatenamento di vicende

Differenti opinioni si possono invece esprimere per gli interpreti: Christopher Matthew Cock, attore meno noto della rosa dei protagonisti, appare anzitutto anonimo e incapace ad offrire una chiave di lettura convincente al proprio ruolo; Willem Dafoe avanza al contrario una buona prova recitativa, poiché dipinge con efficacia un inquietante maniaco dal grilletto facile; da ultimo, Nicolas Cage appare indubbiamente il meno credibile, dato che unisce un’opinabile performance ad un physique du rôle assolutamente inadeguato.

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Gabriele Landrini
Gabriele Landrini
Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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