giovedì, Novembre 25, 2021
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Bruised – Lottare per vivere, recensione del film di e con Halle Berry

La recensione di Bruised - Lottare per vivere, film che segna l'esordio alla regia dell'attrice premio Oscar Halle Berry. Dal 24 novembre su Netflix.

Dal 24 novembre è disponibile sulla piattaforma streaming Netflix Bruised – Lottare per vivere, l’esordio alla regia dell’attrice Halle Barry, nota per aver interpretato ruoli come Catwoman nell’omonimo film o Tempesta nella saga di X-Men, e per aver vinto il premio Oscar nel 2022 come migliore attrice protagonista per la pellicola Monster’s Ball – L’ombra della vita.

Bruised è l’ennesimo dramma sportivo hollywoodiano, che segue perfettamente tutti i parametri tipici di questo genere di pellicole, quasi passandole in rassegna una per una. La trama è incentrata sulla storia di Jackie Justice, una ex lottatrice che ha abbandonato il ring dopo un incontro talmente temibile, da farla scappare. Ed ecco che la vediamo tornata ad una vita normale, semplice: lavora come donna delle pulizie, vive con un compagno alcolizzato e violento, nonché suo ex manager, cercando di andare avanti al meglio.

Il punto di svolta, forse il primo, accade a pochi minuti dall’inizio del film, quando il compagno porta la donna ad assistere ad un incontro clandestino dove è presente Immaculate, un noto manager e talent scout che, dopo aver assistito ad uno scontro tra la protagonista e un’altra lottatrice, propone a Jackie di tornare sul ring. La protagonista, che forse non ha mai smesso di sognare in grande e diventare campionessa indiscussa di lotta, coglie l’occasione per tornare ad allenarsi.

A seguirla in questo percorso è Bobby, il personaggio più carismatico della pellicola, interpretato dall’attrice e drammaturga ugandese Sheila Atim. A complicare questo apparente momento di quiete è l’arrivo di Manny, il figlio di Jackie, abbandonato dalla madre subito dopo il parto e cresciuto con il padre fino al momento della sua dipartita. La presenza del piccolo mette a dura prova lo stato psicologico della protagonista, che tenta in tutti i modi di conquistarsi l’affetto e la fiducia del figlio, aiutata da Bobby e non certamente dal compagno.

Il film gira tutto intorno alla voglia di rivalsa e di rinascita, alla resilienza, da parte del personaggio principale, che affronta con grande fatica gli ostacoli che la vita le pone innanzi fin dalla tenera età. Poter risalire sul ring diventa per Jackie l’unico obiettivo di vita e, paradossalmente, la storia del ritorno del figlio, all’inizio potenzialmente interessante e forse unico spunto di empatia con lo spettatore, va perdendo di importanza e intensità con lo scorrere del film. La riflessione finale, finita la visione di Bruised, si sintetizza in una domanda: perché? Perché girare e produrre un film del genere, che è esattamente la copia di tanti altri film come Rocky, Million Dollar Baby, Cinderella Man, The Fighter o il più recente Creed? Che contributo può dare questo film al dramma-sportivo?

La trama non è innovativa, la regia dimostra una certa insicurezza e infantilismo, la recitazione (fatta eccezione per Atim) è scadente; la stessa Halle Barry non è sicuramente al meglio delle sue potenzialità. Il dolore espresso dal suo personaggio risulta spesso poco credibile, troppo urlato, venendo così banalizzato e, alle volte, ridicolizzato. C’è però una scena, la più interessante del film, l’unica degna di nota, che rapisce per un attimo l’attenzione e l’empatia dello spettatore, quella dove il personaggio di Jackie ha un forte attacco di panico. Tutte le dinamiche tratteggiate in quella sequenza rendono per la prima volta la protagonista una donna vera, reale, tangibile.

Per il resto, la pellicola non è all’altezza della bravura dell’attrice/regista. Risulta un’opera come tante che non lascia alcun segno, un dramma già visto e poco convincente, dove neanche le scene dell’allenamento estenuante della protagonista riescono a scuotere l’entusiasmo dello spettatore.

Guarda il trailer ufficiale di Bruised – Lottare per vivere

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Un’opera come tante che non lascia alcun segno, un dramma già visto e poco convincente, dove neanche le scene dell’allenamento estenuante della protagonista riescono a scuotere l’entusiasmo dello spettatore. 
Chiara Marchi
La passione per il cinema nasce dopo la visione al cineclub Arsenale di Pisa di Metropolis di Fritz Lang, in quarta ginnasio | Film del cuore: C’era una volta in America | Il più grande regista: Billy Wilder | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "Nessuno è perfetto." (A qualcuno piace caldo)

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