lunedì, Agosto 8, 2022
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Borat 2, recensione del film con Sacha Baron Cohen

Borat 2 esiste, è tra noi e gode di ottima salute: le mirabolanti, disastrose, politicamente scorrette avventure del reporter kazako nato dalla mente di Sacha Baron Cohen – talento comico britannico di razza, visto di recente ne Il processo ai Chicago 7 – tornano sullo schermo a distanza di quattordici anni dal primo film; solo che questa volta ad ospitarlo non sarà il cinema, l’accogliente buio della sala, bensì il piccolo schermo virtuale e VOD di Amazon Prime Video, dove è disponibile dallo scorso 23 ottobre.

Borat – Seguito di Film Cinema oppure Borat – Seguito di film cinema: consegna di portentosa bustarella a regime americano per beneficio di fu gloriosa nazione di Kazakistan (due dei titoli che ha il film) – riprende le vicende da dove erano state lasciate: dopo quattordici anni passati in un gulag a causa del danno arrecato all’immagine del suo paese, il giornalista kazako Borat Sagdiyev (Baron Cohen) viene incaricato dal presidente di ingraziarsi Donald Trump, regalando al suo vice Mike Pence la star kazaka Johnny la Scimmia. Ma quando Borat approda negli Stati Uniti, si rende conto di aver portato con sé sua figlia Tutar (Marija Bakalova), pronta a trovare un uomo ricco che la possa trasformare nella nuova Melania Trump.

Il ritorno di Sacha Baron Cohen è come una ventata fresca di acido muriatico: la sua comicità corrosiva e scorretta non risparmia nessuno, si spinge oltre ogni limite e infrange ogni pericolosa regola scritta (e non) solo per raccontare, attraverso una lente deformante, la realtà contingente nella quale siamo immersi e che, fin troppo spesso, finiamo per non vedere. Ancora una volta Baron Cohen/Borat ci dimostra come con una risata sia possibile dire tutto, perfino la verità (parafrasando Freud) o che più semplicemente… sarà proprio una risata a seppellirci.

Le idee in nuce già contenute nel primo film in questo secondo capitolo esplodono: la satira feroce nei confronti degli Stati Uniti si fa ancor più grottesca, una parodia farsesca che sceglie volontariamente di lasciar parlare il reale, senza aggiungere troppo all’eccesso che dilaga, lasciando che si trasformi da solo in un folle carrozzone tra negazionisti, repubblicani suprematisti, seguaci di QAnon, Covid-19 e torbidi intrighi politici. Borat e le sue mirabolanti avventure mostrano “l’orrore” (degno di Kurtz in Apocalypse Now) annidato nella banalità del male, dietro il volto medio dell’America che si approccia alle prossime elezioni.

Non a caso Baron Cohen ha voluto fortemente che il film uscisse prima della fatidica data, che vedrà sfidarsi vis-à-vis Trump e Biden: l’attore/autore ha sfidato perfino la pandemia per girare in incognito, per evitare che qualcuno potesse accorgersi della sua presenza sotto i baffi di Borat ma anche che il giornalista kazako – e la fama maturata dopo il primo film – potessero renderlo un bersaglio mobile degli sguardi più indiscreti e sospettosi. Ed è così che interprete e personaggio scelgono il travestimento: una finzione nella finzione, un modo per nascondersi, passare inosservati e far parlare le immagini, le azioni e le parole degli altri.

Borat 2 fa dell’eccesso la sua cifra stilistica; senza nessun intento moralistico, si fa beffe – crudeli – di un’America stanca e confusa, persa in un’adolescenza caotica dalla quale tarda ad uscire. La realtà diventa grottesca parodia, le risate finiscono per deformarla permettendo però al pubblico più attento di riflettere (non senza amarezza) sulla sconsiderata direzione che sta prendendo il nostro mondo. E se stiamo vivendo in un mondo pandemico, tenuto sotto scacco da un virus finora sconosciuto, quanto può sembrare surreale o eccessivo l’atteggiamento sboccato, brutto, sporco e cattivo del giornalista kazako?

Sacha Baron Cohen, con Borat 2, conferma ancora una volta le sue doti di intrattenitore: con la sua galleria di personaggi – come non ricordare anche Ali G o Brüno? – ha raccontato le idiosincrasie degli anni 2000; le sue interviste eccessive e sempre sotto mentite spoglie gli hanno consegnato la piena libertà di mostrare le contraddizioni dei suoi interlocutori, limitandosi ad utilizzare la risata, la satira e le battute come armi contro il politicamente corretto, grimaldelli affilati per fare irruzione nell’universo intangibile (e nascosto) dei comportamenti e delle azioni che nessuno vorrebbe mai mostrare, ma che Baron Cohen/Borat ha sempre osato (ri)chiedere.

Guarda il trailer ufficiale di Borat 2

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Borat 2 fa dell’eccesso la sua cifra stilistica; senza nessun intento moralistico, si fa beffe – crudeli – di un’America stanca e confusa, persa in un’adolescenza caotica dalla quale tarda ad uscire. La realtà diventa grottesca parodia, le risate finiscono per deformarla permettendo però al pubblico più attento di riflettere (non senza amarezza) sulla sconsiderata direzione che sta prendendo il nostro mondo.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Borat 2, recensione del film con Sacha Baron CohenBorat 2 fa dell’eccesso la sua cifra stilistica; senza nessun intento moralistico, si fa beffe – crudeli – di un’America stanca e confusa, persa in un’adolescenza caotica dalla quale tarda ad uscire. La realtà diventa grottesca parodia, le risate finiscono per deformarla permettendo però al pubblico più attento di riflettere (non senza amarezza) sulla sconsiderata direzione che sta prendendo il nostro mondo.