mercoledì, Agosto 17, 2022
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Bloodshot, recensione dell’action movie con Vin Diesel

La recensione di Bloodshot, l'action movie con protagonista Vin Diesel, basato sull'omonimo fumetto Valiant. Disponibile in streaming su Chili.

Per molti spettatori, l’universo dei cinecomics si esaurisce nell’eterna sfida tra le etichette Marvel e DC. Insomma, da una parte gli Avengers, dall’altra i vari Batman, Superman, Wonder Woman, ecc. Si tratta naturalmente di una visione parziale, che spesso non tiene conto dei tanti eroi (più o meno super) che dalle strisce cartacee giungono, con più o meno ambizioni, sul grande schermo. L’ultimo caso è rappresentato dall’action movie Bloodshot, tratto dall’omonimo fumetto creato nel 1993 da Kevin VanHook, Yvel Guitchet e Don Perlin per la Valiant Comics, attualmente disponibile su Chili, Rakuten Tv, YouTube e Google Play.

Il film, diretto da David S. F. Wilson (che ha collaborato agli effetti visivi di Avengers: Age of Ultron) e interpretato dall’energico Vin Diesel, rappresenta la prima trasposizione cinematografica di un fumetto della Valiant e si basa sul reboot del titolo successivo alla vendita dell’editore alla Acclaim Comics nel 1996. Lo diciamo fin da subito: se l’operazione voleva essere una sorta di “biglietto da visita cinematografico” per Valiant e il suo parco di eroi, beh, l’effetto sortito non potrà che essere – ahimè – controproducente.

Raymond Garrison (Vin Diesel) è un soldato costantemente impegnato in missioni speciali all’estero. Dopo aver partecipato a una retata in Medio Oriente, decide di dedicare un po’ di tempo alla compagna, Gina (Talulah Riley), con la quale trascorre alcuni giorni sulla Costiera Amalfitana. In Italia accade però l’impensabile: un gruppo di facinorosi, guidati da un misterioso criminale (Toby Kebbell), rapisce ed uccide sia Ryamond che la compagna. Il soldato, però, è riportato in vita nel laboratorio dell’enigmatico Dr. Emil Harting (Guy Pearce), dove il suo corpo viene potenziato attraverso l’apporto delle nanotecnologie. L’obiettivo del dottore è quello di sviluppare il prototipo di un super soldato, ma Raymond ha altri piani…

Scrivere di Bloodshot è, per certi versi, arduo; e questo perché il recensore si trova nella scomoda posizione (morale) di un cecchino che è obbligato a sparare su un convoglio della croce rossa. È vero, è un modo di dire abusato, ma rende bene l’idea. Insomma, come è possibile criticare in maniera costruttiva un film che definire “brutto” è quasi un eufemismo? Un film grossolano, scritto male e pieno zeppo di voragini narrative. Un film che complica – ma per quale motivo, poi? – una trama tutto sommato lineare attraverso una messa in scena ipercinetica che rende tutto inspiegabilmente contorto, oltre che ripetitivo (al di là naturalmente dell’espediente narrativo attorno a cui ruota l’intera vicenda).

Bloodshot è un film che sembra volersi togliere dignità ad ogni singola inquadratura. Non cerca mai di coinvolgere lo spettatore, o quantomeno di farlo parteggiare per il protagonista (descritto, oltretutto, in maniera schematica: è il classico “maschio alfa”, duro ma con un cuore grande). Anzi, lo respinge costantemente, anche laddove la partecipazione – se non emotiva, quantomeno “fisica” – dovrebbe essere garantita: ovvero nelle sequenze d’azione (per nulla memorabili). Per non parlare poi del fatto che tutti – ma proprio tutti: dagli sceneggiatori, al regista, agli attori – si prendono troppo maledettamente sul serio. Aspetto, quest’ultimo, che affatica notevolmente la visione.

In tutto questo marasma estetico, Vin Diesel e Guy Pearce sembrano naufraghi spaesati costretti a condividere una zattera che procede – con una certa malsana fierezza – alla deriva. E fa quasi bonariamente sorridere il tentativo dei due attori di dare un senso a un’operazione che – per dirla alla Vasco Rossi – un senso (ma davvero!) non ce l’ha. Così, alla fine, ci si domanda a quale pubblico (reale) sia effettivamente destinato un film di questo tipo. Ai fan di Vin Diesel? (ma perché, ce ne sono davvero?) Agli amanti del genere action? O magari a quelli dei cinecomics?

In principio certamente lo spettatore tipo doveva far parte di almeno una delle tipologie sopra indicate. Conclusa la visione del film, però, è difficile delineare un pubblico capace di “accettare” un prodotto di questo genere, contraddistinto da una spettacolarità sterile e a tratti davvero irritante, perché non supportata da una struttura narrativa capace di rendere credibile la storia alla quale stiamo assistendo. Per tale motivo, nonostante le premesse, Bloodshot è un film destinato a deludere tutte le tipologie di spettatori potenzialmente attratti da opere di questo genere e probabilmente – anche se le logiche produttive di certi studios rimangono ancora un mistero, almeno per chi scrive – non darà adito alla realizzazione di inutili sequel.

Guarda il trailer ufficiale di Bloodshot

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Bloodshot è un film che sembra volersi togliere dignità ad ogni singola inquadratura. Non cerca mai di coinvolgere lo spettatore, o quantomeno di farlo parteggiare per il protagonista. Anzi, lo respinge costantemente, anche laddove la partecipazione - se non emotiva, quantomeno "fisica" - dovrebbe essere garantita: ovvero nelle sequenze d'azione (per nulla memorabili).
Diego Battistini
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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Bloodshot, recensione dell'action movie con Vin DieselBloodshot è un film che sembra volersi togliere dignità ad ogni singola inquadratura. Non cerca mai di coinvolgere lo spettatore, o quantomeno di farlo parteggiare per il protagonista. Anzi, lo respinge costantemente, anche laddove la partecipazione - se non emotiva, quantomeno "fisica" - dovrebbe essere garantita: ovvero nelle sequenze d'azione (per nulla memorabili).