lunedì, Settembre 20, 2021
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Blade Runner 2049, recensione dell’atteso sequel di Denis Villeneuve

Blade Runner 2049 è pronto a vedere, finalmente, la luce delle sale cinematografiche. Il film firmato dal genio di Denis Villeneuve segnerà, per le nuove generazioni di appassionati, per i nostalgici del precedente cult diretto nel 1982 da Ridley Scott e per gli innamorati cronici della fantascienza firmata Philip K. Dick, un romantico ritorno alle atmosfere fumose, cupe, malinconiche e struggenti che avevano caratterizzato le origini cinefile di questo indiscusso capolavoro.

Questa volta lo spettatore sarà coinvolto nelle avventure di K (Ryan Gosling), un agente di polizia della Los Angeles del 2049, avvolta in un inequivocabile sconvolgimento climatico in seguito al drammatico black-out totale del 2021. A lui spetterà il compito di risolvere un rompicapo potenzialmente fatale per l’intero equilibrio del proprio mondo, un intrigo talmente fitto che lo porterà sulle tracce del famoso Blade Runner (cacciatore di replicanti) Rick Deckard (Harrison Ford).

Androidi e replicanti: simulacri di esseri umani, corpi vuoti umani – più che umani – ma privi di ciò che distingue la nostra specie, un’anima. Le premesse affrontate da Dick nel suo celebre romanzo Il Cacciatore di Androidi (il cui titolo originale, Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, tradisce la complessità degli argomenti affrontati) tornano oggetto della disquisizione cinefila dell’occhio della macchina da presa di Villeneuve, indiscusso talento in ascesa, autore di uno degli sci-fi forse più complessi della passata stagione, Arrival.

Villeneuve in Blade Runner 2049 mette al servizio del marketing, del merchandising e dello sfruttamento “seriale” in chiave revival il proprio genio visionario: un’estetica raffinata quanto rarefatta, ammaliante e ipnotica, costruita su solide simmetrie geometriche, sembra evocare – a livello visivo – quella struttura complessa che contraddistingue le “pecore elettriche” alle quali accennava Dick.

No, non un riferimento effettivo agli ovini stessi, quanto un raffinato rimando ai frattali, strutture presenti anche in natura e pronte a replicare all’infinito una singola, perfetta, unità di sé: questo è l’effetto che suscita sullo spettatore il sequel firmato da Villeneuve, un ipnotico labirinto che trascina, impotenti, fin nel cuore stesso del problema affrontato prima da Dick e poi sfiorato, solamente, da Scott.

In un futuro non troppo lontano, come farà l’essere umano a distinguere ciò che è reale da ciò che è sintetico, un semplice replicante nato per imitare una realtà – e un’umanità – che forse si sono perse per sempre o semplicemente non si sono mai conosciute fino in fondo?

In Blade Runner 2049 (qui il trailer italiano ufficiale) il dramma del replicante, dell’androide che imita l’essere umano ma rimane comunque privo di un’anima, deflagra in modo roboante: e lo fa attraverso la recitazione di Gosling, che procede per “sottrazione”, confermando la sua versatilità soprattutto nei silenzi e negli spazi vuoti che non tenta di riempire, ma piuttosto insegna ad ascoltare.

Ma lo fa anche grazie a una fotografia maestosa, estatica ed estetica, visionaria ma reale, firmando ogni inquadratura come un’istantanea degli ultimi barlumi di vita di un pianeta alla deriva, colto nel suo drammatico canto del cigno e pronto ad affidarsi, con un gesto disperato, al miracolo della vita sintetica che potrebbe salvare l’umanità dalla fine inesorabile.

Guarda il trailer ufficiale di Blade Runner 2049

Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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