lunedì, Aprile 22, 2024
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Black Adam, recensione del cinecomic DC con Dwayne Johnson

La recensione di Black Adam, il cinecomic DC con protagonista Dwayne Johnson nei panni dell'antieroe eponimo. Dal 20 ottobre al cinema.

Dwayne Johnson non ha mai nascosto quanto fosse affezionato al personaggio di Black Adam e quanto avesse a cuore il desiderio di realizzare un film interamente dedicato al personaggio DC ideato da Otto Binder e C.C. Beck, la cui storia è andata incontro a diversi retcon nel corso degli anni e il cui ruolo nei fumetti è stato spesso ridefinito.

Ora, è finalmente arrivato il momento di godere dei frutti di tutti gli sforzi perpetrati da “The Rock” al fine di riuscire a portare la genesi di Teth-Adam sul grande schermo: dal 20 ottobre, infatti, arriva al cinema Black Adam, che segna il debutto ufficiale del personaggio eponimo nel DCEU e, parallelamente, quello della grande star di Hollywood nell’universo dei supereroi. Il film, di cui Johnson è ancora produttore, è diretto da Jaume Collet-Serra (che lo scorso anno aveva già lavorato con l’attore in Jungle Cruise) e si pone esattamente a metà strada tra l’origin story e il cinecomic ensemble.

Black Adam si apre con un lungo prologo che ci trasporta nell’antica Kahndaq, nazione immaginaria del Medio Oriente nell’Universo DC, ridotta in schiavitù da un despota crudele e spietato, per raccontarci come un giovane coraggioso tentò di opporsi all’ira funesta del tiranno, il cui obiettivo era quello di entrare in possesso di Eternium, un minerale nascosto nel sottosuolo che gli avrebbe permesso di forgiare la corona di Sabbac, un mistico artefatto in grando di inglobare in sé e di donare a chi lo indossa tutti gli incredibili e oscuri poteri del regno demoniaco. Dopo essere stato giustiziato davanti al suo popolo, alla disperata ricerca di un eroe capace di restituirli la libertà, il giovane ragazzo venne scelto dagli Dei per assumere l’identità di Teth-Adam, noto come il Campione di Kahndaq. Tuttavia, Teth-Adam usò i suoi poteri per vendicarsi dei torti subiti dal sovrano e recuperare la corona di Sabbac, e alla fine – pur avendo sconfitto il proprio nemico – venne imprigionato.

Un salto temporale abbastanza significativo ci trasporta a 5.000 anni dopo quegli eventi, ai giorni nostri: Teth-Adam è stato liberato, ma è ancora intenzionato ad esercitare il suo oscuro senso di giustizia su Kahndaq, un paese ancora privo di libertà, schiavo della dittatura militare di un’organizzazione nota come Intergang, anche lei interessata ad entrare in possesso dell’Eternium e della leggendaria corona. È allora che Teth-Adam, rifiutando di arrendersi, viene prontamente osteggiato da una squadra di supereroi moderni nota come Justice Society – composta da Hawkman, Atom Smasher, Cyclone e Doctor Fate -, che cercherà disperatamente di riportare la divinità alla prigionia eterna.

Come sottolineato in precedenza, quello di Black Adam è un racconto dalla doppia anima: da un lato, abbiamo l’avvincente storia di origini dell’antieroe preferito dai fan dell’Universo DC; dall’altro, abbiamo l’intrigante pattern narrativo da tipico crossover supereroistico, in cui una manciata di eroi uniscono le forza dando vita al classico team che si pone come obiettivo quello di fermare la presunta minaccia di turno.

Cuore, umorismo e grande azione… ma nulla più!

Ci sono indubbiamente diversi aspetti che funzionano in Black Adam e che restituiscono al pubblico un’esperienza tutto sommato piacevole e in grado di intrattenere. Tra questi, c’è sicuramente la visione che Jaume Collet-Serra (per la prima volta alla regia di un cinecomic) sembra avere dell’antieroe: per il regista spangolo, la figura di Teth-Adam è a tutti gli effetti quella dello straniero che arriva in città e vuole infrangere le regole, da sempre uno dei capisaldi del genere western, che di fatto – durante il film – viene anche ironicamente omaggiato a più riprese attraverso le gesta del protagonista.

In effetti, Black Adam sembra essere diverso da qualsiasi eroe che sia mai apparso sullo schermo: vive in una sorta di zona d’ombra dove acconsente a giocare seguendo esclusivamente le sue regole e dove la sua moralità viene costantemente messa in discussione. Un personaggio che sembra essere parte del DNA e dell’anima di Dwayne Johnson, a cui l’attore riesce a dare non solo fascino ma anche un certo spessore, mettendo in luce attraverso la sua imponente stazza e il suo innegabile carisma non solo gli aspetti più brillanti e divertenti della parabola dell’antieroe, ma anche quelli più epici e solenni.

Per tutta la durata del film, la sceneggiatura cerca di far convergere la credibilità di un personaggio come Teth-Adam – legittimata soprattutto dall’esplorazione di domande che riguardano la natura e il ruolo dell’eroe, cosa rende qualcuno tale e chi ha il diritto di definire cosa sia davvero la giustizia – con il cuore, l’umorismo e la grande azione cinematografica, dando vita ad un mix potenzialmente esplosivo dal punto di vista narrativo e spettacolare che tuttavia non impedisce allo spettatore di esimersi da un inevitabile confronto con il Marvel Cinematic Universe, dove la combinazione di tutti questi elementi rappresenta, ormai da anni, il fondamento su cui si regge il grande successo del franchise.

Da questo punto di vista, quindi, Black Adam non rappresenta di certo un incoraggiante punto di svolta nel tanto decantato processo di riedificazione dell’universo espanso della DC, che fin dall’uscita de L’uomo d’acciaio nel 2013 ha faticato parecchio per riuscire a trovare una sua voce, una sua identità ed un suo stile ben precisi. Inoltre, in più di un momento si avverte una stucchevole autoreferenzialità rispetto a quelli che sono stati proprio gli albori del DCEU, fortemente influenzati dalla visione e dallo stile cupo di Zack Snyder che, come ben sappiamo, sono sempre stati altamente divisivi.

In definitiva, Black Adam è un film di supereroi che vive di contraddizioni, in cui elementi che indubbiamente risultano funzionali ad innalzarne il valore di grande blockbuster votato all’intrattenimento vanno purtroppo a cozzare con altre componenti che denotano una certa superficialità di scrittura (come nel caso dei membri della Justice Society, il cui background non è per nulla approfondito) e di ossatura narrativa (le scene d’azione tendono a prevalere eccessivamente sui tempi più distesi e statici del racconto, che alla fine vengono posizionati in maniera davvero poco equilibrata rispetto a quelli più concitati e adrenalinici).

In un certo senso, è come se la presenza di Dwayne Johnson e la necessità di focalizzarsi su ciò che il protagonista sia stato in grado di mettere al servizio di questo agognato progetto – al fine di far coincidere il suo fuoco sacro e la sua energia di attore con quelli del personaggio che è stato chiamato ad interpretare – fagocitassero tutto il resto, impedendo a Black Adam di svincolarsi da determinate soluzioni trite e ritrite, ma anche di imporsi per originalità, tracciare seriamente un nuovo inizio per il DCEU e, di conseguenza, lasciare davvero un segno indelebile.

Guarda il trailer ufficiale di Black Adam 

GIUDIZIO COMPLESSIVO

È come se la presenza di Dwayne Johnson e la necessità di focalizzarsi su ciò che il protagonista sia stato in grado di mettere al servizio di questo agognato progetto - al fine di far coincidere il suo fuoco sacro e la sua energia di attore con quelli del personaggio che è stato chiamato ad interpretare - fagocitassero tutto il resto, impedendo a Black Adam di svincolarsi da determinate soluzioni trite e ritrite, ma anche di imporsi per originalità, tracciare seriamente un nuovo inizio per il DCEU e, di conseguenza, lasciare davvero un segno indelebile. 
Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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È come se la presenza di Dwayne Johnson e la necessità di focalizzarsi su ciò che il protagonista sia stato in grado di mettere al servizio di questo agognato progetto - al fine di far coincidere il suo fuoco sacro e la sua energia di attore con quelli del personaggio che è stato chiamato ad interpretare - fagocitassero tutto il resto, impedendo a Black Adam di svincolarsi da determinate soluzioni trite e ritrite, ma anche di imporsi per originalità, tracciare seriamente un nuovo inizio per il DCEU e, di conseguenza, lasciare davvero un segno indelebile. Black Adam, recensione del cinecomic DC con Dwayne Johnson