L’autobiografia di Johnny Rotten, storico frontman dei Sex Pistols, offre un ritratto dettagliato della vita nella periferia proletaria del Regno Unito durante gli anni ’70. Una realtà composta da decadenti casermoni vittoriani, adibiti ad alloggi popolari, dove famiglie di immigrati irlandesi e giamaicani si trovavano ad abitare in appartamenti troppo piccoli per la loro numerosa prole. Dove i servizi igienici consistevano in una latrina comune, posizionata nel cortile interno della fatiscente struttura.
Era questo il marcio e fertile terreno che fornì l’humus necessario per la nascita e la proliferazione del punk rock, fenomeno esploso nella seconda metà di quella decade. Non solo un movimento musicale, ma una vera e propria filosofia di vita sposata da una moltitudine di giovani arrabbiati e disillusi, che aveva fatto dello slogan nichilista “No Future” la propria bandiera.
Una gioventù perduta e senza speranza
Passa il tempo, passano le mode, ma le differenze di classe rimangono più o meno quelle, se non addirittura separate da un divario costantemente in crescita. Le periferie urbane sono leggermente cambiate, ma sono ancora lì; così come quella gioventù perduta e senza speranza, che nel mentre ha dismesso cresta e spille da balia in favore dei tatuaggi, con cui ricoprire ogni centimetro del corpo, volto compreso. Si esterna il proprio disagio attraverso nuovi generi musicali, come la trap, ma anche gli eredi del punk vanno ancora forte (si vedano gruppi come Fontaines D.C. e Idles).
Si propone di raccontare questa nuova realtà Bird, in arrivo nelle nostre sale a partire dall’8 maggio. Il film rappresenta l’ultima fatica della regista e sceneggiatrice inglese Andrea Arnold (American Honey, Big Little Lies – Piccole grandi bugie), già premiata con l’Oscar nel 2005 per il cortometraggio Wasp.

Di cosa parla Bird?
La trama di Bird si svolge sullo sfondo della grigia periferia di una cittadina del sud dell’Inghilterra, popolata da una fauna a dir poco pittoresca. Alla notizia delle imminenti nozze dello scapestrato padre Bug (il sempre bravissimo Barry Keoghan) con la sua nuova fidanzata Kayleigh (Frankie Box), la dodicenne Bailey (Nykiya Adams) scappa di casa contrariata. La ragazzina passa la giornata seguendo le bravate della gang di vigilanti del fratellastro Hunter (Jason Buda), per poi trascorrere la notte all’aperto, in un campo lì vicino. È proprio qui che, al suo risveglio, Bailey fa la conoscenza di Bird (Franz Rogowski), bizzarro personaggio in cerca della madre perduta. La donna, scomparsa quando era solo un bambino, sembrerebbe infatti aver vissuto nel quartiere. La nostra protagonista, intrigata dallo strano ed enigmatico individuo, deciderà di aiutarlo nella sua difficile ricerca.
Un microcosmo sottoproletario
Bird mette in scena un microcosmo sottoproletario con uno stile che ricorda, a tratti, l’opera del regista britannico Ken Loach (Riff-Raff – Meglio perderli che trovarli, My Name Is Joe), spesso concedendosi anche derive poetiche vicine ai territori del realismo magico, tanto in voga negli ultimi anni. Un mondo di palazzoni fatiscenti e roulotte, dove ogni singola superficie o parte, sia esterna che interna, è ricoperta da graffiti.
In lontananza c’è il benessere, rappresentato dalle navi da crociera che si stagliano all’orizzonte, simbolo di una realtà che rimane irraggiungibile. La popolazione locale sembrerebbe essere composta per la maggior parte da giovanissimi, diventati genitori troppo presto e troppe volte, naturalmente con partner differenti. Le famiglie al centro del mondo di Bird vanno al di là della definizione di “allargate”.

Una protagonista matura ma sognatrice
Adulti egoisti e irresponsabili che vivono alla giornata, con una propensione per dormire fino a tardi e fare festa con alcol, droga e musica martellante (sul ritornello “Life ain’t always empty” di A Hero’s Death dei succitati Fontaines D.C.). In questo contesto, i bambini sono costretti a crescere in fretta e furia se vogliono sopravvivere. La nostra Bailey ne è l’esempio lampante, sempre pronta a prendersi cura delle sorelline più piccole e a rispondere a tono al nuovo violento compagno della madre.
Ma la ragazza non ha smesso di sognare, perdendosi spesso nei video che proietta sulla parete della sua stanza. Immagini del cielo in cui volano liberi alcuni uccelli, sogno di evasione da quella realtà misera e grigia. Una dodicenne matura ma sognatrice, naturale che provi una particolare affinità per Bird, adulto dall’innocenza quasi infantile. Un personaggio che sembrerebbe essere uscito proprio dal mondo onirico. Che sia l’incarnazione di uno degli uccelli che ha osservato tante volte nei suoi video?
Fra crudo realismo e piccole derive fantastiche
Bird riprende un genere più volte visitato come il coming of age (dal classico Stand by Me – Ricordo di un’estate, fino al più recente Licorice Pizza) declinandolo al contesto dell’odierna periferia britannica. Un film capace, attraverso gli stilemi di certo cinema indipendente, di trasportarci in un mondo di brutture, ma dove sono ancora presenti piccoli scorci di bellezza, almeno negli occhi di chi sa guardare.
La pellicola dosa abilmente i suoi piccoli elementi fantastici, innestati in un racconto di crudo realismo, riuscendo a mantenere una certa ambiguità. Ottimo tutto il cast; non solo due interpreti ormai consolidati come Keoghan e Rogowski, ma anche gli attori più giovani, Nykiya Adams in testa. Tutte cose che fanno di Bird una produzione sicuramente consigliata, capace di commuovere ed emozionare con la sua poetica sincerità.


