lunedì, Settembre 20, 2021
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Beckett, recensione del thriller con John David Washington

La recensione di Beckett, thriller di Ferdinando Cito Filomarino con protagonista John David Washington. Dal 13 agosto disponibile su Netflix.

Un turista americano in un paese straniero; un uomo comune coinvolto, a suo malgrado, in un intrigo mortale più grande di lui. Un topos narrativo popolarizzato nel cinema da film come L’uomo che sapeva troppo di Alfred Hitchcock – più dalla versione del ’56, con James Stewart e Doris Day, che dalla precedente del ’34 -, ripreso in seguito da altre innumerevoli pellicole. L’americano appartenente alla classe media è stato assunto come minimo comune denominatore dell’uomo qualunque della società occidentale, avatar ideale in cui far riconoscere e immedesimare lo spettatore. Rientra in questa categoria di personaggi anche Beckett, protagonista dell’omonimo film coprodotto da Rai Cinema, disponibile su Netflix dal 13 agosto.

Un film che già nella scelta della nazionalità del suo protagonista e del cast mostra le sue ambizioni internazionali. Non è un caso che dietro a Beckett vi sia il regista Ferdinando Cito Filomarino, pronipote di Luchino Visconti e, soprattutto, collaboratore assiduo di Luca Guadagnino (Cito Filomarino è stato regista di seconda unità in diversi film dell’autore palermitano, tra cui Chiamami col tuo nome e Suspiria). Una qualità, quella dell’internazionalità, che si può ritrovare in tutte le pellicole del mentore Guadagnino, qui in veste di produttore.

La trama segue, appunto, le vicende di Beckett (John David Washington), in vacanza in Grecia assieme alla fidanzata April (Alicia Vikander). Un tragico incidente stradale, provocato da un suo colpo di sonno improvviso, causa la morte di April. Dopo il risveglio in ospedale, ed aver appreso la terribile notizia, Beckett si trova casualmente coinvolto in qualche oscuro complotto. Il suo soggiorno greco, già non idilliaco, si trasformerà presto in una fuga per la sopravvivenza.

Beckett, nei suoi primi trenta minuti, sembrerebbe un classico film drammatico, di quelli sull’elaborazione del lutto e del senso di colpa. La svolta thriller arriva quasi inaspettata, ma evitando di risultare forzata e innaturale. Merito di questo va al taglio registico, che mantiene il suo stile – che potremmo definire “autoriale”- anche quando approccia classiche scene di suspense e d’azione. Un occhio realistico e anti-hollywoodiano, simile a quanto visto in altri “thriller d’autore”, come certe pellicole di Michael Mann (Collateral).

Beckett mette in scena in modo efficace questo “incubo in terra straniera”; la fuga disperata di un uomo che si trova in un altro paese, di cui non conosce neanche la lingua, dove non può fidarsi nemmeno delle forze dell’ordine. A questo aspetto sono anche affiancati classici temi da thriller politico, vicini a certo cinema degli anni ’70, sullo sfondo di una Grecia devastata dalle politiche di austerity europee. Una critica che chiama in causa anche un certo modo di agire degli USA, sempre pronti ad interferire – da dietro le quinte – in questioni di politica interna di altri paesi, tirando in ballo nello specifico l’amministrazione Obama (faccenda, secondo chi scrive, causa dell’accoglienza fredda ricevuta da parte della critica d’oltreoceano).

Tornando al discorso dell’uomo comune catapultato in vicende eccezionali, è proprio questo aspetto a suscitare le maggiori perplessità durante la visione del film: non si capisce come un tizio qualunque, che nella vita si occupa di software per la difesa, riesca a cavarsela in situazioni degne dello 007 di Daniel Craig, senza giustificare le sue capacità e la sua resistenza con un qualche tipo di background militare, o similare. Non bastano la semplice determinazione e la ricerca di una sorta di espiazione per la morte della fidanzata a rendere accettabili alcuni momenti del film, soprattutto considerandone il taglio realistico e per niente metaforico.

Un difetto che intacca in parte, ma non rovina irrimediabilmente, la pellicola; Beckett, tirando le somme, si rivela una piacevole sorpresa del catalogo Netflix. Un film consigliato agli amanti del thriller, che non disdegnano anche uno stile più di tipo autoriale.

Guarda il trailer ufficiale di Beckett

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Beckett è un piacevole thriller d'autore, che sorprende con la sua svolta iniziale, per niente forzata e innaturale. Un film consigliato a tutti gli amanti di certo cinema, che riesce a incorporare nella narrazione anche interessanti elementi politici e sociali.
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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