mercoledì, Maggio 19, 2021
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Ballo Ballo, recensione del musical con i successi di Raffaella Carrà

La recensione di Ballo Ballo, il musical spagnolo con le canzoni di Raffaella Carrà. Dal 25 gennaio disponibile su Amazon Prime Video.

Ballo Ballo è l’atteso musical basato sugli immortali successi di Raffaella Carrà che arriverà, a partire da 25 gennaio, sulla piattaforma Amazon Prime Video. Dietro la macchina da presa fa il suo debutto Nacho Álvarez, confrontandosi con un pilastro della cultura – ma, soprattutto, della musica – pop come la Carrà, con l’affetto che i fan nutrono per i suoi successi e con un ricco cast pronto a ballare e cantare su queste famose note: Ingrid García-Jonsson, Verónica Echegui (già vista nella commedia Lasciati Andare), Fernando Guallar, Giuseppe Maggio (protagonista del teen movie Sul Più Bello), Fran Morcillo, Fernando Tejero, Pedro Casablanc, Carlos Hipolito e Natalia Millán sono gli attori scelti per realizzare questo pirotecnico affresco corale ambientato tra Spagna e Italia.

Maria è una ragazza piena di vita e voglia di libertà, con la grande passione del ballo; dopo avere abbandonato il suo promesso sposo davanti all’altare di una chiesa di Roma, torna a Madrid per scoprire cosa vuole davvero dalla vita. Va a vivere con la sua nuova amica Amparo – hostess del locale aeroporto dove entrambe lavorano – e con un colpo di fortuna riesce a entrare nel corpo di ballo del programma di maggior successo del momento, “Las noches de Rosa”. Lì si innamora di Pablo, figlio del temibile censore televisivo Celedonio, che sta seguendo le orme del padre nell’emittente televisiva: purtroppo, nella Spagna degli anni ’70, la rigida censura dei costumi non esita ad abbattersi sui programmi tv ma anche sulle vite dei personaggi.

Ballo Ballo è un musical liberatorio, sfrontato, pirotecnico: ogni fotogramma in technicolor grida, rumoroso, tra colori e canzoni gli immortali ritornelli che hanno costruito l’immaginario della cultura pop. Ma, sotto la patina colorata, i piedi d’argilla di una struttura convenzionale ne denunciano le numerose fragilità. Álvarez, alla sua prima regia, ha l’oneroso compito di non tradire le aspettative legate al nome di Raffaella Carrà, regina incontrastata di uno stile e di un modo di vivere: il Carrà-pensiero permea le scelte tecniche, le coreografie, la fotografia, i numeri canori rutilanti e inarrestabili. Per essere un prodotto europeo, Ballo Ballo non riflette l’ingombrante confronto con i modelli americani, quei musical sfarzosi e opulenti che hanno segnato la storia del cinema.

Il problema legato ai film musicali è, molto spesso, proprio quest’ultimo: la disponibilità economica hollywoodiana ha sempre permesso di mettere in scena spettacoli memorabili, sia a teatro che su pellicola; i corrispettivi europei hanno sempre rischiato di subire il contraccolpo, rafforzando in tal modo un aspetto fondamentale legato alla creatività e all’inventiva. Il musical di Álvarez si diverte e intrattiene il pubblico da casa, spinge a lanciarsi in ardite coreografie nel proprio salotto, trascina con il suo ritmo incalzante; nella versione originale gli interpreti eseguono le canzoni in spagnolo, permettendo un maggior coinvolgimento emotivo, un transfert totale tra lo spettatore e i personaggi che si muovono davanti alla macchina da presa, trasformando in tal modo la vita stessa in un naturale set da musical.

Ballo Ballo, commedia musicale jukebox divertente (e divertita), risente però delle debolezze strutturali che la accompagnano fin dai primissimi minuti: la trama è esile e appena tratteggiata, la risoluzione in tre atti convenzionale e prevedibile, funzionale solo alla messinscena colorata dei numeri musicali. La Spagna degli anni ’70, bloccata tra le contraddizioni claustrofobiche della dittatura (come il ruolo della censura) e la voglia di rivoluzionare i costumi sociali liberandoli da pregiudizi e preconcetti, si sposa benissimo con il Carrà-pensiero e i messaggi delle sue canzoni che si trasformano effettivamente in inni, colmando le lacune delle parole quando quest’ultime sono incapaci di spiegare l’ampio spettro delle emozioni.

Nonostante il cameo – e la benedizione – dell’iconica Raffaella al progetto, Ballo Ballo rimane un gustoso divertissement: un divertente pasticcio di genere, colori e canzoni, uno di quei casi in cui un’estetica camp – ad un passo dal sano trash – trasforma un prodotto in un instant cult immediato, un inconfessabile guilty pleasure da salotto; eppure la sensazione che si ha, dopo la visione, è che si sarebbe potuto osare di più, creare un immaginario cinematografico ancor più forte – e forse più complesso – per omaggiare nel migliore dei modi un simbolo della storia dello spettacolo italiano (e non solo).

Guarda il trailer ufficiale di Ballo Ballo

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Ballo Ballo è un musical liberatorio, sfrontato, pirotecnico: ogni fotogramma in technicolor grida, rumoroso, tra colori e canzoni gli immortali ritornelli che hanno costruito l’immaginario della cultura pop. Ma, sotto la patina colorata, i piedi d’argilla di una struttura convenzionale ne denunciano le numerose fragilità.
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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