sabato, Marzo 6, 2021
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Baby Driver, recensione del nuovo film di Edgar Wright

Baby Driver è un musical pulp dalle sonorità pop e funky, un caos creativo, visivo e musicale orchestrato con maestria dal regista britannico Edgar Wright.

Il lungometraggio guida – nel vero senso della parola – lo spettatore nelle rocambolesche avventure al limite della legge di Baby (Ansel Elgort), giovanissimo e talentuoso autista “di rapine” al servizio del boss Doc (Kevin Spacey) per estinguere un debito che aveva contratto con quest’ultimo.

Felice di aver terminato l’ultimo colpo e di essersi rimesso così in pari nei confronti di Doc, Baby è costretto a prendere parte a un’ultima difficilissima missione perseguitato dai villains “Pazzo” (Jamie Foxx), Buddy (John Hamm) e accompagnato dall’amore della sua vita Deborah (Lily James).

L’immaginario di cui si fregia Baby Driver fa riferimento ai migliori Tarantino e Ritchie, ma riesce a costruire una propria personalità forte e identificativa che lo renderà un film capace di resistere alla memoria degli anni.

La trovata tecnica e narrativa più coinvolgente è il sapiente utilizzo del sonoro sia a livello diegetico che extra-diegetico: la colonna sonora accompagna qualsiasi azione compiuta da Baby quasi fosse un musical metropolitano su quattro ruote, grazie anche all’escamotage drammaturgico dell’acufene da cui è afflitto il protagonista.

Per questo motivo Baby è interamente immerso nel perseguimento di due obiettivi: quello di sopprimere il sibilo alle orecchie causato da un incidente mortale che lo coinvolse da piccolo e che lo lega a un passato ormai irrecuperabile, e quello di redimersi dalla sua vita criminale, raggiungere la somma da riconsegnare e costruirsi finalmente una nuova vita.

In Baby Driver la musica, la voce, tutto ciò che nella vita produce “suono”, costituiscono la costante dell’universo del protagonista e della sua personale redenzione. Anche l’assenza di sonorità rappresenta un anello importante nella vita del ragazzo, come accade per la figura del padre adottivo incapace di ascoltare e parlare come tutti ma, al contrario, l’unico in grado di ascoltare e parlare come fosse una coscienza in carne ossa.

Un plauso va al giovane interprete Ansel Elgort in grado di portare sullo schermo tutta la freschezza di un personaggio appassionato e testardo, a metà tra una risolutezza adulta e un imbarazzo nei confronti delle situazioni della vita tipico dell’adolescenza. Jamie Foxx e Kevin Spacey divertono e si divertono nei panni dei loro personaggi tipicizzati ma, grazie al loro straordinario talento, mai banali.

Guarda il trailer ufficiale di Baby Driver

Carlotta Guido
Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)

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