Cosa sono gli arcobaleni? Da sempre questi archi di luce alimentano fantasie, leggende e racconti popolari: c’è chi dice che alla loro fine si nascondano tesori custoditi dai folletti, chi li immagina come ponti sospesi tra cielo e terra. A risponderci, oggi, è Ugo Bienvenu, giovane fumettista e sceneggiatore francese qui al suo esordio alla regia: gli arcobaleni sono viaggiatori del tempo, e le scie luminose che solcano il cielo non sono altro che la traccia del loro passaggio, varchi capaci di rompere lo spazio e collegare generazioni lontanissime tra loro.
Arco – Un’amicizia per salvare il futuro, prodotto anche da Natalie Portman, è stato presentato al Festival di Cannes 2025 nella sezione “Séances Spéciales”, è entrato nella cinquina degli Academy Awards come candidato all’Oscar 2026 per il miglior film d’animazione e ha conquistato sia il César sia il prestigioso Cristal per il miglior lungometraggio al Festival Internazionale del film d’animazione di Annecy 2025. Un debutto che non solo si è fatto notare, ma ha trovato un riconoscimento concreto nei contesti più autorevoli del cinema mondiale, imponendosi per forza immaginativa e personalità autoriale.
Due futuri, un’unica responsabilità
Arco – Un’amicizia per salvare il futuro, come suggerisce il titolo stesso, è un film che parla di futuro, ma lo fa articolandosi su due epoche distinte. Da un lato c’è un tempo lontanissimo, collocabile attorno all’anno 3000: un mondo sospeso nel cielo, sopra le nuvole, organizzato su piattaforme ecosostenibili sorrette da strutture che richiamano la forma di alberi. In questo scenario vive Arco, un bambino curioso e impulsivo, cresciuto in una società futura affascinante e visionaria che sembra aver trovato un equilibrio quasi ideale fra tecnologia e natura.
Dall’altro lato c’è il 2075, un’epoca molto più vicina a noi e, proprio per questo, inquietantemente familiare. Qui vive Iris, una bambina di dieci anni determinata e sensibile. In questo tempo il pianeta porta i segni evidenti delle crisi ambientali: incendi frequenti, un cielo meno protettivo, un buco dell’ozono che incombe come una ferita ancora aperta. Se il 3000 rappresenta un’ipotesi di rinascita, il 2075 è la proiezione diretta delle nostre responsabilità, un domani che nasce dalle crepe del nostro oggi.

“Credi che i desideri si avverino?”
Arco ha un sogno: vedere i dinosauri. Nella sua famiglia tutti possono viaggiare nel tempo grazie a un mantello magico che disegna scie arcobaleno nel cielo, ma lui non ha ancora compiuto dodici anni e la regola è ferrea. L’impazienza lo spinge a infrangerla: ruba il mantello della sorella e si lancia nel vuoto. Ma qualcosa va storto e, invece della preistoria, Arco precipita nel tempo di Iris, che vive con il fratellino neonato e un robot tuttofare di nome Mikki. È qui che nasce l’amicizia tra i due bambini, ed è da questo incontro che prende forma la missione: recuperare la gemma necessaria a rifrangere la luce, finita nelle mani di tre strani individui, e permettere ad Arco di tornare a casa.
Questo spostamento nel tempo non è solo un’avventura: è un racconto di formazione, un coming of age che interroga il senso delle regole, della responsabilità e della crescita. Arco deve imparare che ogni scelta ha delle conseguenze, mentre Iris è costretta a confrontarsi con un futuro che rischia di essere già scritto. In questo scambio il film trova la sua anima più sincera, trasformando l’amicizia tra i due in una riflessione sul cambiamento e sulla possibilità di immaginare un domani diverso.
C’è un momento, in particolare, che riassume lo spirito dell’opera. In un attimo di sconforto Iris chiede al robot Mikki: «Credi che i desideri si avverino?». È una domanda semplice, ma profondamente autentica, ed è anche il motore segreto del film. Perché il viaggio di Arco nasce da un desiderio, quello di vedere i dinosauri, e finisce per incontrare quello di Iris: la speranza che il mondo possa diventare un posto migliore.

Un futuro da guardare negli occhi
Tecnicamente, Arco è una meraviglia. L’animazione in 2D disegnata a mano, coerente con la formazione fumettistica del regista, si intreccia con elementi in CGI che ampliano la profondità degli spazi e la fluidità dei movimenti senza tradirne l’anima artigianale. Ne nasce un universo visivo stratificato e poetico, attraversato da colori vibranti e da una luce che diventa parte integrante della narrazione. Ogni inquadratura sembra una tavola illustrata che prende vita, capace di restituire insieme lo stupore di uno sguardo infantile e la consapevolezza adulta, trascinando lo spettatore dentro un immaginario che non smette di sorprendere.
Un ruolo tutt’altro che secondario lo gioca la colonna sonora di Arnaud Toulon, che accompagna le immagini con delicatezza e intensità, amplificando la dimensione emotiva senza sovrastarla. Le musiche sostengono i momenti più intimi e quelli più spettacolari con una sensibilità che rafforza il senso di incanto e malinconia, creando un tappeto sonoro che dialoga con i colori e con la luce, rendendo l’esperienza ancora più immersiva.

Un desiderio che attraversa il tempo
Il tema ecologista attraversa l’intera narrazione senza ridursi a slogan. Gli incendi e le catastrofi ambientali non sono semplice sfondo, bensì conseguenza tangibile di scelte collettive. Il messaggio è chiaro: cambiare le cose è possibile, ma richiede coraggio, consapevolezza, capacità di immaginare alternative. Il film parla con gli occhi di un bambino e di una bambina, ma comunica a tutte le generazioni: invita i più giovani a credere nella possibilità di un futuro diverso e ricorda agli adulti la responsabilità delle scelte che vengono compiute oggi.
Non mancano però alcuni nei. Non tutto è perfettamente calibrato e si avvertono i limiti tipici di un’opera prima: alcuni snodi narrativi restano in superficie, certi passaggi avrebbero meritato maggiore approfondimento e l’equilibrio complessivo risulta talvolta sbilanciato. Eppure, anche nelle imperfezioni, traspare chiaramente il talento del trentottenne regista francese. L’emozione arriva, la commozione pure. C’è uno sguardo autentico e un’urgenza espressiva che non possono passare inosservati. Arco non è un film perfetto, ma è un film vivo. E a volte basta questo per restare impressi.


