martedì, Agosto 9, 2022
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Antebellum, recensione del film con Janelle Monáe

La recensione di Antebellum, il film di Gerard Bush e Christoper Renz con Janelle Monáe. Disponibile su Amazon Prime Video dal 14 dicembre.

Antebellum è il titolo dell’horror psicologico diretto dalla coppia di registi Gerard Bush e Christoper Renz con protagonista l’attrice – e cantautrice – Janelle Monáe, già vista sul grande schermo ne Il Diritto di Contare e nel film Premio Oscar Moonlight. Il film sarà disponibile direttamente in streaming su Amazon Prime Video a partire dal 14 dicembre e porta la “firma” del produttore Sean McKittrick, già dietro due horror di grande successo come Scappa – Get Out e Noi, che hanno contribuito a consacrare il regista e sceneggiatore Jordan Peele nel pantheon dell’horror contemporaneo.

Il film racconta la storia di Veronica, impegnata attivista, autrice di libri di successo ed esperta di diritti civili legati agli afroamericani, che inconsapevolmente si ritroverà intrappolata in un’orribile realtà parallela che la mette in connessione con una schiava (Eden) che lavora nei campi di cotone mentre la Guerra Civile infuria intorno a lei. Attraverso diversi mondi ed epoche, Eden e Veronica si trovano coinvolte in circostanze che cambieranno la loro vita: il loro unico scopo sarà quello di fuggire da quella folle prigione, sciogliendo anche i nodi più oscuri dei misteri che la avvolgono.

Antebellum è costruito come un intricato puzzle: un percorso complesso che si costruisce frammento dopo frammento e che acquista un senso con il progredire della narrazione, fin quando un colpo d’occhio d’insieme non permette allo spettatore – novello pittore tormentato – di ammirare sulla tela il gioiello dipinto da Bush e Renz. Il film, estremamente derivativo, è ricco di suggestioni provenienti da mondi cinematografici che lo hanno già preceduto: l’esperienza di McQueen con 12 Anni Schiavo, biopic come Harriet, i lungometraggi firmati da Jordan Peele, i film di genere dal forte impatto sociale – eredi della contro-cultura anni ’70 – quanto l’esperienza (breve ma intensa) del sottogenere horror torture porn nei primi anni 2000.

Bush e Renz prendono tutte queste suggestioni, le mescolano insieme e le aggiornano al 2020 e agli eventi storici più recenti: abbiamo visto la nascita del movimento #MeToo e la crisi del patriarcato hollywoodiano; lo spazio dato alle donne è sempre maggiore e il movimento Black Lives Matter ha fatto sentire (forte) la propria voce in un’America distante dall’utopia dell’elezione del primo presidente di colore, Barack Obama. L’istantanea che fotografa Antebellum è quella degli Stati Uniti dell’era Trump, con le loro idiosincrasie all’apparenza irrisolvibili e quell’anima oscura legata a tradizioni arcaiche, perverse e in pericolo d’estinzione, che spingono così i loro adepti ad adottare ogni tipo di soluzione (legale e non) pur di preservarle.

In questo scenario si snoda la vicenda di Veronica e quella di Eden: due volti di donna incarnati dalla stessa attrice – la Monáe – che si riflettono in uno specchio deformante, separate nello spazio quanto nel tempo da entità inspiegabili pronte a sancirne il fato; entità che non appartengono alla sfera del soprannaturale, ma alla cinica crudeltà del nostro mondo. L’eredità del torture porn soffia forte per l’approccio ai contenuti: se nei primi anni 2000 la necessità, da parte di alcuni registi, era quella di rispondere alle contraddizioni del reale attraverso la lente (anche qui deformante) del genere, per Bush e Renz l’esigenza sembra pressoché la stessa, ovvero quella di interpretare la contemporaneità attraverso i canoni dell’horror.

Ed è così che quest’ultimo si trasforma ben presto in terrore psicologico e, infine, in puro orrore; un orrore perturbante che nasce dalla trasfigurazione distorta e malata della realtà, vittima dell’incantesimo perverso dell’incubo e del sonno della ragione alla quale facevano riferimento sia Freud che Goya. Antebellum è un incubo ad occhi aperti che scava nelle nostre paure quotidiane, nel terrore incontrollabile di ritrovarsi improvvisamente nei panni delle vittime inconsapevoli. Il vero problema del film non si annida nei contenuti, bensì nella messinscena: non tanto nell’adattamento sontuoso e immaginifico, capace di evocare potenti suggestioni visive anche grazie alle numerose scene in slow-motion, quanto nella scansione del ritmo dettata dal montaggio.

Vedendo il film si ha la sensazione della mancanza di un montaggio vero e proprio: l’editing finale, da sempre fondamentale per definire il ritmo di una narrazione, sembra vincolato alle suggestioni di una sceneggiatura efficace e impegnata ma fin troppo ricca, sia nei contenuti che nelle situazioni, soprattutto nei dialoghi. Le scene si avvicendano prendendosi lo spazio dell’azione fino a rubarle le luci della ribalta, spingendo lo spettatore ad assistere ad un suntuoso allestimento ricco ma rarefatto, dove il terrore serpeggia silenzioso e il dramma finisce per diventare la costante di questo racconto per immagini.

Guarda il trailer ufficiale di Antebellum

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Antebellum è costruito come un intricato puzzle: un percorso complesso che si costruisce frammento dopo frammento e che acquista un senso con il progredire della narrazione, fin quando un colpo d’occhio d’insieme non permette allo spettatore – novello pittore tormentato – di ammirare sulla tela il gioiello dipinto da Bush e Renz.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Antebellum, recensione del film con Janelle MonáeAntebellum è costruito come un intricato puzzle: un percorso complesso che si costruisce frammento dopo frammento e che acquista un senso con il progredire della narrazione, fin quando un colpo d’occhio d’insieme non permette allo spettatore – novello pittore tormentato – di ammirare sulla tela il gioiello dipinto da Bush e Renz.