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Anora, recensione del film di Sean Baker

Vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes, Anora di Sean Baker con protagonista Mikey Madison arriverà al cinema dal 7 novembre distribuito da Universal Pictures.

Un gioco veloce. Provate a ricordare tutte le commedie romantiche premiate con la Palma d’Oro al Festival di Cannes. Se vi capiterà di faticare a contarle sulle dita di una mano, dovrete convenire di trovarvi di fronte a qualcosa di fuori del comune. Fuori del comune, Anora lo è sul serio. Ibrido di generi e sfumature – commedia, commedia romantica, dramma – scritto, diretto, co-prodotto e montato da Sean Baker, una delle più vitali e vibranti voci del cinema indipendente americano, nelle sale italiane arriva il 7 novembre.

Cinque mesi dopo la sorprendente vittoria – per il genere, beninteso, generalmente trascurato nella gerarchia dei gusti delle giurie – al 77º Festival di Cannes. È il trionfo del multiforme talento del suo regista. E l’esplosione della carriera della giovane e bravissima protagonista, Mikey Madison. Non c’è solo lei, per la verità, ma se la cronaca del film, dalla Croisette in poi, si è soffermata sul doppio binario della consacrazione dell’autore dietro le quinte e della giovane stella davanti alla macchina da presa, è per un motivo: tutte le cose belle, importanti, comiche e drammatiche di Anora – perché il film è divertente, tanto, e anche molto triste – passano da e si muovono verso Mikey Madison. È la protagonista e qualcosa in più di questo: la stella polare, il carattere e la filosofia su cui cucire azione e atmosfera.

Sean Baker l’ha scelta dopo averla vista in azione in Scream (2022) ma ci sono state, prima, l’esperienza sul set di Quentin Tarantino con C’era una volta a …Hollywood (2019) e il ruolo da co-protagonista in una delle più interessanti e sottovalutate serie tv degli ultimi anni, Better Things (2016-2022). Anora sposta l’asticella dell’ambizione decisamente in alto, per la giovane attrice californiana. Non si può cominciare non parlandone.

Pretty Woman, o una variazione sul tema

Sarebbe interessante sapere da Sean Baker quanto, del personaggio di Anora come finiamo per conoscerlo – il titolo del film è anche il nome della protagonista – c’era già in partenza, sulla pagina bianca. E quanto invece del carattere indomito, fragile e feroce della ragazza, cinica e tremendamente romantica, sia nato dalla frizione tra la pagina scritta e le possibilità espressive e drammatiche dell’attrice protagonista.

Anora uscirà nelle sale italiane doppiato e va bene così, ma ci saranno, almeno nelle grandi città, occasioni per gustarlo in originale. Ecco, se vi riuscirà, date fiducia ai sottotitoli e saltate il fosso, per recuperare qualcosa della visceralità, dell’energia e dell’elettricità del film. È abbastanza osceno e gloriosamente sboccato. Serve scuotere la polvere sotto il sedile dello spettatore immalinconito – da troppo tempo e anche nel settore rom-com – da un cinema innocuo, ripetitivo e lontano dalla realtà (dei fatti e dei sentimenti). Anora è una commedia dalle inclinazioni romantiche venata di dramma, veloce ma non superficiale, arrabbiata e molto dolce. È una variazione sul tema Pretty Woman ma più indiavolata e intelligente, meno furba e non spudoratamente commerciale. In una parola, anzi due, decisamente migliore.

È la storia di Anora detta Ani (Madison), che fa la spogliarellista a Manhattan e un giorno incontra un ragazzo russo, totalmente fuori di testa e molto molto ricco, Ivan (Mark Ėjdel’štejn), che se ne invaghisce al punto di chiederle di fargli da fidanzata (a pagamento) per una settimana e poi di diventare sua moglie. Ani è colpita, perché lui è strano ma gentile, e ricchissimo. Accetta la proposta, sedotta dal miraggio di una ricchezza senza limiti. C’è però un problema: i genitori del ragazzo. Non si sposa il figlio di un oligarca russo senza pagare un prezzo.

Sean Baker taglia il film con l’accetta, separando una prima metà di indiavolato edonismo e fantasie erotiche/sentimentali da una seconda più assurda, divertente e insieme amara e realistica. Entrano in scena gli scagnozzi armeni dell’oligarca russo, perché tutto nel film è una catena di comando e sopraffazione: il “baby-sitter” Toros (Karren Karagulian) il fratellino Gornik (Vache Tovmasyan) e il gopnik Igor (Jurij Borisov). Il loro obiettivo è mandare all’aria il matrimonio prima dell’arrivo in città degli ingombranti (e pericolosi, molto) genitori del ragazzo. Anora non ci sta. Lotta con tutte le sue forze. È la morale della favola. Del film, certo, ma più in generale del cinema di Baker.

Il senso del cinema di Sean Baker

Il senso, per nulla camuffato, del cinema indipendente (da adesso in poi un po’ più mainstream) di Sean Baker c’era già; Anora si preoccupa di portarlo alle estreme conseguenze. È un discorso ereditato dalla folgorante asciuttezza e visceralità di Tangerine (2015), prima, e di Un sogno chiamato Florida (2017) e Red Rocket (2022), poi. Culto degli emarginati, messa in scena nervosa ma non trasandata, rappresentazione aperta. Anora è un manuale di sottigliezza e efficacia nella rappresentazione della marginalità: una donna al centro e tutto attorno maschi etnicamente “marginali”.

Dell’America Wasp non c’è traccia, se non nello specchietto retrovisore della storia. Sean Baker ama gli irregolari, gli sconfitti, quelli ai bordi dell’inquadratura, perché sa che lì il suo cinema può trovare il respiro di una verità colta in paradossale intimità con lacrime e risate. Anora è un film totalmente (e deliberatamente) irrealistico e sopra le righe, però emotivamente onesto. È la storia di una giovane donna che lotta per farsi strada in un mondo che ha altre idee. Si chiama Anora, ma insiste a farsi chiamare Ani. E in quest’ostinazione c’è lo spietato istinto di sopravvivenza della protagonista, la lotta con il destino, la volontà di affermazione e il desiderio di libertà.

Mikey Madison regala ogni centimetro del suo corpo e ogni grammo di talento al personaggio, esasperandone la verità e l’emozione modellate dalla scrittura e la regia, lucidamente nervose, di Sean Baker. La verità di Ani, l’autenticità dei suoi sentimenti (cinismo e romanticismo, rabbia e fragilità) è uno stato mentale obliquo e al punto di intersezione tra dramma e commedia, senza smarrire la via. A dare coerenza c’è la regia intelligente di Baker, che bilancia la verve e l’attenzione riservata alla protagonista circondandola di azzeccati comprimari, dall’elettricità infantile di Mark Ėjdel’štejn alla tragicomica angoscia di Karren Karagulian, per finire con l’attitudine laconica, delicata e brutale, del bravissimo Jurij Borisov, che ha con la protagonista gli scambi più assurdi e più emozionanti, anche i più veri.

Anora è una commedia romantica coraggiosa. Mantiene l’essenzialità delle convenzioni (lo stupore dell’incontro, romanticismo vs. cinismo, gli ostacoli lungo il cammino) mentre tira via la patina di superficiale sentimentalismo, per sostituirla a un’attitudine nervosa e a un’ambiguità comico-drammatica realista e sopra le righe. È il gioco di un film fuori dagli schemi, che sa prendere il massimo dalle convenzioni e non ha paura di ribaltarle. E riesce ad essere, il suo miracolo più seducente, nuovo e classico a un tempo.

Guarda il trailer ufficiale di Anora

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Quanto è italiano, il cinema di Sean Baker. Italiano neorealista ma non nell’accezione più pura, (ben) sporcato da contaminazioni di commedia di costume. Vale per l’intensa interpretazione della bravissima Mikey Madison, piena di poesia energica e nervosa. Di americano c’è la regia asciutta e nervosa, la visceralità, il mix di generi (rom-com, dramma, commedia, realismo) incredibilmente efficace.

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