venerdì, Novembre 26, 2021
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Anni da cane, recensione del primo film Amazon Original italiano

La recensione di Anni da cane, il primo film Amazon Original italiano diretto da Fabio Mollo. In arrivo su Amazon Prime Video dal 22 ottobre.

Anni da cane è il titolo del primo film targato Amazon Original tutto italiano: un prodotto young adult dall’estetica pop e accattivante, che vede protagonisti dei giovani volti – tra i quali quelli di Aurora Giovinazzo (che vedremo prossimamente nelle sale in Freaks Out di Gabriele Mainetti) e Federico Cesari, già volto di SKAM Italia – insieme ad altri più consolidati come quello di Sabrina Impacciatore e, infine, Fabio Mollo alla regia, pronto a tornare dietro la macchina da presa anni dopo Il padre d’Italia. Il film, presentato in anteprima ad Alice nella Città nella cornice della 16esima edizione della Festa del Cinema di Roma, sarà disponibile sulla piattaforma Amazon Prime Video dal 22 ottobre.

Anni da cane racconta la storia di Stella, un’adolescente impacciata, cinica, piena di immaginazione e tormentata. Dopo un incidente in auto che le cambia la vita (e in cui è coinvolto anche un cane), si convince che i suoi anni vadano contati proprio come quelli degli animali domestici: uno ne vale sette, e ora che sta per compiere sedici anni si sente prossima alla fine. Per questa ragione, Stella decide di stilare una lista di tutte le cose che vuole fare prima di morire: così, con l’aiuto dei suoi migliori amici Nina e Giulio, la ragazza comincia a vivere la sua vita al massimo, bruciando le tappe per paura di non avere tempo per fare tutte le esperienze. Ma l’incontro casuale con Matteo, un coetaneo timido e introverso, metterà tutto in discussione, stravolgendo totalmente la sua prospettiva.

Anni da cane cerca la via del successo internazionale giocando ogni carta vincente: estetica pop, topoi e cliché tradizionali, situazioni ben note al pubblico specifico a cui è rivolto. Ma non sempre seguire sentieri già battuti si dimostra essere la scelta giusta: il risultato finale è una prevedibile commedia dalla fantasia in riserva e dai debiti troppo ingenti (ed ingombranti) con un immaginario internazionale e patinato. Il mercato dedicato agli adolescenti è in continua crescita, soprattutto per quanto riguarda il mondo delle piattaforme on demand: i massimi fruitori dei film e dei prodotti seriali sono proprio i più giovani, che rappresentano però allo stesso tempo un mercato ancora difficile da conquistare e persuadere. Ogni serie – o singola opera audiovisiva – che riesce a mettere a segno un colpo perfetto, irrompendo in un immaginario, si trasforma subito in un punto di riferimento da imitare, plagiare o al quale semplicemente ispirarsi.

È il caso, ad esempio, di un prodotto internazionale come Euphoria che ha ridefinito l’estetica dello young adult contemporaneo; o come, guardando all’Italia, la trilogia iniziata con il film Sul più bello e seguita da Ancora più bello, in attesa del terzo e ultimo capitolo conclusivo: situazioni, sensazioni, personaggi e una fotografia che sembrano tornare insistentemente anche in Anni da cane, con la conseguente difficoltà – per il film di Mollo – di smarcarsi in modo definitivo da sentieri già tracciati e scontati. La sceneggiatura cerca di sfruttare una premessa accattivante (la consapevolezza della protagonista di invecchiare rapidamente come un cane) per poi stratificarsi pigramente, adagiandosi su luoghi comuni già visti e poco sorprendenti. I protagonisti non hanno l’approfondimento necessario per catturare l’attenzione dello spettatore, risolvendosi in stanche macchiette che si muovono sulla scena come dei giocattoli in un negozio.

Anni da cane, per essere il primo film Amazon Original tutto italiano, purtroppo delude le aspettative nei confronti di un prodotto autoctono puramente originale, tradite dalla realizzazione di una copia conforme di altri format già collaudati all’estero sul mercato mainstream (soprattutto quello americano). Nonostante la sensazione di déjà-vu che si prova guardandolo, il film ha alcuni aspetti interessanti che rendono la visione accattivante: quello più importante, che balza subito agli occhi dello spettatore, riguarda la qualità eccellente di regia e fotografia, che conferiscono ad Anni da cane l’appeal di un videoclip indie, incalzante e patinato, pop e dai colori shocking, con le musiche a scandire il ritmo delle scene e i cambi d’inquadratura, grazie anche ad un montaggio veloce e post-moderno. Tempo e ritmo che diventano, quindi, le due coordinate intorno alle quali si sviluppa l’arco narrativo del film, grazie anche all’ampio spazio dedicato a speciali numeri musicali, come il cammeo di Achille Lauro semplicemente nei panni di se stesso.

Guarda il trailer ufficiale di Anni da cane

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Anni da cane cerca la via del successo internazionale giocando ogni carta vincente: estetica pop, topoi e cliché tradizionali, situazioni ben note al pubblico specifico a cui è rivolto. Ma non sempre seguire sentieri già battuti si dimostra essere la scelta giusta: il risultato finale è una prevedibile commedia dalla fantasia in riserva e dai debiti troppo ingenti (ed ingombranti) con un immaginario internazionale e patinato.
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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