martedì, Febbraio 10, 2026
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Anaconda, recensione del film con Jack Black e Paul Rudd

Jack Black e Paul Rudd protagonisti in Anaconda, reboot del film del 1997 con Jennifer Lopez e Ice Cube. Dal 5 febbraio al cinema distribuito da Eagle Pictures

Che succede quando ti rendi conto che la vita ha preso la direzione sbagliata? Vai in Amazzonia a girare un film, che domande! E perché proprio il remake di un piccolo cult del trash di fine anni ‘90 con un cast stellare e pochissime idee? Forse perché, se la tua è “una vita da B o B+” – come viene ripetuto spesso – allora la scelta più logica è (ri)fare un B movie. 

Dimenticate (ma non troppo) Ice Cube, Jennifer “J.Lo” Lopez, Owen Wilson e Jon Voight. Fate largo invece a Jack Black e Paul Rudd, per la prima volta insieme sullo schermo in questa riproposizione di Anaconda, della cui esistenza probabilmente solo i loro personaggi sentivano davvero il bisogno. A parte Sony, ovviamente, che non può esimersi, in un film che parla di fare film, dall’ironizzare su sé stessa e sulla crisi delle idee originali che dilaga a Hollywood da diversi anni a questa parte. Come se riderci su facesse sparire il problema. 

Di nuovo nella foresta amazzonica

Ma poco importa, il reboot di Anaconda è ormai realtà. Black e Rudd interpretano rispettivamente Doug e Griff: il primo è un regista che ha da tempo rinunciato al suo sogno di dirigere un vero lungometraggio e si è ridotto a girare video di matrimoni, dove il suo estro creativo viene costantemente frenato dalle monotone richieste delle varie coppie di sposi; il secondo è un attore, ma uno di quelli che non è riuscito a sfondare e che conserva gelosamente sul proprio curriculum l’unico ruolo che gli ha regalato una pagina su Wikipedia. 

I due sono inseparabili amici da sempre e, quando Griff viene licenziato dopo una disastrosa giornata di set, rivela a Doug di avere acquistato i diritti di Anaconda, proponendogli di partire per la foresta amazzonica, per realizzare insieme la loro versione e allo stesso tempo risolvere le rispettive crisi esistenziali. Ad accompagnarli nella missione gli amici d’infanzia Kenny (Steve Zahn) e Claire (una sprecata Thandiwe Newton), oltre all’addestratore di serpenti Santiago (Selton Mello) e la misteriosa Ana (Daniela Melchior). Inutile dire che, a complicare le riprese, ci sarà una gigantesca e letale anaconda.  

Horror e metacinema: si poteva fare di più?

Avventura, horror, commedia: gli ingredienti per un gradevole intrattenimento per famiglie ci sono tutti, anche senza contare sull’ottimo cast e su quel pizzico di metacinema che non guasta mai. Si può dire, anzi, che sia proprio quest’ultimo l’aspetto dal potenziale maggiore di Anaconda: del resto già in Zombie contro zombie – One Cut of the Dead (a sua volta oggetto di un remake francese) avevamo visto le possibilità creative di coniugare il cinema dell’orrore di serie B con il dietro le quinte del set cinematografico. 

Purtroppo, qui manca del tutto l’ossessione che animava il regista (fittizio) del film di Shin’ichirō Ueda per le riprese a tutti i costi, anche (anzi, soprattutto) quando le cose prendono una brutta piega. Ossessione che in realtà non era altro che lo specchio di una società in cui quando accade qualcosa di terribile il primo istinto è quello di prendere in mano il telefono e filmare. In Anaconda, al contrario, è raro che si veda una macchina da presa nelle scene più concitate, tanto che non ci si spiega come alla fine Doug e Griff riescano – spoiler (ma lo è davvero?) – a consegnare un lungometraggio fatto e finito. Certo, c’è qualche battuta sul tema che funziona – la crisi di Hollywood già menzionata, i riferimenti all’originale e poco altro – ma è chiaro che il regista e co-sceneggiatore Tom Gormican preferisca giocare su terreni sicuri e già battuti. 

Da B movie a D movie

Visto il target e il tipo di produzione, la scelta è anche legittima. Eppure Anaconda sembra solo una scusa per accoppiare due grandi interpreti comici (che, va detto, funzionano molto bene) e inserirli in un contesto che pesca dal cinema d’avventura esotico dell’ultimo decennio, dai nuovi Jumanji con Dwayne Johnson – il secondo espressamente citato in una scena con Jack Black – a Jungle Cruise (ancora The Rock), passando per Jurassic World (non scomodiamo il predecessore spielberghiano).

Non necessariamente basi di partenza solidissime, insomma, ma Gormican riesce ad appiattirle ulteriormente, si rifiuta di osare perfino sulla violenza grafica e perde tempo con sottotrame assolutamente superflue e inconcludenti. Ricordate la “misteriosa” Ana di Daniela Melchior? Ecco, senza nulla togliere all’attrice (che ancora ricordiamo dal The Suicide Squad di James Gunn), il vero mistero è la presenza stessa di questo personaggio, liquidato senza troppi convenevoli e dimenticato abbastanza in fretta. 

Per il resto Anaconda non riesce mai ad andare oltre la messa in scena di qualche atmosfera ben costruita – il serpente del titolo è una minaccia credibile, e ci mancherebbe altro – o di alcune gag effettivamente divertenti, dove si sfrutta (giustamente) il corpo e la voce naturalmente comici di Jack Black. È quasi ironico che il suo personaggio parli spesso con quello di Paul Rudd dei temi della loro opera, senza mai arrivare a una quadra, e scriva la sceneggiatura in un paio di nottate, spinto da una sovrumana ma fallace ispirazione, perché l’impressione è che sia andata allo stesso modo anche nella realtà. E il risultato, più che una B o B+, è una D o D-. 

Guarda il trailer ufficiale di Anaconda

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Nonostante l'ottimo cast e qualche buona idea ben costruita, il reboot di Anaconda sembra solo una scusa (e probabilmente lo è) per accoppiare i due protagonisti, Jack Black e Paul Rudd, e inserirli in una commedia d'avventura/horror per famiglie piatta e poco coraggiosa, dove anche l'aspetto metacinematografico ne risente e perde gran parte del suo potenziale.

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Nonostante l'ottimo cast e qualche buona idea ben costruita, il reboot di Anaconda sembra solo una scusa (e probabilmente lo è) per accoppiare i due protagonisti, Jack Black e Paul Rudd, e inserirli in una commedia d'avventura/horror per famiglie piatta e poco coraggiosa, dove anche l'aspetto metacinematografico ne risente e perde gran parte del suo potenziale. Anaconda, recensione del film con Jack Black e Paul Rudd