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Amori che Non Sanno Stare al Mondo recensione del film

Amori che Non Sanno Stare al Mondo è la nuova commedia sentimentale diretta da Francesca Comencini, che ne firma anche la sceneggiatura insieme a Francesca Manieri e Laura Paolucci, adattando il romanzo omonimo della regista edito da Fandango Libri.

Protagonisti del lungometraggio sono Lucia Mascino e Thomas Trabacchi rispettivamente nei panni di Claudia e Flavio, due adulti che si sono amati a lungo e con grande passione. Poi tutto è finito e per lei non è stato facile. Dopo tanti anni il loro è un mondo alla deriva, come un’isola: lui ha dentro la furia di andare avanti, tornando a terra; mentre lei non vorrebbe dimenticare mai. Il loro dialogo nasce proprio dallo scontro incessante tra questi due punti di vista così diversi.

Nel frattempo, se Flavio incontra la giovane Giorgia (Camilla Semino Favro) e se ne innamora ipotizzando quel futuro insieme che non aveva concesso a Claudia, quest’ultima ritrova Nina (Valentina Bellè), con la quale si conosceva già in ambito universitario, divise dal ruolo, dall’età, dall’idea impossibile che il rispetto possa trasformarsi in amore. Eppure è proprio la giovane ballerina che riesce a fare breccia nel cuore sconvolto di Claudia, immortalata mentre tenta di affrontare i resti di una separazione.

Il messaggio del film è forte, femminista, legato all’indipendenza e alla capacità di rinascere sempre dalle proprie ceneri, pur affrontando burrasche sentimentali e umane

Amori che Non Sanno Stare al Mondo è un film che risente di una forte eredità letteraria: è impossibile negare l’origine dell’idea, il suo legame con la letteratura e con uno specifico modello letterario derivato dalla lezione di Proust o di Joyce. Claudia, come un novello Mr. Swann o come i celebri Ulisse e Finnegan, si abbandona a un ininterrotto flusso di coscienza che viene frammentato, scientemente, dalla Comencini.

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Amori che Non Sanno Stare al Mondo recensione del film

L’intento della regista è quello di raccontare l’amore; al contrario di alcuni tentativi più recenti del nostro cinema, volti piuttosto a concentrare l’universale imbrigliandolo nel caso particolare, nel caso di Amori che Non Sanno Stare al Mondo (qui il resoconto della conferenza stampa) si persegue una via completamente diversa: Claudia e Flavio sono due tipi umani, due ritratti dell’eterna contraddizione del femminile e del maschile.

Claudia è il ritratto della donna mercuriale, in bilico tra granitica resistenza e fragile tenerezza, un po’ bambina smarrita, un po’ colonna portante capace di tenere in piedi un rapporto, consapevole solo della forza del proprio sentimento; Flavio, au contraire, ricalca il più classico dei cliché dell’uomo adulto ma incastrato nel proprio limbo, incapace di prendersi le proprie difficoltà e pronto a crescere solo perché socialmente gli viene imposto; un uomo alla ricerca di una donna più giovane capace di venerarlo ma con l’entusiasmo di un’adolescente.

Il film è un risultato delicato ma poco efficace, una sorta di ottimo schizzo prima dell’opera definitiva, un incipit interessante per scavare, da spettatori, nel cuore e nella mente soprattutto delle donne

Nonostante gli sforzi di restituire due ritratti a tutto tondo, complessi e articolati, la sceneggiatura firmata a sei mani dalle tre sceneggiatrici mostra delle debolezze forse legate all’eredità letteraria e al tentativo ambizioso. Il messaggio del film è forte, femminista, legato all’indipendenza e alla capacità di rinascere sempre dalle proprie ceneri pur affrontando burrasche sentimentali e umane; ma la commedia non prende una strada definitiva e definita, oscilla tra l’eccesso verboso da romcom alleniana e il realismo derivato da una variazione leggera del più tradizionale dei Kammerspiel.

Amori che Non Sanno Stare al Mondo (qui il trailer ufficiale) è quindi, in definitiva, un risultato delicato ma ancora poco efficace, una sorta di ottimo schizzo prima dell’opera definitiva, un incipit interessante per scavare, da spettatori, nel cuore e nella mente soprattutto delle donne alle prese con la navigazione in marea aperto al termine della lunga, tormentata, burrasca dei sentimenti.

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Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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