venerdì, Aprile 16, 2021
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Ammonite, recensione del film con Kate Winslet e Saoirse Ronan

Ammonite è il titolo dell’intenso melò che riunisce sullo schermo Kate Winslet e Saoirse Ronan, due delle attrici più intense e versatili della cinematografia contemporanea. Diverse per età, percorso e periodo durante il quale si sono affermate, le due attrici riescono comunque a compensarsi integrando perfettamente i loro peculiari talenti sullo schermo, come dimostra il film scritto e diretto da Francis Lee (La Terra di Dio) presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e atteso nelle sale americane dal 13 novembre.

Nel 1840, la paleontologa Mary Anning (Winslet) lavora in solitudine a Lyme Regis, sull’aspra costa meridionale del Dorset nell’Inghilterra. I giorni delle sue acclamate scoperte purtroppo sono lontani e ora la donna – per mantenere sé stessa e la madre malata – vende fossili comuni a ricchi turisti, uno dei quali, tale Roderick Murchison, affida alle cure di Mary sua moglie Charlotte (Ronan), che si sta riprendendo da una tragedia personale. Mary non può permettersi un rifiuto, ma entra fin da subito in attrito con l’indesiderata ospite. Eppure, nonostante le profonde differenze che le dividono, Mary e Charlotte scoprono di potersi offrire l’un l’altra ciò che entrambe stanno cercando: la consapevolezza di non essere sole, ed è questo l’inizio di una storia d’amore che cambierà le loro vite.

Ammonite è la storia di un amore. Ma è soprattutto una storia di donne, di affermazione personale e di solitudini che si incontrano: un suntuoso affresco storico nel quale, dietro la patina impeccabile e la ricostruzione perfetta di un’epoca, sono nascoste riflessioni più ampie e complesse. Un amore: quello tra Mary e Charlotte, una passione irresistibile e travolgente che evoca alla memoria dello spettatore cinefilo i fasti struggenti di Carol: nel bel film di Todd Haynes a duettare sullo schermo erano Cate Blanchett e Rooney Mara, che per certi versi trovano i loro corrispettivi ottocenteschi in Kate Winslet e Saoirse Ronan.

Due donne diverse che si incontrano nel momento giusto, pronte a scappare – cavalcando le ali di un sentimento – da un presente che le ingabbia e confina in ruoli predeterminati. Una storia di donne, quindi, donne pronte a tutto per riprendersi uno spazio che è stato loro negato: la Ronan è una moglie infelice e lacerata dal dolore, la Winslet una paleontologa che vive solo per i suoi fossili, temendo la lunga ombra della solitudine. Le due si incontrano e si capiscono, nelle loro diversità si accettano e finiscono per amarsi e rispettarsi, alla ricerca di una piccola isola felice in una società che non le accetta.

Lee non lesina sui particolari e la sua macchina da presa viaggia leggera tra le pieghe del rapporto che costruiscono le due donne, le spia nella loro intimità come l’occhio meccanico di un voyeur che non disturba ma testimonia. E cosa testimonia, in Ammonite, l’occhio di Francis Lee? Testimonia il terrore della solitudine. La paura della mancanza anche se volontaria, l’ombra sinistra del futuro che avanza povero di sorprese e opportunità. Il personaggio spigoloso di Mary/Winslet è forgiato dal vento crudele del Dorset dove vive, granitico come le pietre dietro le quali si celano gli splendidi fossili che ritrova e vende tra turisti e musei, ma che non testimoniano mai nessuna traccia della sua presenza o la sua “maternità” nelle scoperte.

Ammonite – il cui titolo fa riferimento alle conchiglie fossili, le ammoniti che si ritrovano sulla spiaggia di Lyme Regis – è un classico melodramma che rientra nel solco della tradizione, senza aggiungere nessun tocco personale ad una narrazione convenzionale sul piano estetico e sull’impianto drammaturgico; ma a fare la differenza sono le sue interpreti baciate dalla lunga ombra dell’Oscar (la Winslet lo ha vinto e la Ronan è stata candidata), fulgide stelle eteree e materia oscura pesante che si rincorrono nell’arco di 117 minuti, nonché le uniche in grado di incarnare due ritratti al femminile che dimostrano, ancora una volta, quanto sia stata lunga e impervia la via dell’emancipazione femminile; ed è infine un film su due solitudini che si incontrano e si toccano (per citare Rainer Maria Rilke), due monadi danzanti che si sfiorano e si scelgono a vicenda sacrificando pregiudizi e perplessità al fuoco sacro della passione.

Guarda il trailer ufficiale di Ammonite

Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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