HomeRecensioniAmarga Navidad, recensione del film di Pedro Almodóvar

Amarga Navidad, recensione del film di Pedro Almodóvar

Presentato in concorso alla 79ª edizione del Festival di Cannes, Amarga Navidad di Pedro Almodóvar arriva al cinema dal 21 maggio distribuito da Warner Bros.

Può un autore di 76 anni avere ancora qualcosa da dire? Può ancora evolversi, guardarsi allo specchio, interrogare il proprio linguaggio, trasformare le proprie ossessioni in qualcosa che non sappia soltanto di ripetizione? Nel caso di Pedro Almodóvar, la risposta è sì. O almeno, Amarga Navidad sembra nascere esattamente da questa domanda. Il nuovo film del regista spagnolo è un’opera dichiaratamente autoriflessiva, metacinematografica, quasi sfacciata nel modo in cui mette in scena il rapporto tra realtà e finzione.

La trama di Amarga Navidad

Il film racconta due storie che si alternano, si riflettono e lentamente finiscono per contaminarsi. La prima si svolge nel 2004 e ha per protagonista Elsa (Bárbara Lennie), una regista “di culto”, ormai relegata alla realizzazione di spot pubblicitari, che decide di recarsi a Lanzarote per provare a scrivere il suo terzo lungometraggio. Attorno a lei ruotano il suo compagno Bonifacio (Patrick Criado), pompiere di giorno e spogliarellista di notte, e le sue amiche Patricia (Victoria Luengo) e Natalia (Milena Smit), donne ferite, fragili e attraversate da un dolore che il film lascia emergere poco alla volta.

La seconda storia si svolge nel 2026 e segue Raúl (Leonardo Sbaraglia), sceneggiatore e regista in piena crisi creativa. Raúl sta scrivendo un copione che, poco alla volta, scopriamo essere proprio la storia di Elsa, Bonifacio, Patricia e Natalia. La sceneggiatura si intitola Amarga Navidad. Quindi il film che stiamo guardando contiene il film che Raúl sta scrivendo, e il film che Raúl sta scrivendo sembra a sua volta nutrirsi della sua vita, delle persone che gli stanno accanto, del suo compagno Santi (Quim Gutiérrez) e della sua assistente Mónica (Aitana Sánchez-Gijón).

Amarga Navidad © El Deseo. Photo by Iglesias Más

L’autore davanti allo specchio

Elsa è l’alter ego di Raúl. Raúl è, in modo ancora più evidente, l’alter ego di Almodóvar. Amarga Navidad, però, non si limita al gioco del regista che parla di sé stesso attraverso un personaggio: il cineasta spagnolo si chiede piuttosto dove finisca il diritto dell’artista di trasformare la vita in racconto, la propria vita in cinema e il cinema in vita. Quanto può essere egoista uno sceneggiatore? Quanto può rubare agli altri? Quanto può usare il dolore altrui per uscire dal proprio blocco creativo?

Amarga Navidad è forse il film più apertamente autocritico di Almodóvar. Non perché il regista non abbia mai parlato di sé, anzi: gran parte del suo cinema è attraversato da rifrazioni autobiografiche, da registi, attrici, madri, amanti, scrittori, desideri impossibili. Ma qui il gesto sembra più scoperto. Almodóvar si guarda allo specchio e non sembra interessato a uscirne necessariamente bene: si concede il diritto di essere grande, ma anche la possibilità di apparire egoista, crudele, manipolatore, dipendente dalla vita degli altri per continuare a creare. Non a caso, lui stesso lo ha definito: «Il film dove sono stato più impietoso verso me stesso».

Amarga Navidad © El Deseo. Photo by Iglesias Más

Chavela Vargas, Alberto Iglesias e il climax negato

La musica è uno degli elementi più potenti del film. Chavela Vargas non è una semplice citazione sentimentale (da una sua canzone viene il titolo del film), ma una presenza diegetica che entra nel racconto e lo attraversa dall’interno. La sua voce, o comunque l’eco del suo immaginario, porta con sé tutto un mondo di malinconia, abbandono, orgoglio, ferocia emotiva. In due delle sequenze più belle e commoventi del film, la musica non accompagna semplicemente l’immagine: la possiede.

Almodóvar ha sempre saputo usare le canzoni come momenti di sospensione emotiva, istanti in cui il racconto si ferma e lascia che sia la musica a dire ciò che i personaggi non riescono a esprimere: basti pensare a Caetano Veloso in Parla con lei che esegue dal vivo una struggente versione di Cuccurucucú Paloma. Qui accade di nuovo. Il canto diventa uno spazio intimo, confessionale, in cui il dolore dei personaggi trova finalmente una forma.

Accanto alla dimensione diegetica, c’è poi la colonna sonora di Alberto Iglesias, compositore storico a fianco del regista, che firma un lavoro magnifico, nervoso, elegante, sempre sull’attenti. La musica sembra spesso preparare un’esplosione emotiva, annunciare un climax, condurci verso il punto in cui tutto dovrebbe finalmente sciogliersi. Ma Almodóvar, con una forma sadica di controllo, spesso lo nega. Lo avvicina, lo promette, lo fa intravedere, poi lo sposta più avanti.

Amarga Navidad © El Deseo. Photo by Iglesias Más

Un film amaro, ma pieno di vita

La cosa più bella di Amarga Navidad è che, pur essendo un film teorico, autoriflessivo e molto costruito, non perde mai del tutto il contatto con l’emozione. È un film che punge, che ferisce, che sa essere schietto e crudele, ma anche dolce, ironico, perfino leggero in alcuni passaggi. Almodóvar non rinuncia al piacere del racconto, al gusto del dialogo, alla bellezza degli attori, alla potenza dei colori; non realizza un film testamentario nel senso più pesante del termine. Fa un film vivo, che ragiona sulla propria possibile vecchiaia senza accettare davvero di invecchiare.

Certo, non tutto convince allo stesso modo. A tratti la struttura a specchi rischia di diventare fin troppo esplicita, e in alcuni momenti il film sembra quasi voler sottolineare il proprio dispositivo con eccessiva insistenza. Ma sono limiti che pesano poco davanti alla vitalità complessiva dell’opera. Amarga Navidad è un film imperfetto? Forse sì. Ma è anche vivo, crudele, dolce, lucidissimo. È il film di un autore che non vuole ancora farsi monumento, ma preferisce rimettersi in discussione.

Guarda il trailer ufficiale di Amarga Navidad

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Amarga Navidad è un film autoriflessivo, metacinematografico e profondamente personale, in cui Pedro Almodóvar trasforma la crisi creativa in un’indagine crudele sul rapporto tra vita e finzione. Amaro, elegante, dolce e spietato, Amarga Navidad è il film di un autore che non vuole ancora farsi monumento, ma preferisce rimettersi in discussione. 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

RECENTI

Amarga Navidad è un film autoriflessivo, metacinematografico e profondamente personale, in cui Pedro Almodóvar trasforma la crisi creativa in un’indagine crudele sul rapporto tra vita e finzione. Amaro, elegante, dolce e spietato, Amarga Navidad è il film di un autore che non vuole ancora farsi monumento, ma preferisce rimettersi in discussione. Amarga Navidad, recensione del film di Pedro Almodóvar