I vampiri non passano mai di moda. Magari possono subire qualche trasformazione per restare al passo coi tempi (le versioni anni ’80, in salsa punk rock, di Ragazzi perduti e Il buio si avvicina), o allontanarsi dall’horror alla ricerca di un nuovo pubblico (i turbamenti romantici per teenagers dei vampiri sbrilluccicanti di Twilight), ma è praticamente impossibile liberarsi dei pericolosi e affascinanti succhiasangue. Basterebbe solo dare un’occhiata alle uscite cinematografiche dell’anno appena concluso per trovare titoli come Demeter: Il Risveglio di Dracula, incentrato sul viaggio del leggendario vampiro verso l’Inghilterra, e Renfield, con un gigioneggiante Nicolas Cage in una versione da fumetto del conte. Aggiungiamoci la reinterpretazione di Nosferatu diretta da Robert Eggers, la cui uscita è prevista per la fine di quest’anno.
Il cinema sembrerebbe non poter far a meno dei vampiri e soprattutto della loro capacità di attirare, quasi sempre, l’interesse di una parte consistente di pubblico. Decidono di puntare sui non morti dotati di canini affilati anche i Radio Silence, collettivo formato dai registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillet, già dietro allo spassoso comedy horror Finché morte non ci separi – che ha rivelato al mondo le potenzialità da Bruce Campbell al femminile di Samara Weaving – e ai due ultimi divertenti capitoli della saga meta-slasher di Scream. È in arrivo infatti anche nelle nostre sale, a partire dal 16 maggio, Abigail, nuovo film diretto dai due autori e scritto dalla loro vecchia conoscenza Guy Busick (tra gli sceneggiatori delle tre pellicole succitate) insieme a Stephen Shields (Hunted – Chi ha paura del lupo cattivo?).
Tensione, galloni di sangue e un pizzico di ironia
La Abigail del titolo (Alisha Weir) è la figlia di un ricco e misterioso uomo d’affari, probabilmente coinvolto con la malavita. Una sera la piccola dodicenne, di ritorno nell’immensa villa di famiglia dopo le prove di danza classica, viene rapita da un gruppo di persone incappucciate. I sei sconosciuti (Melissa Barrera, Dan Stevens, Kathryn Newton, Will Catlett, Kevin Durand e il povero Angus Cloud, qui alla sua ultima interpretazione) sono stati assoldati per rapire la bambina da Lambert (ennesimo ruolo da gelido boss senza scrupoli per Giancarlo Esposito) allo scopo di chiedere al facoltoso padre un riscatto di 50 milioni di dollari. Arrivati al rifugio, una vecchia e isolata magione, la parte più pericolosa del piano sembrerebbe essere passata; ai sei non rimarrà che tenere d’occhio l’inerme prigioniera in attesa che il capo torni con il bottino da spartire. Ma l’indifesa Abigail si rivelerà essere una inarrestabile e spietata vampira, pronta a divertirsi dando la caccia all’inconsapevole gruppo di sventurati.
Tensione, galloni di sangue e un pizzico di ironia. Questa è la ricetta collaudata di Abigail, che mette in scena, come nel precedente Finché morti non ci separi, un mortale gioco del nascondino dentro una labirintica tenuta gotica, ma questa volta capovolgendo i ruoli dei protagonisti: è la singola ragazzina, in apparenza vittima indifesa, a dare la caccia ad un gruppo di uomini e donne armati. Criminali professionisti che si trovano a dover sopravvivere ad un’inaspettata forza soprannaturale, come in una sorta di Predator da camera, tutto ambientato in interni. Ma a dare loro la caccia non è un minaccioso alieno dalle stupefacenti capacità mimetiche, ma una bambina in tutù che danza sulle note de “Il lago dei cigni” di Čajkoskij (il famoso brano di musica classica era anche la colonna sonora dei titoli di testa del Dracula del 1931 con Bela Lugosi). L’effetto è sicuramente a tratti ironico, ma impareremo presto anche a temere l’inquietante e sadica vampira, sempre in agguanto nell’ombra.

Una piacevole pellicola a tema vampiresco
Ma prima che la demoniaca piccola peste riveli la sua natura vampiresca, iniziando a giocare al gatto col topo con le sue vittime, dovremo attendere una consistente parte del film. Traendo ispirazione dal classico del cinema pulp di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez Dal tramonto all’alba, la prima oretta di Abigail non presenta ancora elementi orrorifici, assomigliando più a un crime thriller su di un sequestro. In questa prima parte – funzionale anche per introdurci ai sei protagonisti e al loro background grazie alle capacità deduttive, degne di Sherlock Holmes, del personaggio di Melissa Barrera -, la bambina si rivelerà già una minaccia anche senza il bisogno di usare i suoi poteri sovrannaturali. Una manipolatrice capace di insinuare dubbi e preoccupazioni nei suoi rapitori, arrivando quasi a metterli l’uno contro l’altro.
Una scelta, quella del cambio di genere a metà film, che perde sicuramente di impatto se si è già visto l’esaustivo trailer. Come Dal tramonto all’alba, il miglior modo per godersi appieno Abigail sarebbe quello di andare a vederlo in sala totalmente ignari di che film si tratti, oppure imbattendovisi casualmente mentre si fa zapping tra i canali televisivi (un’usanza ormai perduta, appartenente ad un epoca remota, “fra il tempo in cui l’oceano inghiottì l’Atlantide e il sorgere dei figli di Aryas”). La pellicola a tema vampiresco risulta comunque piacevole e realizzata con solido mestiere, capace di regalare quasi due ore di tensione e di divertimento splatter. Il buon cast – tra cui spicca la sorprendente e luciferina performance della giovanissima Alisha Weir – sicuramente aiuta tanto il film. Melissa Barrera (protagonista degli ultimi due Scream) e Kathryn Newton (Freaky, Lisa Frankenstein) consolidano il loro posto tra le migliori nuove scream queen.


