lunedì, Settembre 20, 2021
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A Quiet Place recensione del thriller/horror con Emily Blunt

Articolo a cura di Riccardo Tanco

Presentato in anteprima mondiale al South by Southwest a marzo di quest’anno,  A Quiet Place – Un Posto Tranquillo è il nuovo film da regista dell’attore John Krasinski arrivato alla sua terza prova dietro la macchina da presa dopo Brief Interviews with Hideous Men nel 2006 e The Hollars nel 2016, entrambi inediti in Italia. Scritto da Krasinski, Scott Beck e Bryan Woods, il cast comprende lo stesso John Krasinski affiancato dall’attrice e moglie Emily Blunt e dai giovani attori Noah Jupe e Millicent Simmonds.

In un futuro non troppo lontano dove gran parte dell’umanità si è estinta per via dell’invasione di alcune creature aliene mostruose, Lee (Krasinski) cerca di portare in salvo la propria famiglia, composta dalla moglie Evelyn (Blunt) e dai tre figli Marcus (Jupe), la figlia sorda Regan (Simmonds) e il piccolo Beau. Dopo che una tragedia colpisce la famiglia, Lee trova riparo in una fattoria abbandonata, ma il pericolo delle creature (cieche ma capaci di sentire ogni rumore) resta costante costringendoli a comunicare solo attraverso la lingua dei segni.

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A Quiet Place recensione del thriller/horror con Emily Blunt

Dopo l’adattamento di una serie di racconti di David Foster Wallace come opera prima e la commedia The Hollars, John Krasinski dirige un notevole thriller/horror dalle suggestioni fantascientifiche, mettendo in scena atmosfere e immaginario da cinema post apocalittico.

In un futuro dove l’umanità ha subito l’attacco di una misteriosa razza aliena che capta ogni tipo di rumore, i pochi sopravvissuti sono costretti a vivere nel più completo silenzio, il film è girato quasi interamente con l’utilizzo della lingua dei segni e con pochissimi dialoghi, rendendo A Quiet Place una sorta di opera muta capace però di sfruttare con abilità questa peculiarità di linguaggio, con anche un abile uso del tappeto sonoro che riprende e si annulla, un una specie di interessante gioco uditivo tra il sentire e il non sentire il pericolo.

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Forse vagamente derivativo in qualche scelta di scrittura, A Quiet Place (qui il trailer italiano ufficiale) lavora bene soprattutto su suggestioni e atmosfera, gestendo bene stilemi chiave del genere di riferimento: dal non far vedere la paura e il mostro che rimanda a trovate stilistiche ambiziose da Alien a Cloverfield, ad una generale e riuscita sintesi horror unita a un’ottima tensione che traspare per tutto il film.

Attraverso un immaginario rurale e povero che richiama un post disastro reale più che invenzioni troppo sci-fi, la sceneggiatura probabilmente si ferma alla convenzione di un horror di sopravvivenza, ma trova una chiave interessante nei duelli che propone: nel vedere il silenzio non solo come assenza di parola ma come respingimento delle emozioni; nella dicotomia sensoriale che non diventa solo uditiva (sentire o meno) ma anche visiva; nel contrasto tra la luce e il buio, che soprattutto verso il finale non è solo scelta di messa in scena.

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Redazione
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