Uno dei ruoli più iconici della carriera di Tom Hanks (che vedremo prossimamente in Elvis) è senza ombra di dubbio quello dell’avvocato Andrew “Andy” Beckett in Philadelphia del compianto Jonathan Demme, una delle prime grandi produzioni cinematografiche a trattare in maniera esplicita il tema dell’AIDS.
Grazie al ruolo di Andy, Hanks vinse il suo primo Oscar come miglior attore protagonista, ma a quanto pare, se quel ruolo gli venisse offerto oggi, probabilmente l’attore rifiuterebbe. È quello infatti che ha dichiarato in una recente intervista con il New York Times, a quasi trent’anni dall’uscita del film nelle sale. Hanks ha spiegato che la mentalità a Hollywood è molto cambiata nel corso degli anni, e che oggi la scelta di un attore per interpretare un personaggio apertamente omosessuale, dovrebbe essere presa con maggiore “autenticità”.
“Dovremmo chiederci: ‘Un uomo eterosessuale potrebbe fare oggi quello che ho fatto io in Philadelphia?’. La riposta è no, e giustamente”, ha dichiarato Tom Hanks. “Il punto centrale di un film come quello era il non avere paura. E uno dei motivi per cui la gente non ha avuto paura di quel film era che fossi io ad interpretare un omosessuale. Ora siamo andati oltre questo, e non credo che la gente accetterebbe l’inautenticità di un ragazzo etero che interpreta un ragazzo gay. Non è un crimine, non è qualcosa da fischiare il fatto che si richieda più autenticità nella scelta dei ruoli.”
Philadelphia ottenne cinque candidature ai Premi Oscar del 1994, vincendo anche per la miglior canzone originale (“Streets of Philadelphia“ di Bruce Springsteen). Per il ruolo di Andy Beckett, Tom Hanks venne premiato anche con l’Orso d’Argento al Festival di Berlino. L’attore dovette perdere 14 chili per apparire adeguatamente sciupato nelle scene in tribunale: per questo motivo, il film è stato girato in sequenza cronologica.


