Tim Curry, l’attore, cantante e doppiatore britannico diventato un’icona del cinema grazie al ruolo del Dr. Frank N. Furter in The Rocky Horror Picture Show, è morto martedì a Los Angeles all’età di 80 anni. La notizia è stata confermata da Variety. Al momento non è stata resa nota la causa della morte. Curry aveva tuttavia affrontato diversi problemi di salute dopo il grave ictus che lo aveva colpito nel 2012.
Sebbene nel corso di una carriera lunga oltre cinquant’anni abbia ricevuto importanti riconoscimenti per il teatro e la televisione, tra cui una candidatura ai Tony Awards e una ai Laurence Olivier Awards, oltre a un Daytime Emmy, Curry è rimasto indissolubilmente legato a uno dei personaggi più eccentrici e memorabili della storia dello spettacolo: il Dr. Frank N. Furter, lo scienziato folle e seducente che si presenta come il “sweet transvestite from Transsexual, Transylvania”.
L’inizio della carriera e la nascita di un’icona
Nato il 19 aprile 1946 a Grappenhall, nel Cheshire, Tim Curry si trasferì con la famiglia nel sud di Londra dopo la morte del padre, avvenuta nel 1958. Fin da giovane dimostrò un talento naturale per la recitazione e il canto e studiò inglese e teatro all’Università di Birmingham.
La sua prima esperienza professionale sul palcoscenico arrivò nel 1968, quando entrò nella compagnia londinese di Hair, il celebre musical americano definito “American tribal love-rock musical”. Fu proprio durante questa esperienza che Curry conobbe Richard O’Brien, allora membro della compagnia e autore di un nuovo spettacolo musicale.
O’Brien gli mostrò il manoscritto di quello che sarebbe diventato The Rocky Horror Show, una parodia dei vecchi film horror, della fantascienza di serie B e dei classici “old dark house”, arricchita da un’irriverente sensibilità figlia della rivoluzione sessuale. Curry intuì immediatamente il potenziale dell’opera. Durante l’audizione per il ruolo principale cantò “Tutti Frutti” di Little Richard e ottenne la parte del Dr. Frank N. Furter, sotto la regia di Jim Sharman.
Lo spettacolo debuttò a Londra ottenendo un enorme successo e venne successivamente portato a Los Angeles dal produttore discografico Lou Adler. La produzione americana ebbe una buona accoglienza al Roxy, sulla Sunset Strip, con un cast che comprendeva anche un altro futuro protagonista della musica e del cinema, Meat Loaf. Il passaggio a Broadway fu invece molto meno fortunato: la produzione al Belasco Theatre chiuse dopo appena 45 rappresentazioni.
La consacrazione con The Rocky Horror Picture Show
Nel 1975 Jim Sharman portò The Rocky Horror Show sul grande schermo con The Rocky Horror Picture Show, interpretato da Curry insieme a Richard O’Brien, Susan Sarandon e Barry Bostwick. Inizialmente il film fu un clamoroso insuccesso. La 20th Century Fox, dopo test disastrosi, sembrava intenzionata a lasciarlo rapidamente alle spalle. Il film venne persino relegato a una distribuzione estremamente limitata. Eppure, proprio quando sembrava destinato all’oblio, The Rocky Horror Picture Show iniziò una seconda vita. L’idea decisiva fu quella delle proiezioni di mezzanotte.
Il film cominciò a essere programmato nei cinema indipendenti e nelle sale specializzate, dove il pubblico trasformò progressivamente la visione in un vero e proprio rituale collettivo. Gli spettatori impararono le battute a memoria, rispondevano ai dialoghi pronunciati sullo schermo, si presentavano in costume, ballavano durante le proiezioni e lanciavano oggetti in sala nei momenti prestabiliti. Quello che era stato concepito come un film musicale irriverente divenne così un fenomeno culturale senza precedenti. Nel corso degli anni The Rocky Horror Picture Show si trasformò in uno dei cult movie più longevi della storia del cinema e Tim Curry divenne il volto definitivo di quella rivoluzione.
Nel 1975, in un’intervista televisiva, l’attore aveva già intuito il rischio legato a un personaggio tanto caratterizzante. Curry spiegò di aver pensato che il ruolo potesse funzionare, ma di essere consapevole del fatto che avrebbe potuto essere difficile liberarsi successivamente da quell’immagine. La sua scelta, però, fu anche una dichiarazione di intenti: secondo Curry, non valeva la pena affrontare un ruolo del genere se non si era disposti a correre un rischio. Il rischio pagò.
Una carriera molto più ampia di Frank N. Furter
Nonostante l’enorme popolarità del Dr. Frank N. Furter, Tim Curry non fu mai un attore confinato a un solo ruolo. Il teatro rimase una componente fondamentale della sua carriera. Nel 1981 interpretò Mozart nella produzione newyorkese di Amadeus, ottenendo una candidatura ai Tony Awards. L’anno successivo fu il Pirate King in The Pirates of Penzance, ruolo che gli valse una candidatura ai Laurence Olivier Awards.
Negli anni successivi tornò a Broadway nei panni dell’attore Alan Swann nel musical My Favorite Year e interpretò Re Artù nelle produzioni newyorkese e londinese di Spamalot, il musical tratto dalla comicità dei Monty Python e diretto da Mike Nichols. Anche il cinema gli offrì numerose occasioni per dimostrare la propria versatilità.
Nel 1982 fu Rooster Harrigan nel musical Annie di John Huston, mentre nel 1985 affrontò uno dei ruoli più spettacolari della sua filmografia: Darkness, il demoniaco antagonista di Legend di Ridley Scott. Per trasformarsi nel personaggio, Curry dovette sottoporsi a circa cinque ore di trucco.
Nel 1986 arrivò invece Signori, il delitto è servito, commedia ispirata all’omonimo gioco da tavolo, nella quale interpretò il maggiordomo Wadsworth. Anche questo film, inizialmente accolto tiepidamente, avrebbe conquistato negli anni lo status di cult.
Da Pennywise a Long John Silver
La filmografia di Curry è costellata di personaggi eccentrici e memorabili. Tra i suoi ruoli più celebri figurano il concierge dell’Hotel Plaza Hector in Mamma, ho riperso l’aereo: Mi sono smarrito a New York del 1992, ma anche il criminale Jigsaw in Palle in canna, Long John Silver in I Muppet nell’isola del tesoro e il terrorista russo Major Vladakov in La mia flotta privata.
Nel 1990 prestò inoltre la voce a Capitan Uncino nella serie animata Nel covo dei pirati con Peter Pan, interpretazione che gli valse un Daytime Emmy. Ma nello stesso anno arrivò anche un’altra interpretazione destinata a entrare nell’immaginario collettivo: Pennywise nella miniserie televisiva IT, adattamento del romanzo di Stephen King.
Il clown interpretato da Curry sarebbe diventato una delle versioni più celebri del personaggio molto prima che il ruolo venisse ripreso sul grande schermo da Bill Skarsgård. Negli anni Duemila Curry continuò a lavorare soprattutto in commedie, apparendo in film come Charlie’s Angels e Scary Movie 2, senza rinunciare a occasionali ruoli drammatici in opere come Ritual e Kinsey.
Il ritorno al mondo di Rocky Horror
Il legame con Frank N. Furter, naturalmente, non si interruppe mai. Nel 2016 Curry tornò nell’universo di Rocky Horror come narratore del remake televisivo The Rocky Horror Picture Show: Let’s Do the Time Warp Again, nel quale il ruolo di Frank N. Furter era stato affidato all’attrice transgender Laverne Cox.
Quattro anni più tardi, nel 2020, Curry tornò invece a vestire virtualmente i panni del personaggio durante una lettura dal vivo di The Rocky Horror Show organizzata in Wisconsin nell’ambito di un evento di raccolta fondi per la campagna presidenziale di Joe Biden. Era la dimostrazione di quanto quel personaggio fosse rimasto parte integrante della sua identità artistica.


