Zerocalcare è pronto a tornare con la propria poetica personale, umanissima e tipicamente romana) per raccontare ancora una volta il mondo che ci circonda: se nella precedente esperienza il risultato di questa elaborazione era Strappare lungo i bordi, questa volta, invece, è Questo mondo non mi renderà cattivo, nuova serie targata Netflix che farà il suo debutto – per un totale di sei episodi – dal 9 giugno. Scritta e diretta dallo stesso Michele Rech (nome di battesimo di Zerocalcare), per presentare la nuova avventura alla presenza della stampa si è scelta una location come la Città dell’Altra Economia (Testaccio, Roma), allestita – per l’occasione – come una “fantasia” emersa dallo stesso immaginario del fumettista, tra attrazioni da lunapark e arcade anni ’80/’90.
«Paradossalmente, Questo mondo non mi renderà cattivo è nata prima di Strappare lungo i bordi» confessa lo stesso Zerocalcare alla stampa presente. «Ma prima non ero in grado di saperla fare: erano i primi momenti in cui mi stavo misurando con il formato breve (come Rebibbia quarantine, NdR) e l’animazione. Ero spaventato alla sola idea di una narrazione orizzontale, così mi sono rifugiato in una comfort zone che mi ha permesso di capire i miei limiti, grazie anche all’aiuto di persone che hanno lavorato con me e che potevano colmare alcune delle mie lacune, introducendo dei temi più complessi anche grazie alla serie precedente, che costituiva una sorta di introduzione ai personaggi ricorrenti».
E Zerocalcare parla di collaboratori come Michele Foschini (Editore Bao Publishing), che ha contribuito in prima persona alla genesi delle opere di Rech, dalla carta allo schermo: «Il mio omonimo Michele mi ha detto, all’inizio di questa avventura, “vieni con me che se no litigo con qualcuno”. Beh, in tre anni… nessuno ha mai litigato! È stato davvero bello affrontare insieme la curva di apprendimento di Michele che ci ha spinto a capire di cosa aveva bisogno: di solito è uno che vuole fare tutto da solo, ma successivamente ha capito in quali fasi poteva migliorare il proprio lavoro grazie alla presenza degli altri, semplificandolo e creando una sinergia perfetta. Io, ad esempio, mettevo a posto i suoi appunti e, da fuori, gli dicevo se il lavoro stava funzionando o meno, mantenendo una giusta distanza e cercando di mantenere i piedi ben saldi a terra, per garantire l’obiettività delle storie».
«La nuova serie rappresenta un notevole scatto evolutivo nel percorso personale di Zerocalcare», gli fa eco Giorgio Scorza, Co-Fondatore, CEO e Direttore Creativo di Movimenti Production. «Ma anche nel tipo di approccio al lavoro; questo perché l’impianto di questo prodotto è decisamente più gravoso. Eravamo circa trecento persone a lavorare a Questo mondo non mi renderà cattivo e cercavamo tutti di andare d’accordo, perseguendo l’obiettivo di una collaborazione funzionale per raggiungere uno scopo comune, lavorando tutti in una stessa filiera continuativa: è o non è magia questa?»

Ma da dove nasce il curioso titolo, Questo mondo non mi renderà cattivo? «Il titolo nasce da una canzone di Path, un cantautore di Anguillara: non è tanto riferito a me, quanto a tutti i personaggi che nella serie vengono messi alla prova dal mondo, e che spesso subiscono prove dolorose che io, al contrario, da fortunato non ho dovuto subire. Il titolo è una sorta di auspicio rispetto a ciò che abbiamo intorno, provando a raccontare in modo indiscriminato chi vive dei momenti di crisi, chi si salva sgomitando, chi passa sopra agli altri e chi cade in questa tentazione, ma anche tutti coloro che, nonostante tutto, resistono. Per questo ci sono personaggi ricorrenti, che avevano superato i confini di carta delle mie opere finendo in Strappare lungo i bordi, e alcuni caratteri nuovi – come Cesare – che incarnano tanti personaggi reali che ho incontrato nel corso della mia vita, come ad esempio quel mio amico che si allontanò dal quartiere per vent’anni prima di farvi ritorno, ritrovandosi privo di punti di riferimento o con quelli che aveva che… ormai erano allo sbando.
Questo mondo non mi renderà cattivo è anche una dichiarazione di resistenza, ma sarebbe arrogante dire che non sono diventato io stesso cattivo negli ultimi dieci anni! In questo lungo lasso di tempo, ho dovuto fare delle scelte specifiche, ho compiuto degli scivoloni, dei compromessi; ho ferito delle persone e altre no. Nella vita, per non diventare cattivo, provo a dare delle risposte collettive ai problemi cercando di partire da un’idea comune, senza lasciare indietro nessuno. Questa serie non fornisce delle soluzioni, ma anche le suddette risposte collettive servono soprattutto a quelli che stanno bene, perché se ti senti così… corri il rischio che, prima o poi, qualcuno che non sta bene possa bussare alla tua porta, travolgendo il tuo mondo. Personalmente, cerco di dire sempre le cose che penso nella maniera più dritta possibile, senza attizzare polemiche inutili per cercare la visibilità oppure auto-censurandomi in qualche modo».
Una storia molto umana ed emotiva
Questo mondo non mi renderà cattivo è una serie più complessa (nei temi trattati) ma anche divisiva, soprattutto dal punto di vista sociale e politico visto che tocca tanti argomenti caldi della contemporaneità. Qual è la posizione di Zerocalcare nei confronti di questa visione ben precisa e, soprattutto, come si pone nei confronti di una popolarità internazionale che può suscitare anche delle accese polemiche in tutto il mondo?
«Sì, la nuova serie è molto più divisiva sui temi politici e anche più complessa per quanto riguarda il formato scelto per le puntate», ha affermato il fumettista. «Temevo che, essendo così lunghe questa volta e ben lontano da un minutaggio breve che va da cinque a quindici, il ritmo potesse calare vertiginosamente. Io poi temo sempre di parlare lento quando doppio i vari personaggi! Sulle polemiche e l’accoglienza, invece, mi ha stupito ad esempio l’affetto degli ispanofoni, soprattutto nei confronti di una mia produzione a fumetti verso la quale non c’è un legame specifico: al massimo con il mondo francese… gli spagnoli, ma anche gli abitanti del Sud America – come il Brasile – si sono dimostrati super ricettivi e anche per quanto riguarda le polemiche si sono mostrati simili all’Italia. E questo non me l’aspettavo proprio.
Per quanto riguarda il discorso politico… oggi non è più un ostacolo rivendicare, da parte della gente, una continuità con la storia fascista; al contrario, nella serie si fa riferimento ai nazisti per indicare gli oppositori dell’integrazione e dell’accoglienza. Certo, non ritengo che tutti coloro che nutrono dei dubbi nei confronti di queste due realtà siano dei nazisti: nel corso dei sei episodi, vado a scremare questo aspetto facendo una grossa distinzione tra persone che vivono sulla loro pelle tutta una serie di disagi “di quartiere”, quotidiani, e poi credono di trovare delle soluzioni per me non condivisibili che però lo sono per loro stessi; e poi ci sono invece tutti colori che strumentalizzano accoglienza e integrazione solo per un tornaconto privato, magari per mere questioni politiche».

Con l’uscita della serie su Netflix, di sicuro l’attenzione del pubblico – in oltre 190 paesi – sarà rivolta nei confronti di questo gradito ritorno, considerando in particolare che entrambe le serie di Zerocalcare costituiscono un unicum nel panorama europeo della nota piattaforma streaming: sono, infatti, le prime serie d’animazione per adulti, originali e interamente nate nel Belpaese. Dopo questa esperienza così nuova – ma generata nel “passato” – Michele Rech è pronto per una nuova avventura, magari una terza serie?
«In realtà no, non sono pronto ad una nuova serie!» (Ride, NdR) «Vorrei vedere prima l’esito di questa e poi magari raccontare tante altre cose… ho una bozza nelle mail con tanti incipit che raccontano episodi che mi sono successi e che potrebbero diventare qualcosa di nuovo, magari proprio per Netflix. Questa volta, per il progetto Questo mondo non mi renderà cattivo, ho svelato ancora una volta il mio lato malinconico: sono una persona molto crepuscolare, per questo motivo nei prodotti che realizzo c’è poca speranza… e non vengono fornite soluzioni in generale! Per Questo mondo non mi renderà cattivo, inoltre, mi sono ispirato indirettamente a un film bellissimo come This Is England, che amo moltissimo e che mi ha influenzato nella scrittura e nelle suggestioni».
«Netflix avrà sempre una porta aperta per Zerocalcare», ha replicato Ilaria Castiglioni, Creative executive della celebre piattaforma streaming, «ma aspettiamo almeno l’esito di questa seconda serie per pensare alla terza! Abbiamo delle aspettative molto alte da questo prodotto, ma siamo anche scaramantici quindi… attendiamo un po’ di tutto. Ciò che mi ha emozionato e stupito è stata proprio la reazione e l’accoglienza del pubblico, che si è dimostrato partecipativo senza giudicare: poteva apprezzare o non apprezzare, ma si identificava comunque con le storie che Michele stava raccontando e che sono in grado di toccare delle corde emotive che finivano per far sentire il prodotto di tutti».
Un successo come Strappare lungo i bordi aveva già esposto Zerocalcare ad un’escalation di popolarità rapido e intenso: cosa si aspetta il fumettista da Questo mondo non mi renderà cattivo? Quali effetti, secondo lui, potrà avere la serie sulla sua vita quotidiana e quale impatto, invece, avrà sull’esistenza degli spettatori?
«Sono onesto: non sto cercando una quadra specifica in questo momento. Molte persone all’inizio della mia carriera mi cercavano perché interessati al mio profilo, poi però non andava bene ciò che dicevo e così non interessavo più. Più che una quadra, ho trovato una nicchia di mercato che vende bene ma, proprio in relazione alle vendite, non corrisponde su larga scala ed è molto piccola. Non ho idea se esiste una quadra e non ho assolutamente idea di come verrà accolta questa serie; all’interno di Questo mondo non mi renderà cattivo c’è molto della mia biografia, finendo per delinearsi come una storia molto umana ed emotiva che racconta cose che hanno attraversato me e delle persone a me vicino.
Dopo Strappare lungo i bordi, c’è stato un boom numerico in termini di popolarità; poi la parte più impegnativa sono state le due settimane dopo l’uscita, con i social ingolfati, finché tutto non si è ridimensionato progressivamente. Secondo me in una serie, più che polemizzare, credo sia necessario riprodurre dei conflitti come nella vita vera, mettendoli in scena senza evitarli oppure edulcorarli, tanto da sterilizzare infine le immagini o il linguaggio. Ok il concetto di safe space, ma secondo me nei prodotti fiction i conflitti vanno riportati in tutta la loro crudezza, includendo un confronto tra parti diverse tirate in ballo perché accomunate dalla stessa finalità».


