HomeIntervisteWillem Dafoe racconta il Nosferatu "poetico" di Robert Eggers

Willem Dafoe racconta il Nosferatu “poetico” di Robert Eggers

L'intervista a Willem Dafoe in occasione della presentazione alla stampa di Nosferatu, il nuovo attesissimo film di Robert Eggers al cinema dal 1° gennaio.

Dopo The Lighthouse (2019) e The Northman (2022), Willem Dafoe torna a lavorare con Robert Eggers per l’attesissimo Nosferatu, remake del classico del cinema espressionista muto Nosferatu il vampiro, a sua volta adattamento del celebre romanzo “Dracula” di Bram Stoker.

Non è la prima volta che Dafoe si trova ad esplorare l’universo di Nosferatu: già nel 2000, infatti, aveva interpretato lui stesso il Conte Orlok – o meglio, il primo attore ad averlo impersonificato, ossia Max Schreck – ne L’ombra del vampiro di E. Elias Merhige, film tributo al genio di Friedrich Wilhelm Murnau che racconta un fantasioso “dietro le quinte” del capolavoro del 1922.

“Ho visto l’originale Nosferatu per prepararmi a girare L’ombra del vampiro”, ricorda Dafoe durante l’incontro con i giornalisti a Roma. “È un film iconico. La performance di Schreck è iconica. Ho dovuto copiare molto dell’originale, perché in quel film raccontavamo una sorta di backstage della sua realizzazione. Penso che L’ombra del vampiro sia un bel film. Mi sono divertito molto a girarlo”.

Il sodalizio con Robert Eggers e il lavoro sul set

Tornando al presente e al nuovo Nosferatu – in cui ad incarnare le fattezze del Conte Orlok troviamo questa volta Bill Skarsgård, già volto del più recente Pennywise cinematografico -, Dafoe ha parlato dei motivi che lo hanno spinto a tornare a lavorare con Eggers per la terza volta. “Ci sono tante ragioni… Ogni volta, c’è un modo di adattarsi alla storia che è diverso, un modo in cui il film viene fatto che è diverso”, sottolinea l’attore.

“Robert è un regista molto esigente e molto attento ai dettagli. Quando lavoro con lui è come se fossi al suo servizio e ogni volta che accetto di prendere parte ad un suo film, il motivo principale è lui. C’è molto complicità e anche molta intesa tra di noi. Quando ho visto per la prima volta The Witch, poi ho avuto la possibilità di conoscerlo e abbiamo scoperto di avere tante cose in comune; tra queste, anche il modo in cui vediamo il cinema. Abbiamo sempre avuto un ottimo dialogo e sono certo che lavoreremo ancora insieme”.

E a proposito del modo di lavorare del regista statunitense, Dafoe racconta di quanto sia impegnativo ma al tempo stesso entusiasmante ritrovarsi sul set insieme a lui. “È sempre una gioia lavorare con Robert. È un uomo gentile ma anche molto intelligente. Soprattutto, conosce molto bene il linguaggio degli attori e devo ammette che si fida molto di me”, afferma. “Ma è anche molto difficile lavorare con lui, perché ha l’abitudine di disegnare ogni inquadratura. Quindi, prima di girare si fanno tantissime prove in cui spiega ai suoi attori ogni cosa nel dettaglio, cercando di farci capire come dobbiamo adattarci alla scena”.

“Robert progetta meticolosamente ogni singola inquadratura, e noi attori siamo chiamati ad impararla come se fosse una danza”, aggiunge. “Fa sempre queste riprese molto lunghe che richiedono molta concentrazione, e se anche uno solo di noi sbaglia, poi bisogna ricominciare tutto daccapo. In questo senso, è un grande lavoro di squadra e ognuno è chiamato a dare il massimo. È raro che ci siano delle riprese convezioni sui suoi set”.

Willem Dafoe in Nosferatu. Credit: Aidan Monaghan / © 2024 FOCUS FEATURES LLC

Cosa racconta Nosferatu del nostro presente? 

Nosferatu è ambientato nella Germania del 1838 e racconta dell’ossessione del terrificante Conte Orlock – il “non spirato” del titolo – nei confronti di Ellen Hutter (interpretata da Lily-Rose Depp), donna felicemente sposata con Thomas (Nicholas Hoult), ma tormentata da una forza oscura che va ben oltre il suo controllo.

“Robert ha sempre realizzato film ambientati in epoche passate. Lo potremmo definire un «fautore», nel senso che quando sceglie di raccontare una storia ambientata in un’epoca storica differente, crede fermamente di potere riflettere ciò che succede nel mondo oggi, mettendo in risalto la natura umana e gli eventi umani attraverso la ricerca della verità”, spiega Willem Dafoe riflettendo sugli elementi che collegano una storia antica come quella di Nosferatu/Dracula al nostro presente.

È fissato con i dettagli storici e, ovviamente, lo si percepisce anche in questo film, in cui prova a bandire tutta una serie di cliché andando ad esplorare maggiormente il folklore di un’epoca in cui le persone credevano davvero che esistessero i vampiri. Ad esempio, il Conte Orlok non morde sul collo – quella è una cosa creata da Hollywood – ma morde sul petto, che è vicino al cuore: ecco, tutto questo assume per Robert un significato decisamente poetico”, aggiunge Dafoe in merito alla visione di Robert Eggers.

“Robert possiede l’incredibile capacità di connettere le cose e di trovare un’autenticità, facendoti accettare quello che ti sta raccontando senza farti pensare al periodo storico. Dopotutto, le persone non sono cambiate molto; la natura umana non è cambiata. Quindi è facile trovare la verità anche in comportamenti o eventi del passato”.

Cambiare la prospetta: il personaggio di Ellen

Parlando nello specifico del contributo che Eggers ha dato a questa nuova versione della storia di Nosferatu, l’attore dichiara: “Penso che la cosa veramente importante sia che questa versione di Nosferatu sia fortemente incentrata sul personaggio di Ellen. Entriamo in empatia con lei e viviamo la storia attraverso i suoi occhi, il che orienta la narrazione in un modo completamente diverso rispetto al passato”.

“Voglio dire, sappiamo tutto di questa storia e dei suoi personaggi… Sappiamo tutto del Conte Orlok, sappiamo tutto di Thomas Hutter, sappiamo tutto dei vampiri, che davvero sono stati riproposti al cinema in tutte le salse. Spostare l’attenzione su Ellen credo che sia il vero punto di forza di questo film, e sicuramente l’aspetto più interessante”.

In Nosferatu, Dafoe interpreta lo scienziato Albin Eberhart Von Franz, che viene chiamato per cercare di trovare una spiegazione alle visioni spaventose e al crescente senso di terrore che non lasciano in pace Ellen. “Nessuno riesce a vedere chi sia Ellen in realtà o che cosa la tormenti”, continua l’attore. “Poi entra in scena il mio personaggio, e finalmente riesce a vedere ciò che nessun altro è stato in grado di vedere prima. Dopotutto, Von Franz è convinto che bisogna accettare l’oscurità per imparare a vivere nella luce, quindi non è solo un aiuto per lei, ma in qualche modo ne diventa complice, mentre tutti gli altri negano ciò che sta realmente accadendo”.

La centralità del personaggio di Ellen nella storia porta ad una riflessione sull’importanza dei personaggi femminili al cinema: da questo punto di vista, è inevitabile il richiamo al personaggio interpretato da Dafoe in Povere Creature! di Yorgos Lanthimos e a come il suo dott. Baxter sia sempre un passo indietro rispetto alla protagonista Bella, interpretata da Emma Stone. “Non so se quando Robert ha scritto Nosferatu, avesse davvero in mente di voler mandare un messaggio o di affrontare determinati temi”, ammette l’attore.

“Penso che il suo obiettivo sia semplicemente quello di raccontare storie che in qualche modo gli parlano, nel modo più autentico possibile. Non credo che voglia suscitare dibattiti, o puntare il dito. Penso che queste cose dipendano più dal pubblico e dal vissuto che ognuno di noi si porta dietro quando entra in una sala e guarda un film”.

Willem Dafoe in Nosferatu. Credit: Aidan Monaghan / © 2024 FOCUS FEATURES LLC

Una riflessione sul male… e sul cinema

In Nosferatu, il personaggio di Von Franz afferma che è «necessario scovare il male che è dentro di noi». Ma nella nostra società, oggi, dov’è che si annida davvero il male secondo Willem Dafoe? “Avrei un sacco di cose da dire al riguardo”, risponde accennando una risata. “Sicuramente, al di là degli aspetti positivi, gli smartphone hanno distrutto il nostro modo di connetterci agli altri. Siamo completamente dipendenti. Mi rende veramente triste vedere persone trascorrere del tempo insieme, ma non essere davvero insieme. Ormai abbiamo perso il contatto con la realtà”. 

La risposta apre ad un’altra interessante riflessione su quanto sia cambiato l’approccio del pubblico oggi al modo di guardare i film, in una società in cui il livello di concentrazione è notevolmente diminuito. “La qualità della tua attenzione rifletterà inevitabilmente la qualità del contenuto che ti porterai a casa”, afferma Dafoe. “Se guardi qualcosa in modo distratto, non riuscirai mai a godere a pieno di quell’sperienza, ma sarà soltanto una sorta di sfida o di impegno. Si ridurrà a questo. Oggi siamo abituati a vedere i film attraverso qualsiasi posto, grazie a tutti questi dispositivi che abbiamo a disposizione… spesso l’associamo ad un momento per staccare la spina, e va bene. Ma l’esperienza al cinema è un’altra cosa”.

“È qualcosa di talmente coinvolgente da metterti alla prova; devi essere predisposto ad accoglierla”, continua l’attore. “Quando ti ritrovi in una sala, con un gruppo di sconosciuti, e partono le immagini sullo schermo… è altamente probabile che vivrai un’esperienza che sarà preziosa, memorabile… che probabilmente ti cambierà o ti farà riflettere. Ed è sicuramente meglio che essere distratti. Se vai al cinema, sai cosa stai facendo, ed è probabile che verrai ripagato. Se ti distrai, non sarà lo stesso… Forse sto dicendo cose ovvie, ma spesso è giusto ribadire l’ovvio”.

A questo punto, la domande è lecita: cosa spaventa di più Willem Dafoe oggi? “Le persone non fanno altro che chiedermelo, ma io non lo so”, confessa. “Sono una persona molto riservata, quindi probabilmente non lo direi mai… Penso le cose che spaventano un po’ tutti: la paura di perdere qualcosa o qualcuno, di non stare bene, di temere per la tua vita. Posso dire, però, di non aver paura dei fantasmi (ride). Ne ho incontrato qualcuno nella mia vita! Sicuramente, mi spaventa molto il fatto che le sale stiano scomparendo. Forse sono un sentimentale, ma adoro l’esperienza di andare al cinema”.

Mettere se stessi all’interno dei personaggi

Prima di congedarsi, l’attore – che nel corso della sua carriera ha preso parte alla tipologie di film più disparate, ritrovandosi a recitare sia in opere indipendenti che in grandi blockbuster – riflette su quanto sia più o meno facile portare se stessi in un progetto, indipendentemente dalla natura dello stesso.

“Ogni film è diverso. E la cosa che amo di più di questo lavoro è che ti dà l’opportunità di essere tante persone diverse”, dichiara Dafoe. “Lo considero un dono enorme. E se mi impegno nel farlo, se mi impegno ad essere sincero, sperando che vada anche a beneficio di altre persone, allora sono contento”.

“Mi piace gettarmi ogni volta in un’avventura sempre nuova in cui mi trasformo e imparo qualcosa,  e non perché sono insoddisfatto di me stesso o della mia vita, ma penso che ci sentiamo tutti sotto pressione per via del condizionamento sociale, quando in realtà dovremmo imparare a liberarcene per avere un cuore più aperto e una mentalità più aperta. Da attore, penso che sia sempre una lotta tra questi due estremi”.

“La verità è che voglio allontanarmi da me stesso e voglio considerare altri modi di essere”, conclude. “È per questo che sono attratto da ruoli sempre diversi e da film sempre diversi, perché sono processi che ti liberano da un certo tipo di corruzione e ti permettono di non restare bloccato nelle tue convinzioni”.

Nosferatu arriverà nelle sale italiane il 1° gennaio distribuito da Universal Pictures.

Guarda il trailer ufficiale di Nosferatu

Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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