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Tre ciotole: Alba Rohrwacher e Elio Germano portano al cinema l’eredità di Michela Murgia

Alba Rohrwacher e Elio Germano, insieme alla regista Isabel Coixet, hanno presentato alla stampa Tre ciotole, il film tratto dall'omonimo romanzo di Michela Murgia.

«All’inizio non ero convinta, temevo fosse soltanto la storia di una donna malata. Poi, leggendo il libro, ho avuto una rivelazione: ho capito che raccontava la vita e la morte da una prospettiva diversa, con una forza che mi ha travolta subito».

Così la regista e sceneggiatrice spagnola Isabel Coixet – nota per La mia vita senza di me (2003) e La vita segreta delle parole (2005) – ha ricordato il momento in cui ha deciso di accettare di trasporre per il grande schermo Tre ciotole, il romanzo pubblicato da Michela Murgia nel 2023 che racconta non soltanto la fine di un amore ma anche la possibilità di riuscire a guardare la vita con occhi diversi nonostante l’incombere della tragedia.

La morte che dà forza alla vita 

Il film, presentato in anteprima mondiale all’ultima edizione del Toronto Film Festival e interpretato da Alba Rohrwacher (nei panni di Marta) e Elio Germano (Antonio), nasce dalla sfida di trasformare una raccolta di racconti in una storia per il grande schermo.

Riccardo Tozzi di Cattleya (che produce insieme a Bartlebyfilm e Vision Distribution) ha spiegato il lavoro di adattamento: «Il libro è una raccolta di racconti, uno dei materiali più difficili da trasformare per il cinema. A un certo punto abbiamo cpaito che doveva diventare una grande storia d’amore. Con Isabel abbiamo trovato la chiave: raccontare la storia di un amore che si misura con la morte, ma dove la morte dà forza alla vita». 

Enrico Audenino, autore della sceneggiatura insieme a Coixet, ha aggiunto: «All’inizio abbiamo pensato a un film a episodi, ma l’idea non ci convinceva fino in fondo. Poi ci siamo accorti che i racconti di Michela parlavano tra loro, che si poteva ridurre a due soli personaggi. È stato un adattamento creativo: abbiamo preso gli elementi che più ci hanno colpito e li abbiamo fatti dialogare tra loro, anche spostandoli in contesti diversi. Abbiamo trasformato il materiale originale rimanendo però sempre fedeli allo spirito di Michela».

Elio Germano, Alba Rohrwacher e Isabel Coixet sul set di Tre ciotole. Foto di Greta De Lazzaris

Durante la conferenza stampa, anche gli attori hanno raccontato la loro esperienza. Alba Rohwarcher ha ricordato il primo incontro con Isabel Coixet: «Quando ci siamo conosciute mi ha regalato tre piccole ciotole. È stato un gesto simbolico, che mi ha accompagnata durante tutte le riprese». 

Elio Germano ha riflettuto, invece, sui temi centrali del film: «Tre ciotole non racconta personaggi, ma persone immerse nelle contraddizioni della nostra società. Viviamo in un mondo che ci educa a contare numeri e successi, dimenticandoci dell’aspetto umano. Il film parla di chi cerca di recuperare la propria umanità, qualcosa che può accadere proprio nel momento in cui ci prepariamo a dire addio». 

Personaggi in cerca di umanità

Il dibattito si è allargato all’attualità: social network, recensioni online e la cosiddetta “falsa democrazia dei like”. Germano ha sottolineato come «siamo diventati una società sorpresa dall’inevitabile, che rimuove la malattia e la morte fino a farsi cogliere impreparata». Coixet ha aggiunto: «È un sistema che sembra includere tutti, ma è vuoto. Vale anche per i registi: il momento in cui cominci a credere a quello che scrivono di te, sei perduto».

Tre ciotole si interroga anche sul rapporto tra vita, malattia e morte. A tal proposito, Germano ha dichiarato: «Il dolore può aprire alla felicità, così come inseguire la felicità può generare dolore. È un paradosso, ma è lì che questi personaggi trovano l’essenza della loro umanità».

Alba Rohrwacher sul set di Tre ciotole. Foto di Greta De Lazzaris

Il confronto con Michela Murgia

Naturalmente, il confronto con la figura di Michela Murgia è stato inevitabile. Germano ha però chiarito: «Non eravamo affiliati a una “religione Murgia”. Michela amava il pensiero critico, non le obbedienze critiche. Abbiamo cercato di restituire il sentimento dei suoi romanzi con grande rispetto, trasformandolo ma senza tradirlo».

Rohrwacher ha invece parlato di un “gioco alchemico” riuscito: «Quando ho visto il film, ho avvertito lo stesso sentimento che mi lasciava la scrittura di Michela. Forse il nostro lavoro è stato davvero fedele, anche nella trasformazione».

Il 4:3 per riflettere la solitudine

A proposito della Roma in cui si muovono Marta e Antonio, lontana da qualsiasi stereotipo cinematografico, Coixet ha spiegato: «Non volevo ritrarre la solita Roma da cartolina. Per me contavano i muri, i volti della gente, l’umanità quotidiana». Rohwarcher, che abita a Trastevere, ha confermato: «Michela ci invitava sempre a guardare le cose da un’altra prospettiva e io ho riscoperto i luoghi che vedo ogni giorno attraverso gli occhi di Isabel». 

Infine, la regista ha parlato di alcune scelte stilistiche ben precise, come l’uso del formato 4:3: «È il riflesso formale della solitudine dei personaggi». E ha chiuso con il riferimento a un’immagine che, per lei, riassume il senso di tutto il film: «Per me Tre ciotole è tutto nel volto di Alba quando mangia il gelato: in quella scena c’è il dolore e il piacere, ci sono le lacrime e i sorrisi, la vita e la morte che convivono nello stesso istante».

Tre ciotole uscirà al cinema il 9 ottobre distribuito da Vision Distribution.

Guarda il trailer ufficiale di Tre ciotole

Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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