venerdì, Aprile 16, 2021
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Tolo Tolo: Checco Zalone è tornato, tra risate, satira e attualità

Satirico, pungente e irriverente: Checco Zalone è pronto a tornare sul grande schermo con Tolo Tolo, provando a doppiare il successo registrato, ormai quattro anni fa, dalla sua precedente fatica cinematografica intitolata Quo Vado. Questa volta non c’è però il sodale Gennaro Nunziante dietro la macchina da presa, bensì lo stesso Zalone/Luca Medici che debutta orchestrando sé stesso e un cast perlopiù sconosciuto in Italia – si tratta, per la maggior parte, di attori francesi – in questa commedia pungente e satirica che affonda le proprie radici tanto nell’attualità quanto nello scanzonato tono “naif” al quale il comico ha abituato il suo pubblico.

Tolo Tolo, in uscita il prossimo 1 gennaio in oltre 1000 copie – sfidando, così, i grandi kolossal natalizi come l’ultimo capitolo di Star Wars, L’Ascesa di Skywalker – è sempre distribuito da Medusa e prodotto da Valsecchi, che apre la conferenza stampa di presentazione del film così:

«Tolo Tolo è stata una lunga avventura arrivata, alla fine, dopo quattro anni di silenzio e il successo travolgente di Quo Vado; alle spalle c’è stata la grande ricerca per trovare una storia all’altezza, poi per fortuna da un’idea di Paolo Virzì è nata prima la sceneggiatura e, un anno e mezzo dopo, era pronta. La scrittura era una scelta di campo per Luca, che mi ha sempre dato carta bianca su qualunque idea e sulla estenuante ricerca di quest’ultima; alla fine devo ammettere che Tolo Tolo è un film impegnativo e costoso soprattutto per Luca che era alla prima regia: ma per fortuna lui, con il suo tocco magico capace d’infondere divertimento, leggerezza e poesia è riuscito, con il sorriso, a far ridere di cose serie, parafrasando Brecht. Il film è durato più di 20 settimane ed è un grande film, che sono felice d’aver realizzato.»

Per quanto riguarda Zalone invece, l’attenzione si è spostata subito sul suo debutto dietro la macchina da presa e sulle difficoltà incontrate, ma soprattutto sulle polemiche che il film ha già incontrato e che susciterà dopo l’uscita in sala, visto lo stretto rapporto che ha con l’attualità e con il tema “caldo” dell’immigrazione:

Checco Zalone: «Sul set ero sempre smarrito e agitato, anzi: si può dire che io mi sia “trovato” solo alcuni giorni! Era un bell’impegno perché avevo in mano tutta la macchina del progetto. Mi aspettavo le polemiche, devo ammettere che ce le aspettavamo tutti fin da quando abbiamo iniziato a scrivere il film; sapevamo che avremo destato qualche polemica ma non così tanto da finire sulle prime pagine dei giornali e diventare argomento di dibattito nei talk show! Quando Paolo Virzì mi ha chiamato aveva un soggetto e più ci frequentavamo, più mi rendevo conto che il soggetto diventava mio e costruivo il personaggio su di me; poi mi sono reso conto delle responsabilità solo una volta iniziato il progetto. Non solo è stato faticosissimo ma anche la sfortuna si è accanita su di noi, sulla nostra troupe: ha piovuto perfino nel deserto per venti settimane mentre giravamo, una cosa mai successa prima.

Per quanto riguarda il lavoro in tandem con Paolo, non abbiamo aggiornato la sceneggiatura fino all’ultimo momento: ci sono dei personaggi che affondano le radici nei nostri tempi e più che di una metafora, in alcuni casi, si tratta di una vera e propria ispirazione alla realtà politica odierna, come ad esempio dei riferimenti alla carriera politica di Di Maio, oppure il fatto che uno dei personaggi di Tolo Tolo – il politico dalla carriera fulminante – finisce per parlare come Salvini e per vestire come Conte. Sul set non c’è stata tanta improvvisazione: ad esempio il protagonista Checco è proprio una metafora dei nostri giovani che non riescono a vedere oltre i propri problemi, quindi il personaggio non vede la guerriglia che si agita intorno a lui, ma solo i problemi legati alle ex mogli, alle tasse che ha evaso, al fisco che deve risarcire etc. 

Ripercorrendo la mia carriera dall’inizio, dopo dieci anni trascorsi tra il piccolo e il grande schermo, posso ammettere che oggi i social sono un megafono che tende ad amplificare troppo tutto e i giornalisti prendono questo numero esiguo di critiche – a esempio – per creare delle polemiche a tavolino, creando però allo stesso tempo pure un battage pubblicitario incalcolabile.

Nel film si finisce per parlare spesso – e molto – di cinema italiano degli anni ’60: io guardo con estremo rispetto alla commedia italiana di un maestro come Dino Risi e al cinismo corrosivo di Alberto Sordi: sono loro i miei modelli. Come attore cerco di procedere nel solco di un grande modello attoriale come quello di Sordi. Tra i modelli indiretti di riferimento posso citare, ad esempio, film come Riusciranno i Nostri Eroi a Ritrovare l’amico Misteriosamente Scomparso in Africa oppure Finché C’è Guerra C’è Speranza, che segnano forse un cambio di rotta con quest’ultima fatica rispetto ai miei precedenti film.

Tolo Tolo non è un film politico: tratta un argomento elettorale “caldo”, è vero, uno dei più nominati ma allo stesso tempo è incentrato su altro, ovvero sull’odissea di persone che cercano un futuro migliore; non è un film critico contro Salvini, piuttosto si tratta di una favola poetica con dentro una grande realtà. Forse anche per tale ragione si troverà a doversi confrontare con il precedente successo di Quo Vado, generando inevitabilmente una certa pressione; la nostra speranza è quella di riempire le sale e d’ incassare, a prescindere di tutte le polemiche che già si aggirano intorno al film e che riguardano tanto la politica quanto le accuse di sessismo e maschilismo; purtroppo, quando si gioca in precario equilibrio sul filo del politically correct il rischio è sempre quello di cadere nel cinismo o nella “ruffianata” .

Per quanto riguarda tutte le polemiche legate a Tolo Tolo, posso affermare che sicuramente dividerà il pubblico per il tema trattato e per il modo in cui è trattato, ma sono allo stesso tempo consapevole che si dividerà tra chi capisce e chi non capisce, parafrasando De Gregori “tra chi ha letto i libri e chi non l’ha fatto”

Guarda il trailer ufficiale di Tolo Tolo

Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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