Il tour promozionale di A Complete Unknown, l’attesissimo film di James Mangold incentrato sull’elettrizzante storia vera dietro l’ascesa di Bob Dylan, uno dei cantautori più iconici della storia, ha fatto tappa a Roma lo scorso weekend. Ad accompagnare Mangold, che del film è anche co-sceneggiatore (insieme a Jay Cocks) e produttore, il suo incredibile cast: Timothée Chalamet, che interpreta un giovane Dylan, Edward Norton, che veste i panni del cantautore Pete Seeger, e Monica Barbaro, che interpreta la cantautrice Joan Baez.
Ad aprire le danze, in occasione della conferenza stampa, è stato proprio Timothée Chalamet (visto lo scorso anno in Dune: Parte Due), che ha raccontato non solo della preparazione al film ma anche del tentativo di portare sullo schermo una versione di Dylan che non sconfinasse nell’imitazione. «Ho trascorso cinque anni e mezzo a prepararmi per questo ruolo. È stato un processo molto interessante, che ha richiesto dedizione e concentrazione», ha spiegato la giovane star. «L’aspetto incredibile, però, è l’enorme risultato che abbiamo raggiunto come squadra e come cast. È la versione migliore che potessimo realizzare ed è stato possibile grazie al contribuito di James. Avevamo poco meno di tre mesi per interpretare questi meravigliosi personaggi e tutto il resto della vita per continuare ad essere noi stessi, quindi abbiamo dato veramente il 150%. Ci siamo impegnati tutti moltissimo».
Edward Norton ha raccontato della sua preparazione al ruolo di Seeger, sottolineando quanto sia stato importante liberarsi dal peso di quella tipica responsabilità che spesso gli attori si portano dietro quando devono interpretare personaggi realmente esistiti: «YouTube è stato lo strumento principale. È incredibile quanto materiale contenga. Probabilmente mi sarebbe servito un anno di lavoro per trovare tutte le cose che ho trovato lì. Ma a parte questo, James è stato un bravissimo psicoterapeuta: ci ha suggerito di abbandonare l’idea di personaggi intesi come icone della musica e di metterci nei panni di persone normali. Questo ci ha liberato dalla responsabilità della rappresentazione, perché ci ha permesso di concentrarci sulle relazioni umane e di non focalizzarci sui miti che dovevamo mettere in scena».
Anche Monica Barbaro – che ha raggiunto la fama internazionale grazie al film Top Gun: Maverick – ha voluto rimarcare quanto sia stato fondamentale approcciarsi al ruolo di Baez tenendo sempre presente la sua umanità: «È stato difficile lavorare senza pensare costantemente a dover rendere omaggio ad una persona che vedrà il lavoro finito, per non parlare dei fan e di chi la conosce davvero. La stessa Joan ci ha suggerito di allontanarci da un’idea di perfezione che avrebbe privato le nostre interpretazioni di quell’aspetto interessante. In sostanza, ci ha spinto a non mettere da parte la nostra personalità, nonostante avessimo seguito tutta la preparazione necessaria. Anche James ci è stato veramente d’aiuto, perché ci ha spinto a trovare il lato umano di questo processo».

Il ritratto di Bob Dylan e la ricerca della verità
James Mangold – che si era già cimentato con il biopic di stampo musicale nel lontano 2005, quando aveva diretto Walk the Line con Joaquin Phoenix e Reese Witherspoon, basato sulla storia di Johnny Cash e sulla turbolenta storia d’amore del cantautore con June Carter – ha parlato di quanto sia difficile ricercare la verità quando si porta al cinema la storia di un personaggio realmente esistito.
«Si è sempre parlato di Bob Dylan come di un cantastorie. Da regista mi sono posto delle domande e ho cercato di mettere in dubbio questa tesi, perché sono convinto che non esista una verità assoluta», ha dichiarato il regista. «Tutti noi tendiamo ad enfatizzare le cose belle della nostra vita, la parte eroica della nostra esistenza. È la natura umana, è un modo per cercare di sopravvivere. Raccontare la verità non è facile, e non riguarda soltanto la storia di Bob: riguarda le storie di tutti noi quando si sceglie di raccontarle».
«Abbiamo fatto molte ricerche approfondite sulla sua vita, letto libri, visto documentari, ma spesso tutto questo materiale si è rivelato contraddittorio», ha aggiunto. «Abbiamo deciso di raccontare i fatti così come sono avvenuti, seguendo la naturale processione temporale, seguendo le date di uscita dei dischi e dei concerti. Per quanto riguarda ciò che si è rivelato insondabile, invece, abbiamo cercato il nostro tono e provato a raccontare questi fatti seguendo le nostre sensazioni».
A proposito del lavoro con i suoi attori, invece, Mangold ha spiegato: «Tutti loro hanno studiato voci, movimenti, comportamenti… sono stati veramente disciplinati, ma al tempo stesso non volevo in alcun modo che questo lavoro esteriore fagocitasse la loro interiorità. Il mio compito era quello di fare in modo che un aspetto non prevalesse sull’altro. Non volevamo portare sullo schermo una pagina di Wikipedia: stavamo girando un film, questo è sempre stato il nostro obiettivo».
A Complete Unknown arriverà al cinema il 23 gennaio distribuito da The Walt Disney Company Italia. Nel cast anche Elle Fanning, Boyd Holbrook, Dan Fogler e Scoot McNairy.


