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The Greatest, il regista e il cast presentano la serie Prime Video: “Muhammad Ali, una fonte d’ispirazione”

Lo showrunner Ben Watkins e gli interpreti Jaalen Best e Giovanni Ribisi hanno presentato a Roma la prima stagione di The Greatest, sulla vita del leggendario pugile. Dal 4 novembre su Prime Video.

«Non mettere quello che si vede nei documentari»: questa la prima regola autoimposta dallo showrunner Ben Watkins per The Greatest, nuova serie targata Prime Video basata sulla vita di Muhammad Ali. La seconda? «Renderla una storia su una persona, un essere umano con cui tutti possiamo identificarci e allo stesso tempo da ammirare ancora di più». Il regista e sceneggiatore, insieme all’interprete del leggendario pugile Jaalen Best e al co-protagonista Giovanni Ribisi, è arrivato a Roma per presentare la prima stagione, le cui otto puntate (ambientate tra il 1960 e il 1964) saranno disponibili sulla piattaforma dal prossimo 4 novembre. 

Roma, la Città Eterna

E proprio a Roma comincia il primo episodio, con la vittoria di Ali (allora ancora conosciuto come Cassius Clay) della medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1960. Un inizio simbolico, all’interno del Colosseo, forse l’arena di combattimento per eccellenza (nessun’altra serie prima d’ora aveva ottenuto i permessi di ripresa): «Quando pensi ai gladiatori, il Colosseo è la prima cosa che ti viene in mente. E l’idea che il pugile più grande di tutti i tempi abbia iniziato il suo viaggio nella Mecca dei gladiatori, credo fosse molto importante», spiega Ben Watkins. «Visitando Roma ti rendi conto di quanto questi monumenti siano resilienti. Perciò ho pensato che magari un giovane Cassius Clay avesse colto non solo l’eredità dei gladiatori, ma anche la sensazione di grandezza e di eternità che si prova venendo qui». 

Non solo: Roma è anche il luogo dove il protagonista per la prima volta vede un mondo più aperto, più libero per uno come lui, abituato alla segregazione razziale statunitense: «Vedere così tante etnie e persone di diversa estrazione sociale interagire e stare insieme gli ha aperto gli occhi. E una volta che vedi il potenziale, non c’è modo di tornare indietro. L’unica domanda è: cosa succederà quando tornerai a casa? Inizierai a combattere per una cultura e una società che rifletta quel tipo di armonia? Non significa che tutti devono andare d’accordo, né che sia tutto perfetto. Ma è ciò a cui dovremmo aspirare: scoprire le cose che abbiamo in comune, invece di concentrarci sulle differenze». 

The Greatest. Photo by Brooke Palmer © Amazon Content Services LLC

Una fonte di ispirazione

In effetti Muhammad Ali, negli anni seguenti, è diventato un punto di riferimento nella lotta per i diritti civili e altre cause politiche e umanitarie, come il rifiuto di arruolarsi per la guerra in Vietnam che gli costò oltre tra anni di carriera. «Abbiamo ancora molta strada da fare sul modo in cui ci trattiamo a vicenda, e ci sono ancora molte persone che affrontano oppressioni e disuguaglianze. Avere un esempio di qualcuno che è disposto ad esporsi e a far sentire la propria voce penso sia grandioso. Credo che Muhammad Ali avesse un’incredibile abilità di unire le persone, ed è qualcosa di cui avremo sempre bisogno. Specialmente oggi, dove sia in America che nel resto del mondo ci sono tensioni e stress che tutti percepiamo, Muhammad Ali può servire come fonte d’ispirazione per tutti a mettere l’umanità al primo posto», sostiene il regista. 

Gli fa eco Giovanni Ribisi, che in The Greatest interpreta Angelo Dundee, lo storico allenatore di Ali che lo ha accompagnato in vent’anni di carriera: «Per me è una storia che parla di responsabilità, di un individuo disposto ad essere in disaccordo con l’ambiente che lo circonda, nonostante all’epoca la posta in gioco fosse tra la vita e la morte, mentre oggi si sta al telefono a scrivere sui social media e non c’è alcuna conseguenza. Quando lui si esponeva e finiva nei guai, provava sempre a combattere, ma l’ambiente lo combatteva a sua volta. Era disprezzato, perlomeno negli Stati Uniti, ma non era una vittima».

«Ha obbligato una comunità a unirsi e a combattere per lui», aggiunge il protagonista Jaalen Best, al suo primo ruolo in assoluto. «Dovevi scegliere da che parte stare, se da quella di Muhammad Ali o da quella del governo. Lo vediamo anche oggi, ci sono persone che si battono per il cambiamento, per cambiare le cose e migliorare la direzione in cui stiamo andando. Penso che siamo costantemente alla ricerca di leader che a loro volta siano costantemente alla ricerca di persone che combattano per una causa. Siamo una sola comunità, a prescindere dal colore della pelle. E tutt’oggi continuiamo interrogare i nostri governi, pretendiamo trasparenza. Rispetto agli anni ‘40 e ‘60, le domande non cambiano. Le persone sì, perché invecchiano e nascono nuove generazioni, ma in fondo i problemi sono sempre gli stessi. Come superarli? Come possiamo creare l’uguaglianza tra le persone? Credo che fosse la domanda di allora, come lo è oggi e come lo sarà tra dieci anni». 

The Greatest. Photo by Brooke Palmer © Amazon Content Services LLC

Una lunga e faticosa preparazione

Best ha in seguito raccontato il suo approccio al ruolo, a partire dall’incontro con Lonnie Ali, quarta e ultima moglie di Muhammad dal 1986 alla morte di quest’ultimo, avvenuta nel 2016: «Lonnie è stata incredibilmente speciale per me. Ricordo il nostro primo incontro, mi guardava con approvazione e poi mi ha detto che camminavo come lui. Era la rassicurazione di cui avevo bisogno per sapere che avrei potuto interpretarlo e che le persone che gli erano state vicine avrebbero visto quella somiglianza in me. Era presente anche sul set e dopo che avevamo terminato una scena, veniva a supportarmi dicendomi cose come ‘È esattamente com’era lui, lo sai?’. Sapevo di essere nella posizione giusta per poter raccontare la storia in modo autentico». 

Per entrare nel personaggio e prepararsi fisicamente, invece, «YouTube è stato il mio migliore amico: ho guardato tutti i suoi combattimenti, i suoi allenamenti, ho studiato le sue interviste e i suoi manierismi, come muoveva le mani e come si guardava intorno. E poi ho lavorato con un allenatore di boxe che era cresciuto ai tempi di Ali, sono andato in palestra e ho perfezionato il mio diretto sinistro, i miei montanti e la rapidità del gioco di gambe. La cosa più difficile è stata imparare l’Ali Shuffle, l’essere leggiadro con i miei piedi. E una volta che ho capito chi fosse Ali e ho messo tutto insieme, è in quel momento che qualcosa è scattato». 

L’allenamento è durato un intero anno, durante il quale Best ha dovuto prima perdere quindici chili per l’inizio della serie, per poi rimettere su quello stesso peso durante le riprese per gli episodi successivi. In questo, un grosso aiuto è arrivato da Michael B. Jordan, già noto interprete di un pugile nella trilogia di Creed e produttore esecutivo di The Greatest: «Michael mi ha aiutato molto fin dall’inizio e per me è stato un mentore. Questo era il mio primo ruolo e avevo tante cose da imparare, e Michael mi ha dato molti consigli per essere pronto, anche per quanto riguardava il mio corpo. Lui è molto impegnato con tantissimi progetti diversi, e nonostante questo trovava il modo di essere sul set tutti i giorni, il che mi ha spronato a fare di più e a raggiungere il mio potenziale». 

Guarda il teaser trailer ufficiale di The Greatest

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