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The Beach Boys: Frank Marshall e il cast raccontano il documentario targato Disney+

I registi Frank Marshall e Thom Zimny, insieme ai membri della band Mike Love e Al Jardine, hanno raccontato alla stampa il documentario The Beach Boys, in arrivo su Disney+ dal 24 maggio.

Come tutte le storie, anche quella della musica è segnata da avvenimenti capaci di cambiarne irrimediabilmente il proprio corso. L’uscita di una determinata canzone, di un album, la creazione di una band. 1 ottobre 1962 è uno di questi. Quel giorno, infatti, uscì negli Stati Uniti un disco che non fece solo la storia della musica leggera, ma permise al pubblico di conoscere una neonata band composta da giovanissimi destinata a divenire leggendaria. Il disco si chiamava Surfin’ Safari, la band The Beach Boys.

Fondata da Brian Wilson, Dennis Wilson, Carl Wilson, Mike Love e Al Jardine nel 1961, la riscosso fin da subito un clamoroso successo, rivoluzionando il genere rock e in particolare una delle sue sottocategorie: la surf music. Sulla cresta dell’onda negli anni ’60 e ’70, i The Beach Boys non hanno comunque mai abdicato al successo neppure nelle decadi successive, e questo nonostante il mutare delle mode e i diversi componenti che si sono succeduti nel corso del tempo (David Marks, Bruce Johnston, Blondie Chaplin e Ricky Fataar).

Alla loro storia costellata di successi è dedicato oggi il documentario The Beach Boys, diretto da Frank Marshall (Alive – Sopravvissuti) e Thom Zimny, dal 24 maggio disponibile su Disney+. I due registi, insieme a due dei membri storici della band quali Mike Love e Al Jardine, hanno presentato il documentario alla stampa.

Una carriera da leoni

Come i protagonisti del celebre film di John Milius, Un mercoledì da leoni, i The Beach Boys sono l’emblema di una giovinezza inscalfibile dal tempo e dalle mode. Ma, perché, realizzare proprio oggi un documentario su di loro? «Innanzitutto perché sta per iniziare l’estate», ha detto scherzando Frank Marshall durante l’intervista prima di evidenziare la portata rivoluzionaria che la band americana ha avuto sulla musica: «Sono cresciuto a Newport Beach, a sud di Hawthorne [in California], dove sono cresciuti i The Beach Boys. Quando ero giovane amavo fare surf e amavo la surf music. A quell’epoca la surf music è strumentale, e ricordo ancora il giorno in cui ho sentito la canzone Surfin’ dei The Beach Boys perché era la prima volta che sentivo un componimento appartenente alla surf music con le parole».

Ma il motivo è forse da ricercare anche nella capacità della band di non essere mai passata di moda. «Abbiamo da poco festeggiato i sessant’anni di carriera» ha detto Al Jardine «e siamo stati fortunati perché siamo riusciti a rimanere sulla cresta dell’onda. Ci siamo rinnovati e abbiamo intercettato anche i gusti delle nuove generazioni».

«Quando la Disney vuole fare un documentario sulla tua storia non puoi tirarti indietro perché è una benedizione» ha aggiunto Mike Love, «e oltretutto l’uscita in streaming del documentario coincide con il cinquantesimo anniversario dell’album Endless Summer».

The Beach Boys. Photo by Michael Ochs Archives/Getty Images

Una band, una famiglia (di artisti)

Al di là della portata rivoluzionaria dei componimenti dei The Beach Boys, l’intento dei due registi del documentario è stato anche quello di mettere in evidenza il legame tra i componenti del gruppo e soprattutto la loro unicità artistica. Come ha sottolineato Thom Zimny: «Spero che questo documentario possa mettere in evidenza la famiglia The Beach Boys, ma anche l’individualità dei suoi membri. Quello che credo il film mostri molto bene è come ogni componente della band abbia contribuito alla realizzazione dei componimenti».

Un concetto ribadito anche da Mike Love: «Ritrovarsi con Al e con altri due componenti della band come David Marks e Bruce Johnston è stato bellissimo perché è vero che ci sono state delle separazioni, ma quando ci ritroviamo insieme lo facciamo con armonia. Alla base del nostro rapporto c’è sempre stato il rispetto per l’altro, la sua individualità e le sue abilità individuali».

Proprio alla luce del rapporto tra i vari componenti della band, lo stesso Mike Love ha sottolineato come la gioia di incontrarsi di nuovo abbia talvolta lasciato il posto alla malinconia: «La nostra musica ha portato positività, armonia e speranza in un mondo contraddistinto da forte negatività. E questo si riflette nel film. Certo, quando l’ho visto non potuto comunque provare anche un po’ di tristezza, perché Dennis [Wilson] e Carl [Wilson] sono venuti a mancare e Brian [Wilson] ha avuto gravi problemi di salute. Quindi c’è un che di malinconico, ma dall’altra parte c’è anche la soddisfazione per quello che abbiamo fatto insieme grazie all’amore per la musica».

Immagini d’archivio mai viste prima

Per raccontare la storia della band, ovviamente, i due registi hanno fatto ampio uso di materiale d’archivio, in qualche caso persino inedito. Come ha confessato Frank Marshall: «Una delle cose che amo di più quando faccio un documentario è visionare il materiale d’archivio. Mi sento come un cercatore di tesori. Non puoi mai sapere cosa troverai, e se eventualmente troverai una pepita d’oro capace di far prendere al racconto un’altra direzione rispetto a quella inizialmente preventivata. È un viaggio ed è eccitante quando trovi del materiale che non è mai stato visto prima».

Appuntamento quindi dal 24 maggio per conoscere, su Disney+, la storia dei The Beach Boys grazie al documentario di Frank Marshall e Thom Zimny.

Guarda il trailer di The Beach Boys

Diego Battistini
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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