lunedì, Marzo 8, 2021
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Sydney Sibilia presenta L’Isola delle Rose: “Una storia dal potenziale internazionale”

Immagine di copertina: SIMONE FLORENA/NETFLIX © 2020

Nel 1958, un giovane ingegnere bolognese, Giorgio Rosa, ha un’idea: costruire un’isola al largo di Rimini. Una semplice boutade? Non proprio, dato che nei successivi dieci anni, il giovane si impegnerà davvero a realizzare una micronazione (tecnicamente una semplice piattaforma) al largo di Rimini, con tanto di lingua propria (l’esperanto), moneta, governo, ecc. Una storia surreale che rivive al cinema grazie a Sydney Sibilia (la trilogia di Smetto quando voglio), regista del film L’incredibile storia de L’Isola delle Rose, disponibile su Netflix a partire dal 9 dicembre.

Prodotto dalla Grøenlandia di Matteo Rovere (in queste settimane protagonista che su Sky e Now Tv con la serie Romulus, spin-off de Il primo re), il film, che ha mancato la distribuzione nei cinema causa pandemia ma potrà contare su una distribuzione capillare in tutto il mondo, vede il coinvolgimento di un cast di assoluto livello che comprende, tra gli altri, Elio Germano, nei panni del protagonista Giorgio Rosa, Matilde De Angelis, Luca Zingaretti, Fabrizio Bentivoglio, François CluzetTom Wlaschiha.

Una folle storie tra (molta) realtà e (poca) finzione

Leggendo la sinossi del film viene da chiedersi come sia stato possibile che nessun sceneggiatore, regista o produttore italiano abbia mai pensato di fare un film su Rosa e la sua isola. Una domanda che si è posto anche lo stesso Sibilla quando è venuto a conoscenza, casualmente, della storia: «Il regista è un po’ come un rabdomante: si muove a tentoni, cercando di intercettare la storia giusta da raccontare. Quando ho appreso della storia dell’isola delle rose stavo scrivendo, insieme a Francesca Manieri, gli ultimi due capitoli di Smetto quando voglio. Quando scrivi un film di questo tipo, dove ci sono molti tecnicismi relativi alle rispettive professioni dei personaggi, lavori consultando costantemente Wikipedia. Un giorno, mentre ero sul sito, ho visto per caso in homepage un riquadretto inerente alla pagina dedicata all’isola. Ho pensato subito che fosse un film già fatto».

«La prima scaletta del film», ha aggiunto la co-sceneggiatrice Francesca Manieri «è stata scritta quando stavamo ultimando la sceneggiatura di Smetto quando voglio Masterclass. Ho subito intravisto, nella storia di Giorgio Rosa, degli elementi tipici del cinema di Sidney, a cominciare dal rapporto – spesso conflittuale – tra individuo e potere costituito. Ci è sembrata fin da subito una storia piena di rischi – dopo tutto gli antagonisti sono due padri della Costituzione: Giovanni Leone e Franco Restivo -, ma anche un’occasione che non potevamo perdere. Il film che ne è nato è un po’ a metà strada tra un dramedy, un film epico e un film storico».

Matteo Rovere, invece, si è soffermato sul fatto che, almeno nella prima fase, l’interesse sia stato fagocitato soprattutto dalla figura di Giorgio Rosa: «Sia io che Sidney e Francesca, all’inizio abbiamo subito il fascino del personaggio di Rosa: della sua volontà di ideare un progetto utopistico. La sua è una storia folle, così come “folli” sono i film di Sidney. Non nascondo che è stata una produzione complessa, ma siamo stati bravi – anche grazie al supporto di Netflix – a tener conto fin dall’inizio di tutte le difficoltà con le quali avremmo dovuto confrontarci durante la lavorazione».

Una storia incredibile, che oltretutto, a sentire gli autori non ha avuto neanche bisogno di chissà quali rimaneggiamenti a livello di sceneggiatura, salvo solo una dislocazione temporale meno dispersiva. Se, infatti, l’isola delle rose venne costruita in un arco di tempo di 10 anni – dal ’58 fino alla fine degli anni ’60 -, il film di Sibilia si svolge interamente tra la primavera e l’autunno del 1968 (un anno scelto non a caso, naturalmente). «Il film più che ispirato, è tratto da una storia vera», ha specificato il regista, aggiungendo: «Possiamo dire che le cose più assurde sono tutte vere, mentre quelle normali ce le siamo inventi in fase di scrittura. L’unico apporto davvero significativo dato da me e Francesca è stato quello relativo alla linea temporale, che abbiamo ristretto».

Importante, quindi, è stato il contributo offerto dallo steso Rosa, specie per quanto riguarda gli aneddoti che poi hanno ispirato alcune sequenze del film. «Quando ho iniziato a interessarmi al progetto», ha detto il Sibilia «ho incontrato Giorgio Rosa. È stato, più o meno, 3/4 anni fa, e fu un’esperienza stupenda. Quando entri a contatto con una storia non sai mai se può effettivamente essere efficace una trasposta sul grande schermo. Quindi gli ho chiesto di parlarmi del suo progetto, di quello che c’era dietro. Alcune scene che si vedono nel film, ad esempio quella della tempesta, sono nate dalle testimonianze dello stesso Rosa».

L’ISOLA DELLE ROSA (ROSE ISLAND) (L to R) MATILDA DE ANGELIS as GABRIELLA and ELIO GERMANO as GIORGIO ROSA in L’ISOLA DELLE ROSA (ROSE ISLAND). Cr. SIMONE FLORENA/NETFLIX © 2020

Ricostruire gli anni ’60

L’incredibile storia de L’Isola delle Rose è, come detto, ambientata nei “ruggenti” Sixties. Al di là delle difficoltà di realizzare un film in costume, il grande problema che regista e produttori si sono posti ancora prima di iniziare le riprese è stato quello relativo alla ricostruzione della location più importante del film: la famigerata isola al centro di una disputa tra il suo ideatore e il Governo Italiano.

Un aspetto, certamente non secondario, su cui è tornato anche Matteo Rovere durante la conferenza stampa di presentazione del film: «La realizzazione dell’isola è stata la cosa che ci ha spaventato di più fin dall’inizio. Sidney era intenzionato a realizzarla nel maniera più realistica possibile. Abbiamo quindi pensato, dapprima, di costruirla direttamente in mare ma era troppo complicato (anche a livello di permessi). Così abbiamo optato per la ricostruzione presso gli Infinity Studios di Malta, dove il nostro scenografo Tonino Zera ha ricostruito la struttura, implementata poi attraverso gli effetti speciali».

Elio Germano è Giorgio Rosa

Se Sydney Sibilia ha avuto modo di confrontarsi direttamente con Rosa (oltretutto deceduto nel 2017 a 92 anni), Elio Germano non ha avuto contatti né con l’ingegnere né con la sua famiglia, ed ha invece lavorato alla caratterizzazione del personaggio in maniera diversa rispetto al solito, non prendendo spunto direttamente dallo stesso Rosa, ma ricostruendolo a partire da suggestioni più “attuali”: «Appena ho letto la sceneggiatura, l’aspetto che più mi è piaciuto del personaggio è stato il suo lato nerd. Così, per caratterizzarlo, mi sono ispirato ai “capoccioni” della Silicon Valley, quei creativi a capo di aziende all’avanguardia che ogni volta che li vedi nelle interviste sembrano sempre da un’altra parte, come se non pensassero al presente ma a qualche idea che realizzeranno nel futuro».

Una caratterizzazione nella quale, come sempre, Elio Germano si è calato con la solita bravura: «Durante la fase di preparazione del film, mi sono recato a Bologna, la città dove è nato e ha vissuto Giorgio Rosa. Ho incontrato i “reduci” di quell’esperienza, persone che avevano vissuto quei giorni così particolari e che conoscevano bene la storia dell’isola e del suo creatore. Ho appreso molto della cultura di quegli anni, dai confronti che ho avuto, dei quali mi sono servito anche per le ricerche sull’accento bolognese che doveva caratterizzare il personaggio».

Un progetto utopico, quello di cui si rese protagonista l’ingegnere bolognese, che naturalmente affronta anche il tema complesso della libertà, la cui concezione forse all’epoca era diversa rispetto a quella che abbiamo noi oggi: «Al giorno d’oggi l’idea di libertà è declinata al ribasso. È difficile anche parlare, oggi, di un tema di questo genere, perché attualmente ci sono libertà che sono negate: di cura, di istruzione, di dimora. Si può parlare di libertà quando tutti, in una società, sono allo stesso livello. All’epoca c’era un’idea diversa di libertà. Si faceva a gara a chi realizzava le idee più folli, mentre oggi viviamo un mondo dominato dall’omologazione. Rosa ha fatto ciò che ha fatto perché ha voluto imporre la sua idea, e ciò che ha realizzato – si badi bene – non ha avuto alcuna ispirazione ideologica. Lui voleva semplicemente fare una cosa solo per lui».

L’ISOLA DELLE ROSA (ROSE ISLAND) (L to R) ASCANIO BALBO as CARLO, MATILDA DE ANGELIS as GABRIELLA , ELIO GERMANO as GIORGIO ROSA in L’ISOLA DELLE ROSA (ROSE ISLAND). Cr. SIMONE FLORENA/NETFLIX © 2020

Un cast eterogeneo

Senza ombra di dubbio, Sydney Sibilia è uno dei registi di spicco di quella che potremmo definire la “post commedia all’italiana”. Anche L’incredibile storia de L’Isola delle Rose, come i suoi film precedenti, è caratterizzato da un’ironia spesso dirompente. Una pellicola godibile che, come ha precisato anche Elio Germano: «In questo momento di difficoltà che stiamo vivendo, caratterizzato da una Pandemia in corso, aiuta ad alleggerire la tensione relativa a quanto sta accadendo nella realtà che ci circonda».

Un giudizio, quello di Germano, che è stato confermato anche dal resto del cast, rapito fin da subito da storia, sceneggiatura e personaggi. La talentuosa Matilde De Angelis, ad esempio, si è soffermata sugli aspetti che l’hanno maggiormente interessata del suo personaggio, Gabriella, ex fidanzata di Giorgio: «È un personaggio all’avanguardia: è un avvocato specializzato in diritto internazionale, lavora come insegnante e al contempo continua a studiare. È una donna indipendente. Una donna che, al tempo stesso, è figlia del proprio tempo e avanti rispetto ai tempi. Mi ha colpito molto questa dicotomia insita nel personaggio. Da una parte, Gabriella è attratta dall’idea di Giorgio – che, di fatto, ha anche involontariamente ispirato -, mentre dall’altra sente di dover omologarsi a quanto la società si aspetta da lei in quanto donna: sposarsi, mettere su famiglia».

Un film, quello di Sibilia, che per la De Angelis ha significicato anche tornare a lavorare in quella Emilia Romagna che è la sua terra d’origine, a distanza di qualche anno dal successo ottenuto con Veloce come il vento di Matteo Rovere: «È sempre bello vedere la propria città, Bologna, in un film. Per me partecipare al progetto è stato molto divertente, anche perché non sono solita lavorare in commedie».

Parole al miele, dunque, quelle rivolte dall’attrice al film, a cui si aggiungono anche quelle degli altri componenti del cast. Se anche Leonardi Lidi (che interpreta un amico di Giorgio che avrà un ruolo centrale nella realizzazione dell’isola) si è dovuto confrontare con un genere fino ad oggi poco bazzicato – per lui che, oltretutto, si è distinto soprattutto a teatro -, l’interprete tedesco Tom Wlaschiha, che ha ammesso che prendere parte al film è stata una grande sfida, è stato celebrato dal Sibilia per l’impegno sul set: «Non so se esiste una “Medaglia al merito cinematografico”, ma se non esiste bisognerebbe inventarla per Tom. Ormai lavoro nel mondo del cinema da diversi anni e ho diretto diversi film, ma non ho mai visto nessun attore calarsi così rapidamente nello spirito di una commedia come ha fatto lui, oltretutto recitando anche in una lingua non sua».

Quasi una matricola è invece la cantante Violetta Zironi, già protagonista nel 2013 ad X-Factor, che nel film interpreta la (futura) ragazza madre, Franca, ingaggiata come barista sull’isola delle rose. Dopo aver esordito nel film Il flauto magico di Piazza Vittorio (dove recita al fianco di Fabrizio Bentivoglio), L’incredibile storia de L’Isola delle Rose segna il ritorno della cantante dietro la macchina da presa: «Il personaggio che interpreto, Franca, è un po’ il simbolo dell’utopico progetto di Carlo. È una ragazzina di 19 anni, un po’ libertina, che si ritrova con un figlio in grembo ma non sa chi è il padre, e che solo sull’isola può essere accettata senza pregiudizi. Ho cercato di trasmettere al personaggio un po’ della mia esperienza di vita: quel senso di libertà che cerco di mantenere nella mia quotidianità, in tutte le scelte che faccio».

L’ISOLA DELLE ROSA (ROSE ISLAND) (L to R) FABRIZIO BENTIVOGLIO as FRANCO RESTIVO in L’ISOLA DELLE ROSA (ROSE ISLAND). Cr. SIMONE FLORENA/NETFLIX © 2020

Politici e padri della patria sul grande schermo

A un compito forse ancora più arduo sono stati chiamati invece altri due grandi interpreti quali Luca Zingaretti e Fabrizio Bentivoglio, rispettivamente impegnati nelle caratterizzazioni dei politici Giovanni Leone (Presidente del Consiglio quando l’isola venne creata) e Franco Restivo (all’epoca, Ministro dell’Interno).

«Io appartengo a quella generazione», ha ricordato Zingaretti «che ha conosciuto Giovanni Leone in qualità di Presidente della Repubblica (dal 1971 al 1978, ndr). È stato divertente ricordare quel periodo, soprattutto perché lo si è fatto da un punto di vista diverso rispetto al solito. Quasi sempre gli anni ’60 vengono ricordati per il boom economico, oppure per le contestazioni giovanili. Ma, come si evince dal film, sono stati anche anni spensierati, contraddistinti da idee utopiche che spesso non avevano alcuna finalità politica».

Per quanto riguarda Bentivoglio, come Germano, anche lui non si è affidato a una ricostruzione del personaggio storico per tratteggiare Restivo, ma a suggestioni di altro tipo: «Di Franco Restivo si sa molto poco. Per tale motivo non ho fatto particolari ricerche sul personaggio. Quando con Sidney si è cominciato a discutere del personaggio, quello che più ci interessava era mantenere la sua sicilianità. Per il resto lo abbiamo letteralmente inventato. L’unico elemento reale sul quale mi sono basato per la sua caratterizzazione è stato una citazione dello stesso Restivo, che ho trovato molto curiosa e indicativa riguardo al comportamento che il ministro ha avuto nei confronti dell’isola: ogni volta che la democrazia viene minacciata il paese deve reagire subito d’istinto».

Un film italiano dal respiro internazionale

Come detto, dal 9 dicembre L’incredibile storia de L’Isola delle Rose sarà disponibile su Netflix. Un rapporto di collaborazione, quello tra Grøenlandia e il colosso statunitense che naturalmente permetterà al film una visione in contemporanea mondiale: «È figo pensare che il film andrà in mondovisione», si lascia scappare con sincerità Sibilia.

Il motivo dell’interesse di Netflix riguardo al progetto è stato spiegato da Teresa Modeo, responsabile delle produzioni internazionali: «Netflix è da sempre interessata a storie provenienti da tutti i paesi del mondo. Fin dall’inizio ci ha colpito l’entusiasmo di Matteo Rovere e del regista Sidney Sibilia. Si tratta di una storia chiaramente locale, molto italiana anche per quanto riguarda il periodo storico raccontato, però con elementi che possono trovare un eco anche in un pubblico internazionale».

Un potenziale internazionale che secondo Sibilia era insito nella storia stessa: «La storia di Giorgio Rosa e della sua isola non si è consumata esclusivamente al largo di Rimini, ma ha coinvolto anche il Parlamento europeo di Strasburgo e persino le Nazioni Unite a New York, ai quali Giorgio inviò una documentazione dettagliata della sua isola per cercare di ottenere il riconoscimento politico. Non è che siamo partiti dal voler fare un film adatto all’esportazione in altri mercati cinematografici. Noi volevamo raccontare semplicemente una storia».

Un aspetto sul quale si è soffermato anche Matteo Rovere: «Credo che il film sia caratterizzato da una componente emotiva e sentimentale capace di attrarre un pubblico eterogeneo. Alla fine, il film affronta temi quali il trovare il proprio posto nel mondo, il raggiungimento dei propri sogni, ecc. Tutti temi universali».

Il trailer de L’incredibile storia de L’Isola delle Rose

Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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