martedì, Aprile 16, 2024
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Russell Crowe alla masterclass di Alice nella Città: “Tutto è possibile. Nessuno può dirvi il contrario”

Russell Crowe è sbarcato nella Capitale per la masterclass organizzata da Alice nella Città, la sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma.

È un Russell Crowe decisamente inedito quello giunto nella Capitale per partecipare ad una masterclass a lui dedicata e organizzata in occasione della 20^ edizione di Alice nella Città, la sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma, arrivata quest’anno alla sua 17^ edizione (in programma dal 13 al 23 ottobre).

L’occasione della masterclass arriva non solo in concomitanza con la presentazione nella cornice della Festa del suo nuovo film da regista, Poker Face, che arriva a otto anni di distanza dal suo debutto dietro la macchina da presa, The Water Diviner, uscito nel 2014, ma anche per permettere all’attore premo Oscar per il suo indimenticabile ruolo di Massimo Decimo Meridio ne Il gladiatore di Ridley Scott, di impartire ai numerosissimi studenti di cinema accorsi all’Auditorium della Conciliazione soltanto per lui, dei preziosi consigli su quello che è il mestiere più bello del mondo, basati non soltanto sull’esperienza diretta sul set ma anche sulla proprie esperienze di vita.

Fin da subito, Russell Crowe stabilisce quello che sarà il clima e il tono di un incontro che per molti dei presenti rimarrà di certo indimenticabile: l’attore neozelandese rifiuta qualsiasi tipo di formalità, scende dal palco e, microfono alla mano, si aggira con entusiasmo contagioso tra gli spettatori; il suo intento è quello di dare vita ad un confronto scevo da qualsiasi impostazioni prestabilita ma basato unicamente sul contatto diretto. C’è soltanto una regola che Crowe stabilisce dal principio: risponderà solo ed esclusivamente agli studenti di cinema, perché il suo intento è “parlare di cinema, di stare davanti e dietro la macchina da presa”.

Non vuole parlare di cosa abbia mangiato a colazione, specifica con ironia, per iniziare poi a raccontare brevemente in che modo si è avvicinato al mondo del cinema: “Ho iniziato a bazzicare l’ambiente quando avevo 6 anni. Erano gli anni ’70 e mia madre si occupava del catering destinato ai set cinematografici. Un giorno scoprì per caso che avevano bisogno di un bambino per una scena e così mi convinse a partecipare. Da lì è iniziato tutto. Non ho mai studiato recitazione, ho imparato tutto sul campo.”

“Ho lavorato molto in teatro, ma nel frattempo facevo anche altri tipi di lavori”, prosegue l’attore. “Poi, a 25 anni, è arrivata la prima vera opportunità per il grande schermo, anche se non ho mai abbandonato quelle che erano le altre mie passioni, come la musica. Le persone vi diranno che nella vita bisogna concentrarsi su una cosa sola, ma non dovete dare rette a queste stupidaggini. Accettate chi siete e se avete un passione, non dovete lasciarla andare. Tutto è possibile e nessuno ha il diritto di convincervi del contrario”.

 

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Il mestiere dell’attore, tra gioie e dolori

Arriva poi il momento delle domande degli studenti, che si focalizzano principalmente sui segreti relativi al mestiere dell’attore: “Quello che noi facciamo non è un lavoro semplice”, ha spiegato Russell Crowe. “Quando arriva una delusione, la valuto sempre su base quotidiana. Mi capita spesso di girare una scena, tornare a casa a notte fonda, ripensarci e pensare che forse avrei potuto farla meglio. Ma ormai è troppo tardi e quindi non posso fare altro che conviverci con quei momenti. Alla fine è importante cercare di soddisfare il regista e la sua visione: qualunque cosa ti chieda, tu devi cercare di dargliela nel modo più preciso possibile”. 

E a tal proposito del lavoro sul set con i registi, l’attore ha tirato in ballo l’esperienza de Il gladiatore, probabilmente il suo ruolo più iconico: “Mi ritengo fortunato a sapere di aver dato a Ridley Scott quello che voleva da me. Ma tutto dipende dal contesto in cui vi trovate. Ricordate che è importante sapersi controllare: solo così si possono raggiungere determinati obiettivi. Noi attori siamo i burattinai di noi stessi. Altra cosa importante è riuscire a creare dei rapporti sani sul set, perché se un regista apprezza il vostro lavoro, ne parlerà di certo ad altri colleghi, e automaticamente avrete più possibilità di mettere in mostra il vostro talento”. 

Ma gli studenti di cinema vogliono sapere anche qual è stato quel ruolo che più di tutti ha messo in crisi una star del calibro di Russell Crowe. L’attore ne cita diversi, specificando che ogni personaggio ha le sue criticità: “Il ruolo più complesso che abbia mai dovuto affrontare, almeno da un punto di vista psicologico, è sicuramente quello di John Nash in A Beautiful Mind. Non è stato per nulla semplice mettere in scena i numerosi tic che il personaggio sviluppa a mano a mano che la sua malattia degenera. Dal punto di vista fisico, invece, forse i più impegnativi sono stati Cinderella Man e Noah, soprattutto quest’ultimo, perché abbiamo girato per la metà delle riprese sotto una pioggia incessante, in pieno inverno, con un freddo pungente. Mantenere i nervi saldi è stato molto difficile”.

L’attore riprende poi il discorso legato alle delusioni, che esistono nella vita di qualsiasi artista, al di là che si parli di cinema, musica, teatro o altro. Sorprendentemente, Crowe ha citato Les Misérables, descrivendo il musical di Tom Hooper come un’esperienza fatta sia di gioie ma anche di dolori: “Quel film è un film di cui sono deluso. Ovviamente l’esperienza è stata straordinaria… Mettersi alla prova con il canto e recitare con un cast di quel calibro. Apprezzo molto il film in sé, un po’ meno il modo in cui è stato trattato il personaggio. Hanno tagliato infatti molte scene e il risultato finale era qualcosa in cui facevo fatica a riconoscermi. All’anteprima di New York abbandonai la sala per questo motivo. Ero veramente deluso”. 

Gli viene poi chiesto cosa lo spinge a scegliere un ruolo piuttosto che un altro, domanda alla quale Russell Crowe risponde così: “Mi interessa che la storia sia buona, è ovvio. Ma io vado pazzo per i dialoghi. Mi innamoro delle battute dei miei film. Posso averne anche solo due, ma devono essere davvero incredibili. Non ambisco ai ruoli che vogliono tutti: sono uno che per un dialogo scritto davvero bene si venderebbe l’anima. In generale, preferisco ruoli che sono pensati per me. Potrei sembrare egoista, ma è la verità”. 

In conclusione della masterclass, l’attore ha anche rivelato qualche dettaglio in merito all’ultimo film che ha girato, The Pope’s Exorcist, in cui vestirà i panni di Padre Gabriele Amorth, sacerdote che ha agito come principale esorcista del Vaticano e che ha eseguito più di 100.000 esorcismi nella sua vita. “Le riprese si sono concluse da poco”, ha spiegato. “È un film che mi ha davvero spaventato. Nella pellicola interpreto un esorcista che deve liberare un bambino posseduto dal male. Mi faceva stare male vederlo in certe condizioni ed ero terrorizzato ogni volta che dovevamo girare, anche perché il piccolo attore è stato incredibilmente bravo”. 

 

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Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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