Rooster è la nuova serie comedy creata da Bill Lawrence, il papà di Scrubs – Medici ai primi ferri e Shrinking, assieme al collega e amico Matt Tarses, con cui ha collaborato proprio alla celebre sitcom d’ambientazione ospedaliera.
Al centro della nuova produzione targata Warner Bros. Television, disponibile in streaming nel nostro paese sulla piattaforma HBO Max a partire da lunedì 9 marzo, il mitico Steve Carell, questa volta nel ruolo di uno scrittore che cerca di riavvicinarsi alla figlia (Charly Clive), docente universitaria tradita dal marito (Phil Dunster) con una studentessa (Lauren Tsai).
Sullo sfondo del lussuoso The Whitby Hotel di Manhattan, abbiamo avuto l’occasione di prendere parte alla conferenza stampa di presentazione della serie a cui hanno partecipato sia i due creatori che il talentuoso cast.
Da dove nasce l’idea di Rooster
Come appena accennato, Lawrence e Tarses si conoscono da tempo e la loro collaborazione su Scrubs, durata ben quattro anni, e su altri progetti non ha compromesso il loro rapporto d’amicizia, tanto da portarli a pensare di tornare a lavorare su un altro show insieme. Ma da dove è partita l’idea per Rooster?
«Stavamo lavorando a una serie chiamata Bad Monkey. Ho visto un episodio che Matt aveva scritto e ho pensato che fosse davvero buono» ha affermato Lawrence. «E quindi abbiamo iniziato a discutere sulla possibilità di creare uno show insieme partendo da chi volessimo come protagonista. È così che abbiamo pensato di coinvolgere Steve, che si è rivelato, oltre a un performer che ammiriamo, anche una persona splendida. Parlando, un argomento che ci accomunava tutti è tre era l’essere genitori di una giovane donna, entrata ormai nell’età adulta, che non vuole più avere molto a che fare con te, mentre tu sei un padre intrusivo e vuoi controllare ogni aspetto della sua vita.
Questa è stata l’idea di partenza: una serie su padri e figlie e cosa significhi realizzare che il voler essere presenti nelle loro vite sia più per noi stessi che per loro. Inoltre, su Bad Monkey abbiamo collaborato con un gentiluomo chiamato Carl Hiaasen, autore del romanzo su cui è basata la serie, e il personaggio di Steve è in parte ispirato a lui».

Capire lo sviluppo del proprio personaggio
Ma com’è stato per il protagonista di Rooster, Steve Carell, lavorare su un personaggio in una produzione seriale in divenire, quindi senza la possibilità di conoscere quale sia il finale della sua storia?
«Come non sappiamo dove ci porterà la vita, così è anche per lo sviluppo dei vari episodi. È divertente. La scrittura dello show è così specifica e buona. Una cosa che ho amato del pilot era che sembrava così vero! E i pilot sono davvero difficili da scrivere, perché sono pieni di esposizione, devono presentare il mondo della storia e personaggi con cui nessuno ha ancora familiarità. Questi due sono stati in grado di fare tutte queste cose e di renderle divertenti, riuscendo a invitare il pubblico in questo mondo.
A volte i pilot cercano di rivelarti troppo su ogni personaggio e non lasciano spazio per ulteriori sviluppi. Questo pilot è riuscito a fornire delle solide basi senza dire troppo. Per il resto, ho iniziato a immaginare possibili sviluppi per la serie anche dalle informazioni date dagli altri personaggi e dagli attori che li interpretano. Mi ha ricordato la mia esperienza in The Office: un cast in cui nessun componente era più importante dell’altro. Eravamo un ensemble e condividevamo idee. E questo include cast, crew, sceneggiatori, produttori, tutti.
Volevamo solo che lo show fosse buono. Tu non sai davvero dove il tuo personaggio stia andando, ma cerchi sul momento di tratteggiare nel modo più dettagliato possibile la sua personalità. Cerchi di dare una base solida su chi sia questa persona e su chi potrebbe diventare».

Il difficile equilibrio fra comicità e dramma
Come altri lavori firmati da Bill Lawrence e Matt Tarses, anche Rooster presenta momenti dall’ironia irresistibile, ma mantenendo anche come un sottofondo di tristezza e solitudine.
«Io e Matt siamo due autori con uno stile personale e facilmente distinguibile» ha spiegato sempre Lawrence. «Avevamo ben chiaro in mente quale tono volessimo per lo show, cosa su cui abbiamo discusso più volte nella writers’ room: un difficile equilibrio fra comicità e dramma, che non avrebbe mai funzionato se non avessimo trovato attori e attrici in grado di passare dalla commedia più sciocca a momenti emotivamente profondi. Se non metti insieme il giusto cast, la serie è un disastro e non funziona.
Io e Matt possiamo scrivere una scena dove il personaggio di Charly (Clive, NdR), Katie, dice al padre di provare sentimenti discordanti sul fatto che lui insegni al suo college, mentre lui mastica chicchi di mais. Ma poi tocca a loro infondere a questa scena, apparentemente ilare, il giusto sottotesto drammatico sul loro rapporto. Speriamo di essere riusciti in questo difficile intento e che il pubblico ami la serie».


