HomeIntervisteRobbie Williams presenta Better Man a Roma: "Il pubblico mi vedrà esattamente...

Robbie Williams presenta Better Man a Roma: “Il pubblico mi vedrà esattamente per ciò che sono”

Robbie Williams è sbarcato a Roma per presentare alla stampa Better Man, il film dedicato alla sua vita in arrivo al cinema il 1° gennaio.

Dopo essere stato ospite della finale di X Factor a Napoli, nella splendida cornice di Piazza del Plebiscito, l’iconico Robbie Williams è sbarcato a Roma lo scorso weekend per presentare alla stampa italiana l’attesissimo film Better Man, che si annuncia come uno degli appuntamenti più attesi della stagione cinematografica.

Better Man, diretto da Michael Gracey (noto per The Greatest Showman), è la storia vera dell’ascesa fulminante, della drammatica caduta e della straordinaria rinascita della superstar del pop britannico, uno dei più grandi cantanti di tutti i tempi. Il film è raccontato in modo unico dal punto di vista di Williams, facendo trasparire la sua caratteristica ironia e il suo stile inimitabile.

Better Man ripercorre le tappe del successo di Robbie, dall’infanzia al ruolo di più giovane componente dei Take That, la boyband che ha sbancato le classifiche, fino agli ineguagliabili successi da solista fuori da ogni record, affrontando al contempo le sfide che fama e successo stratosferici possono portare con sé.  

Better Man può essere considerato un atto liberatorio?

Robbie Williams: «Lo sta diventando! Non è ancora uscito, ma fino ad ora sono state dette solo cose molto carine. Io ci ho messo la mia autenticità e il mio desiderio di condividere tutto. Fino ad ora posso dire che è stato un processo liberatorio, ma se non dovesse avere successo diventerà l’esatto contrario, e quindi… mi ci vorrà un’altra terapia!»

Com’è stato coinvolto il regista Michael Gracey nel progetto?

RW: «Io e Michael ci siamo incontrati ad una festa. All’epoca stava realizzando il suo primo film, The Greatest Showman. Ci siamo raccontati un po’ di noi e ho scoperto in Michael una persona davvero affascinante. Mi sono augurato che, in qualche modo, potesse entrare a far parte della mia vita, che potessimo fare qualcosa insieme, e alla fine è andata proprio così: è diventato il regista di Better Man». 

Come mai la scelta di rappresentare se stesso come una scimmia? 

RW: «La scimmia è come Robbie si vede. È un modo per permettere al pubblico di vedere Robbie esattamente come lui vede se stesso. In questi anni sono stati realizzati tantissimi biopic, ma la maggior parte sono ripuliti, edulcorati, e penso che questa cosa stia iniziando a stancare. Il nostro non è assolutamente un film ripulito o edulcorato, neanche in quei momenti o situazioni in cui forse avrebbe dovuto esserlo. Credo che questo sia l’elemento che lo rende davvero interessante, oltre alla presenza della scimmia». 

Better Man racconta la parabola di Robbie Williams senza alcun tipo di filtro, proponendo una storia che racchiude in sé un notevole grado di sincerità. Quanto è stato difficile realizzare il film in questo modo, visto anche il coinvolgimento di persone che hanno fatto realmente parte della vita dell’artista?

RW: «Per me non è stato un problema parlare di queste persone nella massima sincerità e autenticità, appunto perché hanno fatto parte della mia vita. Non trovo insolito farlo: solo quando me lo fanno notare, come magari in questo caso, allora me ne rendo conto e mi pongo delle domande. Michael si è trovato ad avere a che fare con una figura pubblica che era disposta a condividere sia i lati positivi che quelli negativi della sua vita. Probabilmente, le cose belle che la gente sta dicendo sul film derivano proprio dal fatto che si percepisce che si tratta di un film autentico, cosa che spesso ricerchiamo e che raramente ci viene restituita dai media». 

Anche se nel film troviamo una scimmia ad interpretare Robbie, nella sua vita e nella sua carriera (si pensi anche al celebre videoclip del brano “Rock DJ”), il corpo ha sempre assunto una sua centralità peculiare. Che tipo di rapporto ha Robbie Williams con il suo corpo e cosa ha significato per la sua carriera di performer?

RW: «Il mio corpo è sempre stato fonte di disagio per me, dal momento che ho sempre dovuto lottare con il mio peso. Sono un dipendente impulsivo, per cui la droga, il sesso, l’alcol, il cibo sono sempre state cause di dipendenza per me. Ora ho smesso con le droghe, con l’alcol, anche con il sesso (ride)… l’unico problema rimasto è il cibo. Il problema alimentare continua ancora oggi, in realtà lo è da quando avevo circa undici anni ed ero abbastanza sovrappeso. Ha generato una nevrosi che mi porto dietro ancora oggi. Al di là dei video e del film, il problema del corpo continua a persistere. Certo, oggi sono tremendamente sexy (ride), ma il mio corpo può essere ancora causa di grande vergogna e grande dolore. È quel malessere della vita che ti accompagna. È un rapporto che continua ad essere molto problematico». 

Nel film ci sono tantissimi momenti topici della carriera di Robbie Williams, ma manca la celebre ospitata insieme ai Take That a Sanremo nel 1994. Che ricordi ha di quell’esperienza? 

RW: «Lo fanno ancora Sanremo? Mi piacerebbe essere invitato di nuovo (ride). Devo dire che in Italia c’è sempre un’energia straordinaria. L’ho percepita anche ieri sera, quando ho partecipato a X-Factor. I backstage dei programmi inglesi sono sempre molto precisi e organizzati, mentre in Italia regna sempre il caos, nonostante la diretta impeccabile. È una cosa decisamente insolita, ma al tempo stesso ti fa rendere conto di quanto calore possa arrivarti dalle persone. Ho amato la bellezza di tutta quella partecipazione, di tutta quell’accoglienza… Se riesci a farti travolgere da tutto questo amore e da tutta questa passione, non puoi fare a meno di innamorarti dell’Italia. Tornado a Sanremo ’94… ero talmente fatto all’epoca che non ricordo nulla!»

Nel film Robbie mette a nudo tutte quelle che sono le sue paure. Spera che il pubblico possa identificarsi e in qualche modo trovare conforto? 

RW: «Devo essere sincero, non ho fatto questo film per altruismo o per attribuirgli un valore umano di qualche tipo. L’ho fatto per motivi carrieristici, perché questo serve alla mia carriera in questo momento. Il nostro è un mestiere che vive di attenzione e se gli altri non ti danno attenzione, allora non esisti. Quindi, l’ho fatto per questo, per attirare l’attenzione su di me. Così come quando ho fatto il documentario per Netflix, l’ho fatto per lo stesso identico motivo. Poi, è chiaro, le persone apprezzano sempre l’autenticità, e forse in quel caso si può parlare di identificazione, ma è sempre un effetto collaterale, non era l’obiettivo principale. Molte persone sono venute da me dicendomi che hanno amato la storia, che ci hanno rivisto molto delle loro vite e delle loro relazioni. Ma è un effetto collaterale, un qualcosa che sicuramente mi fa piacere e che fa bene al mio lato narcisista. Ma non è stato quello l’obiettivo per cui ho realizzato questo film. L’ho fatto perché serviva a me». 

Better Man uscirà nelle sale italiane il 1° gennaio distribuito da Lucky Red.

Guarda il trailer ufficiale di Better Man 

Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

RECENTI