Pete Docter: “Con Soul indaghiamo temi profondi in modo divertente”

scritto da: Ludovica Ottaviani


Pete Docter è la mente straordinaria dietro numerosi successi targati Disney e Pixar come Toy Story, Up, Inside Out e il recentissimo Soul (qui la nostra recensione), film d’apertura della nuova edizione della Festa del Cinema di Roma. Un’edizione che fa i conti con una pandemia globale e le fragilità del settore cinematografico, ma nonostante tutto è comunque capace di coinvolgere personalità come Docter anche a distanza, rendendolo protagonista di un incontro ravvicinato con il pubblico in occasione della consegna del Premio alla Carriera.

Un’occasione per ripercorrere il suo viaggio all’interno del mondo Pixar, ma soprattutto per parlare dell’ultimo arrivato Soul (qui la nostra recensione) insieme al co-regista e sceneggiatore (insieme a Docter stesso) Kemp Powers e alla produttrice Dana Murray, tutti e tre collegati contemporaneamente dagli Stati Uniti e pronti ad immergersi di nuovo nei vari mondi che hanno evocato nella loro ultima creatura animata. Mondi completamente diversi tra loro, iperreali come nel caso di una brulicante New York City oppure eterei ed astratti, come accade con la raffigurazione dell’Ante-Mondo, dell’Altro Mondo, del Piano Astrale e dell’Io Seminario.

Con il tentativo di rappresentare tematiche complesse legate al senso – e al significato – della vita, il concetto di unicità per gli esseri umani e l’importanza di godere delle gioie che l’esistenza concede, pur ritrovandosi sempre alla ricerca di una scintilla vitale, la Pixar supera i limiti alzando l’asticella della propria ambizione, come riconferma Docter insieme a Powers e Murray:

Pete Docter: «Quelli che realizziamo non sono solo dei film d’animazione per bambini, ma un modo diverso per comunicare attraverso le immagini e il suono, immortalati in una costante giustapposizione che rende capaci di affrontare anche le riflessioni più profonde: in un universo animato nel quale tutto è più “zuccherato” e leggero, sotto sotto però si parla di temi molto complessi; per noi si tratta davvero di una grandissima opportunità».

Kemp Powers: «La verità è che siamo tutti dei racconta-storie, non degli sceneggiatori; per me la Pixar è un mondo straordinario grazie al quale poter raccontare delle storie toccando l’esperienza umana. Questo perché la Pixar rispetta i bambini, che sono creature molto sofisticate. Ci basta ripensare alle infanzie che abbiamo avuto e alle fonti d’ispirazione che ci hanno illuminato per sapere fino in fondo cosa vogliamo portare a questa una nuova generazione di bambini: ci auspichiamo che tutti possano trovarci qualcosa di bello».

Una delle sfide più grandi, con Soul (qui la nostra recensione), è stata proprio quella di ricreare due mondi contrapposti: la realtà in cui vive Joe Gardner, il protagonista, una New York City pulsante e babelica, e invece la realtà oltremondana eterea e lontana dalle convenzionali leggi della fisica dove si è rintanata 22, l’anima che non vuole vivere. Pete Docter ha detto a tal proposito:

«Avere dei contrasti o degli elementi diversi è fondamentale a livello estetico: se hai un elemento rosso su sfondo rosso non dice niente, ma su sfondo blu salta subito agli occhi. Tutto questo per dire che è stato impegnativo lavorare sulla rappresentazione di un mondo etereo, perché mentre quello moderno è duro e tecnologico, popolato da superfici appunto dure e spigolose, quello etereo non ha superfici così ed è al contrario morbido: la sua consistenza rappresenta un escamotage per riflettere sull’idea che abbiamo del nostro corpo – costituito da carne e sangue – e poi la nostra essenza che è ciò che siamo; una sfida per noi narratori di storie, non c’è dubbio, ma davvero molto divertente. Come ispirazione siamo partiti dalle raffigurazioni dell’antica Grecia e di Roma perché in occidente sono queste il centro della civiltà; ma il nostro mondo targato Pixar deve valere per tutti senza alcun limite spaziale o culturale. Non potevamo avere un’eccessiva specificità culturale così abbiamo cercato di essere i più astratti possibili».

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Lo spazio in cui si muovono i personaggi, ma anche i protagonisti stessi e una terza presenza che rischia di rubare presto la scena a tutti: perché in Soul (qui la nostra recensione), come suggerisce anche il titolo, la voce dell’anima passa anche attraverso la musica, elemento fondamentale nella lavorazione del film:

Pete Docter: «Per il personaggio di Joe, un newyorkese doc immerso in una bolla jazz, abbiamo letteralmente “rubato” i movimenti delle mani al musicista Jon Batiste, un famoso jazzista newyorkese che ha registrato dal vivo i brani permettendo agli animatori di prendere spunto dai suoi movimenti per ogni nota suonata. Se il jazz ha dato vita al film, non da meno è stata la partitura musicale dell’Ante-mondo affidata a Trent Reznor e Atticus Ross dei Nine Inch Nails che hanno esplorato sonorità inedite ed inconsuete, più cupe e adulte. A proposito di 22, invece, possiamo dire che la piccola anima che “rifiuta” di vivere sulla terra è una teenager smaliziata che crede di aver vissuto, ma in realtà non ha la capacità di provare qualcosa attraverso i sensi. In fondo, si tratta pur sempre di un’anima incorporea: non è soggetta alle comuni regole dei cinque sensi, per lei ogni esperienza sulla terra rappresenta una prima volta».

Kemp Powers: «Nell’Ante-Mondo c’è tutto il nostro mondo a portata di mano: ci piace quindi l’idea che 22, nonostante i suoi importanti mentori – Abramo Lincoln, Ghandi, Madre Teresa di Calcutta, Jung, Archimede etc. – non abbia ancora trovato nessuna ispirazione in queste gigantesche figure storiche e che, dopo cento migliaia di anni, nessuno le abbia ancora mostrato come vivere».

Pete Docter: «Per quanto riguarda le creazioni dei personaggi e degli spazi, non abbiamo una regola prestabilita: tutto dipende dal processo o dal progetto su cui stiamo lavorando. In genere si parte dal personaggio, poi si guarda la città come se fosse un set qualsiasi per vedere se rispecchia il viaggio umano e personale del film. Non si tratta solo di prendere una macchina da presa e girare, tendiamo ad osservare e regolare tutto finché non capiamo il legame effettivo che ha con la storia e il personaggio. All’inizio per Soul non sapevamo se scegliere New Orleans o New York City: la prima è la casa del jazz ma c’era già un film della Disney ambientato lì; così abbiamo ripiegato sulla Grande Mela e sugli elementi specifici che rendono il suo stile unico».

Se l’idea per Soul (qui la nostra recensione) nasce nel passato, sono però il presente e il futuro a spaventarci: in un momento storico destabilizzato da una pandemia di COVID-19, che effetto avrà la scelta di non far uscire l’ultimo gioiello Pixar nelle sale? Pete Docter ha un’idea ben precisa anche su questo punto:

«Il film è nato per via di una sorta di crisi di mezz’età: a otto anni mi sono innamorato dell’animazione e, non essendo un granché come disegnatore, a catturarmi è stato l’incantesimo del movimento, come vedevo attraverso i disegni nel di taglio di alcuni fumetti con Topolino. Quindi ho iniziato quasi subito a lavorare nell’animazione e dopo Inside Out mi sono chiesto: ho raggiunto un risultato che mi rende soddisfatto o completo al 100%? Con la nostra ultima creazione animata speriamo che la gente si spinga a chiedersi “la vita è complessa, quindi perché vivere? Vale la pena lottare fino in fondo per i propri ideali?” Alla Pixar possiamo indagare temi profondi in modi divertenti e destinati per il grande pubblico.

L’uscita nella sala, purtroppo, dipende solo dalla pandemia: vogliamo essere sicuri che le persone siano al sicuro e a proprio agio. Con Disney+ tutti potranno vederlo intanto e poi stiamo progettando un’uscita futura, visto che il film è stato comunque pensato e realizzato per il grande schermo».

Guarda il trailer ufficiale di Soul


Ludovica Ottaviani

Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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