Permette? Alberto Sordi con Edoardo Pesce presentato alla stampa

scritto da: Ludovica Ottaviani

Permette? Alberto Sordi è il nuovo film tv targato Rai Fiction che debutterà il prossimo 21 aprile, in prima serata, sulla rete ammiraglia: la scelta non è caduta su una data a caso, bensì proprio sul celebre Natale di Roma, ennesima conferma del legame speciale che collega la Città Eterna con Alberto Sordi, attore, simbolo immortale e maschera della modernità capitolina.

Il tv movie diretto da Luca Manfredi (figlio del “fu” Nino) è incentrato su un Alberto Sordi inedito, immortalato dagli esordi fino alla consacrazione attraverso i primi film (come Un Americano a Roma di Steno); un ritratto amorevole che arriva a 100 anni dalla nascita del noto attore, interpretato magistralmente da un camaleontico Edoardo Pesce (Dogman, Il Colpo del Cane) , affiancato da un ottimo cast che comprende – tra gli altri – Pia Lanciotti, Lillo Petrolo (nei panni irresistibili di Aldo Fabrizi) Paola Tiziana Cruciani, Giorgio Colangeli e il giovane Alberto Paradossi (nei panni di un inedito Federico Fellini).

Alla presenza del cast, del regista, del co-sceneggiatore Dido Castelli e dei produttori, sono proprio quest’ultimi a prendere per primi la parola in conferenza stampa, introducendo Permette? Alberto Sordi:

«Tutto nasce dal nostro grande amore verso questo gigantesco attore italiano: un amore reciproco, devo dire, quello che ha legato la Rai e Alberto Sordi che addirittura, nel marzo del 1979, permise di trasmettere  sul secondo canale Rai il programma Storia di un Italiano che ebbe grande successo e fu presentato dall’attore stesso con queste parole che vado a parafrasare: “come i miei film sono i miei figli e nipoti, così solo la tv può raccontare la mia storia”. Ecco, dopo 40 anni, abbiamo tentato di fare la stessa operazione anche noi per ricordarlo. 

Quando il produttore mi presentò l’idea del progetto Permette? Alberto Sordi, rimanemmo tutti intimoriti e intimiditi perché non sapevamo come rendere l’immensità del talento di Sordi sullo schermo; poi però ci fu fatto vedere il provino alla presenza di Luca Manfredi e c’era Edoardo Pesce, che restituiva alcune delle caratteristiche salienti di Sordi come la grande energia, il senso dell’umorismo, l’umanità, il calore, il talento e tutto il resto. Edoardo riuscì a far rivivere quelle sensazioni e da lì è partita l’avventura: la sceneggiatura è stata scritta tutti insieme per mettere in risalto i molti talenti che aveva Alberto Sordi, versatile attore, comico, compositore, cantante, doppiatore etc. ma prima di tutto era un geniale osservatore della realtà, un “entomologo del reale” come fu definito in un saggio, un uomo capace d’intercettare vizi e virtù di chi lo circondava, capace di cogliere le situazioni grottesche insite in chi lo circondava. Un genio assoluto che ha avuto difficoltà ad affermarsi e che spesso rischiava, proprio per via delle sue caratteristiche fisiche, di restare confinato al ruolo di doppiatore; quindi cerchiamo di raccontare, in Permette? Alberto Sordi, la tenacia, l’umiltà e la costanza che ha applicato – insieme alle proprie capacità – per superare questi ostacoli oggettivi per poi affermarsi. Questa operazione è riuscita perché è stato un lavoro che ha coinvolto tutti con estrema serietà.»

Il regista Luca Manfredi, figlio d’arte, ha un ricordo decisamente vivido di Sordi:

«Ho portato qualcosa dei miei ricordi in questo film, avendolo conosciuto bene da vicino. Su Edoardo, attore straordinario, abbiamo cercato di ridurre al minimo l‘apporto del trucco prostetico, affidandoci piuttosto al suo approccio istintivo, senza metodi o grandi ricerche alla base della sua preparazione: si è semplicemente limitato a portare Sordi a sé.

Noi abbiamo voluto fare questo affettuoso omaggio raccontando la parte inedita, quella giovanile, che investe l’inizio difficile della sua carriera artistica visto che ormai Sordi è, a tutti gli effetti, patrimonio del nostro cinema come mio padre del resto; ma sono un patrimonio che rischia di essere dimenticato facilmente, me ne sono accorto a mie spese anni fa quando realizzai il film tv su mio padre Nino. Pochi giovani li conoscono, quindi è importante, per il servizio pubblico, ricordare questi personaggi, farli conoscere nel privato e celebrarli come i grandi artisti che erano, raccontando la grande fatica che hanno fatto per affermarsi. Credo sia importante divulgare la memoria dei grandi personaggi: Alberto era un uomo che ha dedicato la sua vita al lavoro, i suoi fratelli e le sue sorelle hanno sempre vissuto con lui ed è riuscito così a creare questo nucleo di protezione isolato dal resto.»

A prendere poi la parola è il protagonista e mattatore assoluto di Permette? Alberto Sordi, l’attore Edoardo Pesce, che racconta così il suo coinvolgimento nel progetto:

«Quando Luca mi ha detto che voleva fare un film su Sordi gli ho risposto “e chi lo fa?” (ride, NdA) Lui deve aver visto qualcosa in me soprattutto grazie al provino sostenuto; solo a quel punto mi sono convinto anch’io che forse c’era qualcosa di simile tra me e l’attore romano. Abbiamo deciso di lavorare sulla romanità e sulla musicalità che ho anch’io naturalmente, e ammetto che non c’è niente di pretenzioso nella mia prova d’attore, ci siamo limitati a cercare di “sordizzare” la mia interpretazione. Per non documentarmi troppo mi sono basato su quello che conoscevo, su quella romanità che era già a casa mia; una romanità nobile, non greve, con i suoi tempi comici e musicali.

In Permette? Alberto Sordi Abbiamo cercato di raccontare L’Alberto Sordi persona e non personaggio, come se avessimo scelto di rappresentare una maschera diversa dalle solite che ha incarnato: per questo motivo non ho seguito un approccio naturalistico e mi sono lasciato ispirare dalla magia privata d’immaginare anch‘io, appunto, un Sordi privato, che non ho conosciuto; ho lavorato di fantasia ricostruendo un’idea astratta sia dell’uomo che del personaggio, stando da solo nel camerino in attesa del trucco ho perfino sentito un po’ la vicinanza della sua presenza. L’ho percepito, assecondato e mi ci sono affezionato a livello umano, sempre rimanendo su un piano astratto, sentimentale ed istintivo. 

Avevo molte insicurezze e remore nell’interpretare questo ruolo, sia fisicamente che per dei limiti di età: avevo dei dubbi e mi sentivo fuori parte. Eppure ho cercato di trovare subito dei punti di contatto tra me e Sordi, per esempio la tenerezza, che è qualcosa che mi appartiene. Ho una forma di fragilità e malinconia fanciullesca che cerco di mettere sempre nei personaggi che interpreto; parto sempre da una fragilità che poi li spinge a diventare qualcosa di diverso, come nel caso di Alberto Sordi, perché la “maschera sordi” è scherzosa e cinica ma cosa lo ha spinto a diventare così? Adoro infatti i film dove toglie la corazza, si “de-sordizza” e si mette a nudo, come ho cercato di fare anch’io.»

È il co-sceneggiatore di Permette? Alberto Sordi Castelli, a concludere la conferenza:

«Di materiale su Sordi in giro ce n’è tantissimo: tutti eravamo consapevoli del fatto che affrontare Sordi fa sentire addosso una grande responsabilità, per cui abbiamo cercato di raccontare i primi anni meno conosciuti entrando nel privato, un aspetto sul quale l’attore era molto riservato. Inoltre, abbiamo scelto di affidare tutto a un unico attore, capace di coprire un arco narrativo molto ampio che va dai 18 anni in su. Abbiamo sentito addosso una grande responsabilità soprattutto perché l’immagine che tutti hanno di Sordi è comunque quella di una maschera cinica, caratterizzata dalla romanità e dall’umorismo cattivo: ma tra le pieghe delle sue battute è emerso inconsapevolmente un uomo che ha accesso a un sentimento diverso, che è la tenerezza; e proprio quest’ultima emerge soprattutto nel rapporto con i familiari ma anche nelle pagine di sconfitte subite all’inizio.»

Guarda il trailer di Permette? Alberto Sordi

Ludovica Ottaviani

Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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