venerdì, Gennaio 21, 2022
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Paul Verhoeven a Roma tra Elle, Basic Instinct e il futuro al cinema

È arrivato ieri a Roma il celebre regista olandese Paul Verhoeven, noto al grande pubblico per pellicole cult quali RoboCop, Atto di Forza e Basic Instinct, per presentare alla stampa il suo ultimo capolavoro: Elle.

Acclamato dalla critica e dal pubblico al Festival di Cannes 2016 (dov’è stato presentato in concorso), la pellicola ha vinto il Golden Globes 2017 come Miglior Film Straniero e il Cèsar Award 2017 come Miglior Film. La sua protagonista invece, la splendida Isabelle Huppert, ha ricevuto per il ruolo di Michèle il Golden Globes 2017 e il Cesar Award 2017 come Migliore Attrice Protagonista (e anche una candidatura agli Oscar 2017).

Elle, basato sul romanzo “Oh…” di Philippe Djian, racconta la storia di Michèle, una donna dal pugno di ferro a capo di una grande società di videogiochi. La sua vita cambia improvvisamente quando viene violentata in casa da un misterioso sconosciuto. Dopo l’accaduto, Michèle cerca di rintracciare il suo aggressore. Una volta trovato, tra loro si stabilisce uno strano gioco che potrebbe sfuggire loro di mano da un momento all’altro…

A proposito delle difficoltà produttive che il film ha incontrato e dell’esclusione dalla rosa dei candidati all’Oscar per il miglior film straniero, Paul Verhoeven ha dichiarato: “Abbiamo provato a realizzare il film in America, ma diciamo che lì non è stato ben accolto il terzo atto del film. Non abbiamo trovato finanziamenti negli Stati Uniti, soprattutto per la trasformazione che subisce il personaggio di Michèle, che da vittima diventa una sorta di carnefice, instaurando un rapporto di natura sadomasochista con il suo violentatore. È stato visto come un qualcosa di estremamente controverso, e per questo motivo non solo non abbiamo trovato i finanziamenti, ma neanche una sola attrice americana che fosse disposta ad interpretare la parte della protagonista. Credo quindi che l’esclusione del film dalla cinquina dei candidati all’Oscar per il miglior film straniero agli ultimi sia quasi sicuramente un fatto politico.”

Parlando dei vari toni presenti all’interno della pellicola, che affronta tematiche scottanti e drammatiche mescolate ad una pungente ironia, Paul Verhoeven ha spiegato: “Diciamo che l’ironia presente nel film era un qualcosa di già accennato all’interno del romanzo di Philippe Djian. Nello stesso romanzo si passa da parti estremamente violente ad altre più ironiche, che hanno a che fare con i contatti di tipo sociale che il personaggio di Michèle intrattiene con il resto del mondo. Quindi è un aspetto che ho voluto trasporre nel mio film, addirittura accenturare. La mia idea iniziale non era quella di realizzare un thriller canonico. C’è sicuramente moltissima tensione nel film. Ci sono scene che richiamano il genere noir. Ma il mio intento era quello di realizzare un film che non fosse collocabile all’interno di un genere specifico. Oggi tendiamo anche troppo a classificare i film in generi, e quello che io non volevo dare agli spettatori era la possibilità di incasellare il mio lavoro in un unico genere. Credo che questa scelta rifletta perfettamente la nostra vita, nella quale si alternano momenti tragici ad altri più divertenti, leggeri. Spesso non ce ne rendiamo neanche conto, ma è proprio così.”

La donna è chiaramente una figura centrale all’interno della filmografia di Paul Verhoeven. A tal proposito il regista ha raccontato: “Non credo di essere attratto dalla figura delle donne tormentate. Nel caso di Elle si trattava di un personaggio che esisteva già, essendo presente nell’opera di Djian. Inoltre, non considero Michèle una donna tormentata. Lo stesso vale per la protagonista del mio film precendente, Black Book. Si tratta di donne che hanno subito determinati eventi nelle loro vita e che provano a sottrarsi a tutto ciò che di negativo potrebbe accaderle. Non si tratta di donne tormentate, soprattutto nel caso di Michèle. Michèle è una sopravvissuta. Una donna che rifiuta di essere vittima e che rifiuta di essere vista come tale. La risposta a tutti i suoi comportamenti potrebbe essere racchiusa nella frase “Ama il tuo nemico”, una cosa decisamente complicata e difficile da mettere in pratica.”

Paul Verhoeven ha poi parlato della collaborazione con Isabelle Huppert e del suo viaggio – in qualità di cineasta – dall’Europa in America, e poi di nuovo dall’America in Europa. Lavorare in Europa significa davvero avere più libertà creativa per un regista?: “Sì, è vero. In Europa c’è molto più libertà per un regista rispetto a quanta ce ne sia in America. Non so se le cose cambieranno anche in Europa. Forse per un periodo sono state le stesse anche lì. Di certo adesso la situazione è cambiata. Per quanto riguarda Isabelle, prima ancora che io venissi coinvolto come regista e prima ancora che anche Said Ben Said venisse coinvolto come produttore, lei si era già dimostrata interessata alla parte, e aveva contattato Philippe Djian dicendo che le sarebbe piaciuto interpretare Michèle al cinema. Said però voleva realizzare il film in America, avendo già lavorato lì con registi come Polanski e Cronenberg. Io avevo già lavorato a Hollywood, all’epoca vivevo a Los Angeles, quindi abbiamo contattato lo sceneggiatore David Birke, il quale ha scritto la prima versione dello script in inglese. Quando abbiamo iniziato a far girare la sceneggiatura, mandandola sia ad agenti che ad attrici americane, ci siamo resi conto che nessuno avrebbe mai voluto portarlo al cinema. Trascorsi due, tre mesi, Birke è venuto da me e mi ha proposto di riportarlo in Europa e di girarlo in Francia, a Parigi. Pensavo che avesse assolutamente ragione, così siamo ritornati da Isabelle e, molto umilmente, le abbiamo spiegato la situazione e chiesto se fosse ancora interessata. Lei ha subito detto sì, non ci he pensato due volte. Con Isabelle non abbiamo discusso per nulla del personaggio, né da un punto di vista psicologico né da un punto di vista freudiano. Ha accettato di fare tutto quello che era previsto in sceneggiatura. Non ha avuto da ridire su nulla. È un’attrice estremamente audace. Non c’è stato bisogno di spingerla o “costringerla” a fare nulla. La cosa che abbiamo in comune è quella di non volerci mai “assicurare” per forza le simpatie del pubblico con il nostro lavoro.” 

Elle: trailer italiano del film di Paul Verhoeven con Isabelle Huppert

Una delle differenza tra il film e il romanzo, è il lavoro che svolge il personaggio di Michèle. Nella pellicola, infatti, la donna lavora per un’importante società di videogiochi. Paul Verhoeven ha rivelato da dov’è nata quest’idea: “L’idea di fare di Michèle la manager di una grande azienda che si occupa dello sviluppo di videogame è nata in realtà dal libro stesso. Nel libro Michèle è a capo di un gruppo di sceneggiatori che lavorano in ambito cinematografico e televisivo. Sicuramente non c’è alcuna correlazione tra il tipo di personaggio che Michèle rappresenta e il fatto che molto spesso si indichino i videogiochi come strumenti che incitano alla violenza. Da un punto di vista visivo, sarebbe stato più difficile rappresentare un gruppo di sceneggiatori che discutevano di argomenti che poco o nulla avevano a che fare con la storia del film. L’idea dell’azienda che realizza e produce videogiochi mi è stata suggerita da una delle mie figlie. Mi sembra un’idea molto interessante. L’ho proposta a Birke e solo allora ho scoperto che lui è un grandissimo appassionato di videogame. Quindi ha subito colto la palla al balzo. Abbiamo avuto il supporto di una vera società di videogiochi che lavoro a Parigi. Diciamo che la narrazione interna al luogo di lavoro di Michèle è una vera e propria storia parallela che si muove di pari passo all’esperienza subita dalla donna.”

Paul Verhoeven è poi tornato a parlare dell’evoluzione della donna nella sua filmografia e ha rivelato alcuni dettagli a proposito dei suo prossimi progetti: “Con il passare degli anni, diventando più vecchio, sono più interessato alle donne di quanto non sia interessato agli uomini. E questo si vede soprattutto nella scelta dei protagonisti dei miei ultimi due film. Credo che le donne siano molto importanti per me. Mi rendo conto di quanto sia stata importante per me la figura di mia moglie nella mia vita e anche nella mia carriera. Più semplicemente, posso dire di provare una vera ammirazione nei confronti delle donne. Anche il mio prossimo film avrà come protagoniste due donne. Due suore, per essere precisi. Sarà ambientato in Toscana, a Pescia, in provincia di Pistoia. La storia si svolgerà in un monastero. Il titolo provvisorio è Blessed Virgin ed è tratto dal libro “Immodest Acts” di  Judith C. Brown, che racconta la vera storia della mistica lesbica Benedetta Carlini. Nel frattempo continuo a portare avanti il progetto di un mio personale biopic sulla figura di Gesù Cristo, basato sul libro che ho scritto nel 2007, “Jesus of Nazareth“, una revisione della figura religiosa a partire dal Vangelo secondo Marco.”

In conclusione, Paul Verhoeven ha ricordato quello che probabilmente è il film più celebre di tutta la sua carriera, ossia Basic Instinct, rivelando alcuni interessanti aneddoti sulla celeberrima sequenza dell’interrogatorio dove Sharon Stone accavalla le gambe: “Quella scena l’abbiamo girata a fine giornata, quando sul set eravamo rimasti solo io, il direttore della fotografia e Sharon Stone. L’abbiamo girata in una decina di minuti, ma devo ammettere che me ne ero completamente dimenticato. In fase di montaggio poi, il montatore mi ha fatto rivedere quella scena, la scena dell’interrogatorio, e mi è venuto da ridere, perché conoscendolo pensavo che non l’avrebbe mai inserita. Non pensavamo assolutamente che avrebbe scatenato quel tipo di reazioni nel pubblico, né quando l’abbiamo girata né tantomeno quando l’abbiamo montata. È stata una cosa estremamente casuale. L’idea è nata da alcune storie che avevo sentito ai tempi dell’università a proposito di una ragazza che andava in giro senza indossare biancheria intima.”

Elle arriverà nelle sale il prossimo 23 marzo distribuito da Lucky Red.

Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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