martedì, Aprile 16, 2024
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Nanni Moretti racconta Il sol dell’avvenire: “Ho sempre reagito andando contro ciò che era di moda”

Il sol dell'avvenire, il nuovo film diretto e interpretato da Nanni Moretti in concorso a Cannes 76, nella parole del regista. Il film uscirà al cinema il 20 aprile.

Nanni Moretti è pronto a tornare con il suo stile inconfondibile, guardando alla commedia dalle sfumature più malinconiche, alle idiosincrasie del mondo del cinema e ad un mondo in costante – e rapido – cambiamento: tutti elementi che attraversano, febbrilmente, la sua ultima fatica intitolata Il sol dell’avvenire, che verrà presentato durante il prossimo Festival di Cannes insieme ai film Rapito e La Chimera, rispettivamente firmati dai colleghi Marco Bellocchio e Alice Rohrwacher.

Un’opera autarchica e originale che approderà nelle nostre sale italiane a partire dal 20 aprile in 500 copie, per un’imponente distribuzione garantita dalla 01 Distribution che completa un lungo percorso dedicato alla genesi del film, nato sotto l’egida produttiva di Sacher Film e Fandango con Rai Cinema e Le Pacte. Moretti torna con il suo umorismo caustico, tagliente e irresistibile, abbandonandosi ad un lavoro che somiglia quasi ad un bilancio complessivo della propria carriera lunga e variegata, come ha ricordato nel corso di un incontro con la stampa:

«Ne Il sol dell’avvenire ci sono temi e personaggi dei miei film precedenti che ritornano nella scrittura, pur essendo un po’ diversa… forse perché, nel corso del tempo, si cambia come persona più che dal punto vista professionale. In parte si cambia poco nel corso dei decenni e forse proprio quel poco si riflette nella recitazione, nella scrittura e nella regia» ha dichiarato l’autore, introducendo così il suo attesissimo progetto per il quale ha scelto di circondarsi di volti familiari, tanto da creare un ambiente “protetto” popolato da volti noti della sua filmografia. «Ritornare a girare circondato da persone che conosco è come sentirsi parte di una famiglia. Ad esempio: i miei film sono sempre stati prodotti da Rai Cinema, tranne Il portaborse, mentre Domenico Procacci ha prodotto i miei ultimi quattro film; ho diretto l’ultima volta Silvio Orlando diciassette anni fa (sul set de Il Caimano) e con Margherita ho collaborato innumerevoli volte, attraversando anche diversamente sfumature emotive. La vera new entry era Barbora (Bobulova), ma che è entrata fin da subito a far parte della nostra famiglia allargata».

E se in Tre piani, il film precedente girato da Moretti ben due anni fa, le varie storie narrate si intersecavano tra loro creando un affresco corale ampio, complesso ed emotivamente coinvolgente, nel nuovo Il sol dell’avvenire ad intersecarsi sono piuttosto i vari spunti narrativi e le trame sottili che finiscono per intrecciare tra loro ben tre film diversi, pronti a muoversi attraverso lo spazio e il tempo, alla ricerca di un linguaggio comune per armonizzare il tutto:

«Non ci sono mai troppi elementi da inserire in un film», ammette Moretti. «Volevo raccontare in partenza tutto quello che ho inserito all’interno de Il sol dell’avvenire e non ho mai avuto un attimo di timore: ero consapevole che, a livello stilistico, avrei girato vari “film nel film”. Con le sceneggiatrici Francesca Marciano, Federica Pontremoli e Valia Santella siamo partiti dalle seguenti premesse drammaturgiche: anni fa volevamo scrivere un film ambientato nel cruciale anno 1956, ma non eravamo soddisfatte del risultato finale. Così mi sono dedicato a Tre Piani, sviluppando però nel frattempo un’altra idea: quella di ambientare un film negli anni ‘50, ma raccontando allo stesso tempo il lato legato alla vita del regista che sta lavorando a tale opera di finzione.

La prima sceneggiatura del film risale al giugno 2021 e, nel corso delle varie riscritture, ci sono state una serie di variazioni e modifiche apportate ad alcune scene, soprattutto nella sequenza finale lunga e strutturata che vede tutti i personaggi coinvolti in una parata lungo via dei Fori Imperiali: quella doveva essere la chiusura dell’opera, con la teoria di protagonisti e Silvio e Barbora sugli elefanti nei loro vestiti anni ‘50. Poi però mi sono detto… “perché non far tornare tutti i volti che abbiamo visto nel film?”. Ho terminato le riprese il 21 giugno e ho iniziato il montaggio e a quel punto ho avuto un’altra illuminazione: “ma perché non far tornare anche altri personaggi direttamente dai miei film precedenti?” e ho aggiunto altre inquadrature, girando di nuovo, fino a raggiungere il risultato che potete vedere sullo schermo, con il mio personaggio – il regista Giovanni – che saluta guardando in macchina… chissà, forse potrebbe essere un buon modo per chiudere la prima parte della mia carriera creativa».

Nanni Moretti in una scena de Il sol dell’avvenire. ©Alberto Novelli per Fandango e Sacher Film

Piattaforme e sale vuote per il cinema odierno

Un film che costituisce quindi una sorta di summa cinefila dell’intera carriera di Nanni Moretti, includendo molte tematiche già affrontate nel corso della sua filmografia e attraversate da un’unica costante: uno sferzante senso dell’umorismo, un’ironia cinica e tagliente che pervade ogni inquadratura permeandola, inoltre, di un’inedita malinconia. Un’occasione per riflettere quindi sul ruolo del cinema oggi, sia nei confronti delle piattaforme e della modernità incalzante che avanza, che nei riguardi della percezione che il singolo creativo nutre verso l’arte contemporanea.

«Per noi che abbiamo una “certa età” credo sia normale che le cose cambino, e nello specifico per chi si occupa di cinema scrivere un film oggi è indubbiamente diverso rispetto a venti o trenta anni fa. Al giorno d’oggi ci sono piattaforme e sale vuote, perché il cinema non è più in sincrono con la realtà: sono cambiati i tempi, ma noi siamo ancora gli stessi che vogliono fare dei film che ci somigliano e che finiscono per ricordare la nostra etica e i principi che decidiamo di sposare. Tutto è diverso intorno a noi, ma ciò non toglie che ci può essere una coerenza etica e creativa, perché è ancora una grandissima fonte di libertà fare dei film che rispondono ad una visione del mondo che ha un suo potere ed è anche personale.

Ho sempre reagito andando contro ciò che era di moda: ad esempio, nella metà degli anni ‘80 c’erano pochi film italiani radicati nel territorio, vista la tendenza imperante a realizzare prodotti “finti” dal sapore internazionale, con cast che strizzavano l’occhio all’estero, alle location turistiche etc. Ho reagito a questa tendenza dominante che voleva vedere, sullo schermo, dei film che per piacere a tutti ad ogni costo… finivano per non piacere a nessuno. Poi con Sacher Film ho iniziato a produrre dei film italiani proprio quando i cinema chiudevano soppiantati dal mercato dei VHS e dell’Home Video, finché nel 1991 non ho aperto una sala – il Nuovo Sacher – nel momento in cui era difficile dare risalto agli esordienti, organizzando festival e rassegne. Dopo la pandemia, nel periodo di difficoltà delle sale, ho fatto finta di niente continuando a girare e a montare Il sol dell’avvenire proprio per gli spettatori chiusi nel buio del cinema, senza preoccuparmi di ciò che accadeva intorno».

Nanni Moretti in una scena de Il sol dell’avvenire. ©Alberto Novelli per Fandango e Sacher Film

Il cinema italiano è vivo ma privo di cura e attenzione

E vista la presenza del suo film in concorso a Cannes 76, insieme ad altri nomi illustri, è inevitabile domandare all’autore come si appresta ad affrontare questa nuova avventura e come percepisce la condizione attuale del cinema italiano:

«Come sto al momento? “Ottimo e abbondante” (Ride, NdR)! Vado a Cannes consapevole che il film è molto atteso anche lì, e nonostante dei cambiamenti legati alle scelte estetiche della locandina, per quanto riguarda il titolo – leggermente diverso – è comunque un po’ sarcastico esattamente come quello italiano: “Verso un avvenire radioso” è la sua traduzione e ricalca un vecchio slogan della sinistra francese. L’uscita è fissata per fine giugno, visto che in Francia non c’è il tabù legato all’uscita estiva come qui da noi, in Italia; inoltre, Cannes è sempre un’esperienza unica. Già è sempre bello quando c’è una platea che ride e si commuove… figuriamoci se quest’ultima è proprio quella della Croisette!

Hanno detto che questo sarà l’anno del cinema italiano a Cannes? Partiamo da un presupposto: i nostri film sono sempre lì e, al di là, dell’offerta, vorrei spostare l’attenzione su un altro aspetto. Oggi in sala arrivano tanti film d’autore, o d’essai; però un tempo il pubblico veniva preparato e le opere approdavano in sala coccolate e ben “confezionate”, pronte ad uscire al momento giusto e con le dovute attenzioni. Oggi i film vengono gettati allo sbaraglio e il pubblico stesso, fin troppo spesso, non capisce cosa sta uscendo o quale sia l’offerta; negli ultimi tempi tanti prodotti audiovisivi sono stati buttati a casaccio, ed è un aspetto non bello per il cinema italiano che è vivo, ha tanti giovani registi – giovani sotto i 65 anni, eh – molto bravi e poi ci sono i soliti grandi autori come Amelio, Bellocchio etc. Il discorso è sempre lo stesso: il cinema italiano è vivo, ricco di registi e film ma privo di una cura, di un’attenzione intorno ai risultati finali che vengono poi distribuiti. Ad esempio, se ci fate caso, c’è una totale mancanza di belle trasmissioni sul cinema in televisione, dimostrando quindi come manchi quella cura e quell’attenzione nei confronti dei registi, delle loro opere e anche del pubblico, che è comunque capace di sorprendere con le proprie scelte da spettatore.

Ci sono degli sprazzi di creatività nel nostro mercato audiovisivo odierno da parte dei registi; ciò che manca è una certa cura intorno al cinema inteso come fenomeno sia artistico che industriale. C’è un problema emerso con prepotenza negli ultimi anni: tanti film teoricamente commerciali – non solo d’autore, quindi – poi quando approdano nelle sale non si rivelano come dei successi. Dopo la pandemia, ad esempio, ho ripreso a coltivare il mio rapporto con il teatro: non sono mai andato così spesso a vedere degli spettacoli come in questo periodo; ora sono più curioso e coinvolto come spettatore e artista. E, da esercente, penso che sia necessario non tanto offrire al pubblico la famosa “esperienza” – che oggi si cerca disperatamente – ma programmare dei buoni film nei propri cinema».

Guarda il trailer ufficiale de Il sol dell’avvenire

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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