Imola, motori, gare di velocità e Luca Argentero: sono gli ingredienti di Motorvalley, nuova serie Netflix prodotta dalla Groenlandia di Matteo Rovere, che ha anche co-ideato la serie e diretto alcuni episodi. La prima stagione è stata presentata a Roma dagli stessi Argentero e Rovere insieme alle co-protagoniste, Giulia Michelini e Caterina Forza, alla sceneggiatrice Francesca Manieri e a Filippo Rizzello, responsabile creativo per le serie italiane di Netflix.
La serie è ambientata a Imola e segue le vicende di Arturo Benini (Argentero), un ex pilota ritiratosi dopo un incidente che viene ingaggiato da Elisa Dionisi (Michelini), proprietaria di una famosa scuderia ora in mano al fratello, a fare da mentore alla giovanissima pilota Blu (Forza), testa calda e con un’attrazione fatale per la velocità. Insieme, i tre formeranno una squadra che punterà a vincere il Campionato Italiano Gran Turismo.
Di nuovo tra i motori (e in Emilia-Romagna)
Con Motorvalley, Rovere torna nel mondo delle auto da corsa (e di nuovo in Emilia Romagna) a dieci anni da Veloce come il vento, che ha dato il via alla carriera di Matilda De Angelis: “Veloce come il vento è un film che mi è rimasto un po’ nella pelle. E la Romagna, che poi è la terra da cui proviene parte della mia famiglia, trovo che abbia delle caratteristiche uniche. Credo sia una specie di Hogwarts, una specie di Terra di Mezzo per chi scrive. Soprattutto per un Paese come il nostro, che spesso e volentieri tende un pochino a ripetere le stesse narrazioni pensando che siano le uniche che possiamo fare. Io invece voglio la possibilità di non rendere tutto simile”.
Da qui arriva “l’idea di potersi mettere al servizio di personaggi leggermente più estremi o che magari abitano delle terre non sempre esplorate. In questo Netflix ci ha dato una gran mano, perché per chi si vuole divertire servono gli strumenti per farlo. Questa è una serie in cui le automobili volano, le cose prendono fuoco, e speriamo di dare agli spettatori un momento della giornata dove poter riflettere, appassionarsi, emozionarsi, e soprattutto divertirsi”.

La velocità come motore emotivo
Per l’Italia Motorvalley è un esempio raro in ambito televisivo, non solo per l’ambientazione ma soprattutto per i numerosi elementi action, dove la velocità e l’adrenalina delle gare sono al centro della narrazione: “È chiaro che la velocità in una serie come questa è il motore delle emozioni e il motore delle istanze umane di questi personaggi, che hanno avuto un problema con la velocità e il loro rapporto con essa non è ancora pacificato”, spiega il regista.
“La serie parla di controllo, di che cosa significa andare forti e saper controllare quello che i piloti chiamano “il punto di curva”, cioè il momento in cui nelle curve si deve tirare al massimo, ma avendo la capacità di non perdere aderenza, di non uscire dalla pista. Poter calare chi guarda in un contesto adrenalinico, ritmato, che possa solleticare più sensi di quelli che abbiamo a disposizione, è un elemento legato al racconto. Io non sono tanto del parere che ci sia questa scissione fortissima tra scrittura e messa in scena. Per me è un viaggio armonico”.
Un personaggio diverso per Argentero
“Come tante storie di sport, è una storia di riscatto”, aggiunge Argentero. “Il mio personaggio parte sconfitto ma ha una possibilità per tirare su la testa grazie ad altri due personaggi, che hanno a loro volta qualcosa da risolvere, da riconquistare. Si forma quindi questo bellissimo triangolo, inedito e anche un po’ bizzarro, soprattutto all’inizio”. Punti di contatto con Veloce come il vento e il personaggio di Stefano Accorsi? Non secondo l’attore: “In Motorvalley non c’è tutta la parte della tossicodipendenza, che è una caratterizzazione fortissima del personaggio di Stefano. Io ho fatto un po’ di dieta, ma non quanto Stefano. Nel caso invece specifico del rapporto insegnante-allievo, Matteo era molto più interessato a Million Dollar Baby che non a Veloce come il vento, alla ritrosia nell’accettare il ruolo di mentore di quel film”.
Per Argentero si tratta inoltre di un netto distacco dal protagonista di Doc – Nelle tue mani, interpretato per tre stagioni: “È stato molto divertente interpretarlo. È un personaggio estremamente diverso da tutto quello che ho fatto fino ad oggi, non solo per l’ambientazione assolutamente inedita nel nostro Paese: io sono abituato a cose più “pulite” più consolatorie, e Arturo invece è un pochino più negativo, nonostante alla fine sia buono”. L’attore, tuttavia, non ha intenzione di liberarsi del camice molto presto: “Sto ancora girando la quarta stagione ed è un piacere enorme. Spero che non finisca mai questo affetto, spero che le persone ricordino sempre Doc”.
Seconde possibilità
Francesca Manieri, collaboratrice di lunga data di Matteo Rovere e di Groenlandia, ha poi svelato quello che l’ha portata a ideare la storia di Motorvalley: “Questi personaggi hanno qualcosa di eccessivo dentro che io quando ho scritto questa storia riconoscevo: ero al centro di un divorzio devastante, quindi mi sentivo completamente rotta, mi sentivo completamente bloccata. E questa storia l’ho scritta perché ero ferma, e invece ho cercato quella velocità, quella accelerazione che mi rimettesse in pista, senza dimenticare quella ferita. La scuderia della serie infatti si chiama SC17, e “SC” sta per “Second Chance”, perché non solo abbiamo tutti diritto a una seconda chance, ma ce la meritiamo”.

Un action più analogico
Rovere, infine, ha approfondito alcuni aspetti della realizzazione tecnica degli episodi, in particolare relativi alle scene di corsa: “Io credo fortemente negli aspetti analogici dell’action, mi sono sempre ispirato a registi europei più che a registi americani. Mi piace l’idea che l’action sia un elemento graffiato, realistico, sentire l’odore del motore e della benzina, delle gomme che stridono, e quindi potere il più possibile, anche con l’aiuto delle tecnologie più moderne, essere lì presenti, nei luoghi veri. In questo caso la Romagna, in particolare Imola, ci hanno aiutato tanto”.
“Abbiamo iscritto la nostra automobile al Campionato Italiano GT3, e grazie a questo abbiamo potuto prendere queste automobili e renderle effettivi personaggi, farle vivere una vita propria. Questo ci ha permesso di lavorare durante i weekend del campionato reale e di fare tutta una serie di riprese abbastanza uniche. In Italia, negli anni ‘70 e ‘80, è esistito un cinema di genere, e noi abbiamo raccolto l’eredità non solo di Veloce come il vento ma anche di tanto cinema italiano che anni fa funzionava e che ci ha divertito durante la nostra formazione. Per quanto riguarda un sequel? Speriamo”, conclude.
Motorvalley sarà disponibile su Netflix – per gli abbonati di tutto il mondo – dal 10 febbraio.


